Italo Calvino,”Il devoto di San Giuseppe” e “I dodici buoi”. Fiabe italiane trascritte in lingua dai vari dialetti. La redazione vi augura Buona Pasqua. Torneremo mercoledì 24 aprile

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Il devoto di San Giuseppe

(Verona)

C’era uno che era devoto di San Giuseppe e basta . A San Giuseppe diceva tutte le orazioni, a San Giuseppe accendeva il cero, per san Giuseppe faceva le elemosine, insomma non vedeva altro che san Giuseppe. Viene il giorno che muore e si presenta a San Pietro. San Pietro non voleva riceverlo, perché tutto quel che aveva fatto di buono nella vita era stato di pregare per San Giuseppe. Di buone azioni, niente; e il Signore, la Madonna e gli altri Santi, come se per lui non esistessero.
– Giacché sono venuto fin qua, – disse il devoto di san Giuseppe, – lasciate almeno che lo veda.
E San Pietro mandò a chiamare San Giuseppe. San Giuseppe venne e appena vide quel suo devoto, fece: – Ma bravo, sono proprio contento di averti con noi . Vieni, vieni dietro.
– Non posso; c’è quello là che non vuole.
– E perché ?
– Perchè dice che ho pregato solo voi, e non gli altri Santi.
– Ah, figuriamoci, cos’ importa vieni dietro lo stesso.
Ma San Pietro si ostinò che non lo voleva. Ne nacque un gran battibecco e alla fine San Giuseppe disse a San Pietro:
– Oh, insomma, o ci lasci entrare, o io mi prendo su mia moglie e il mio bambino e vado a impiantare il Paradiso da un’altra parte.
Sua moglie era la Madonna, il suo bambino era Nostro Signore. San Pietro pensò meglio di cedere e di lasciare entrare il devoto di San Giuseppe .

 

I dodici buoi

(Monferrato)

C’erano dodici fratelli che litigarono col padre tutti e dodici, e se ne andarono da casa. Si costruirono una casa nel bosco e vivevano facendo i falegnami. Ai genitori nacque una bambina e si consolarono con quella. La bambina crebbe senza aver mai conosciuto i dodici fratelli; ne aveva solo sentito parlare, e aveva una gran voglia di vederli. Una volta andò a lavarsi a una fonte e prima si tolse la collana di corallo e la posò su un ramo. Passò un corvo, prese la collana e volò via. La ragazza si mise a inseguire il corvo nel bosco, e trovò la casa dei fratelli. In casa non c’era nessuno e la sorella, fece cuocere i taglierini, li preparò nei piatti, e poi andò a nascondersi sotto un letto. Tornarono  i fratelli, trovarono i taglierini già cotti e apparecchiati e li mangiarono. Ma poi cominciarono ad aver paura che fosse uno scherzo delle streghe, perché il bosco di streghe ne era pieno. Uno dei dodici l’indomani stette di guardia e vide la ragazza saltar fuori da sotto un letto. Quando seppero che non era una strega ma la loro sorellina che non avevano mai conosciuta ancora, le fecero molte feste e vollero che restasse con loro. Ma le raccomandarono di non parlare con nessuno nel bosco, perché c’era pieno di streghe. La ragazza una sera si trovò senza fuoco e aveva da preparare la cena. Per far presto andò a domandare un po’ di fuoco a un casolare Il vicino. Nel casolare c’era una vecchia che le diede il fuoco con molta gentilezza, ma disse che in cambio l’indomani sarebbe venuta a succhiarle un po’ di sangue dal dito mignolo.
-Io non posso aprire la porta a nessuno, – disse la ragazza. – I miei fratelli non vogliono.
-Non c’è bisogno che apri la porta – disse la vecchia, – basta che, quando busso, infili il mignolo nella toppa della chiave, e io lo succhio.
Così la vecchia veniva ogni sera a succhiarle il sangue e la ragazza diventava sempre più pallida. I fratelli se ne accorsero e tanto le domandarono che confessò d’esser andata per fuoco da una strega e di doverla pagare col sangue. – Lascia fare a noi, – dissero i fratelli.
Venne la strega, bussò e siccome la ragazza non infilava il dito nella toppa, infilò lei la testa nella gattaiola. Uno dei fratelli era pronto con una scure e le troncò il capo di netto. Poi buttarono testa e corpo della strega in un burrone.
Un giorno la ragazza andando alla fontana incontrò un’altra vecchia, che vendeva  scodelle bianche.
-Non ho quattrini, – disse la ragazza.
E io te le regalo, – disse la vecchia.
Così i fratelli quando tornarono a casa assetati, trovarono dodici scodelle piene d’acqua. Si buttarono a bere e in quel momento furono trasformati in tanti buoi. Solo il dodicesimo, avendo poca sete, bevve appena un sorso e fu trasformato in un agnello. E la sorella si trovò sola con undici buoi e un agnello a cui dare da mangiare tutti i giorni. Accadde che un Principe che andava a caccia si smarrì nel bosco, capitò alla casa della ragazza e se ne innamorò. Le disse che voleva sposarla, ma lei rispose che doveva (pensare ai suoi fratelli buoi e non poteva lasciarli. Il Principe portò al palazzo lei con tutti i fratelli: la ragazza diventò la sua sposa principessa, e gli undici buoi e l’agnello furono messi in una stalla di marmo con mangiatoie d’oro. Ma le streghe del bosco non s’erano arrese. Un giorno la Principessa passeggiava sotto la pergola della vigna con suo fratello l’agnellino che portava sempre con sé, quando le si presentò una vecchia.
-Buona Principessa,me lo dai un grappolo d’uva?
-Si, buona vecchia, prenditi quello che vuoi, – disse la Principessa. –
Io non arrivo alla pergola, coglimelo tu, sii buona. –
Subito, – disse la Principessa e alzò la mano per cogliere un grappolo. –
Cogli quello là che è più maturo, – disse la vecchia e indicò un grappolo sopra la cisterna.
La Principessa per coglierlo salì sul muretto della cisterna: la vecchia le dette una spinta e la Principessa cadde giù. L’agnello cominciò a belare, a belare intorno alla cisterna, ma nessuno capiva cos’avesse da belare, e nessuno sentiva i lamenti della Principessa di laggiù in fondo. Intanto, la strega aveva preso la forma della Principessa e s’era messa a letto. Il Principe tornando a casa le disse: – Cos’hai che sei a letto? –
-Sto male, – disse la finta Principessa, – ho bisogno di mangiare un pezzo d’agnello. Sgozzami quello là che non finisce mai di gridare.
-Allora cosa mi raccontavi, prima? – fece il Principe.
-Dicevi che quell’agnello era tuo fratello, e ora te lo vuoi mangiare?
La strega l’aveva fatto il marrone! Restò lì senza sapere cosa dire. Il Principe cominciò a capire che c’era qualcosa di strano in aria. Andò in giardino e si mise a inseguire l’agnello che belava come un disperato. L’agnello andò vicino alla cisterna, e il Principe sentì la voce della moglie che chiamava.
-Che fai in fondo alla cisterna? – esclamò. – Non t’ho lasciato ora in letto?
-No, è da stamattina che sono quaggiù! M’ ha buttato una strega!
Il Principe fece subito tirar su la moglie. La strega fu presa e fu bruciata. Man mano che il fuoco bruciava una mano, una gamba un gomito, ecco che uno dei bui tornava uomo, e uno a uno tornarono uomini tutti anche l’ agnello, tutti forti e robusti che pareva una compagnia di giganti avesse invaso il castello. Furono tutti nominati principi e io son rimasto un povero meschino come prima.

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