ORFEO, Frammenti, a cura di Roberto Taioli

orfeoScriveva il nostro mai dimenticato Giorgio Colli che “Orfeo è la voce profonda della Grecia, da cui sorgono in parte, la religione, la poesia, la filosofia”. Colli attribuiva quindi all’orfismo uno strato ineludibile per comprendere la spiritualità greca in tutte le sfaccettature e i rivoli in cui si è immersa e convogliata. Ciò al di là che nulla o quasi di Orfeo, della sua vita e della sua leggenda, così come anche la sua dottrina ci è arrivata spezzata, ricapitolata o brevemente citata in altri autori. Ne parlarono Aristofane, Platone, Aristotele ed in epoca neoplatonica Procio, Damascio, Ermia che più frequentemente lo cita. Sono appunto gli scrittori neoplatonici che appaiono i più sensibili ed interessati al recupero di quella tradizione misterica; ciò in parte è dovuto alla scoperta nell’Italia meridionale e a Creta, intorno al IV e III secolo a.C. , di laminette auree ricche di testimonianze di quel culto, per lo più sotto forma di formulari o richiami teogonici e cosmogonici. Teogonia e cosmogonia furono infatti i principali ingredienti della dottrina orfica, l’impasto essenziale di quella stagione mai del tutto esauritosi nel logos greco, nonostante l’avvicendarsi di personaggi ed epoche differenti. Per cui davvero l’affermazione di Giorgio Colli la troviamo all’inizio e alla fine del cammino della coscienza greca come un lascito per l’eternità. L’esoterismo era la cifra linguistica dell’orfismo, lunga scia del pitagorismo.

“Quali sono dunque queste diadi? Anzitutto mi pare che Platone abbia chiamato voragini le due diadi non senza ragione, ma ben conoscendo la teologia di Orfeo, che chiama con questo nome la causa primaria di ogni movimento e di ogni progressione nelle cose intelligibili, denominata dai pitagorici diade intelligibile ed indeterminata. Etere lo generò Chronos che non invecchia, dall’eterno consiglio, e di qui e di là la grande voragine terribile”. (fr. 63).

“E infatti dice Orfeo: poi il grande Chronos fece del divino Etere l’uovo splendente. Il concetto di fabbricare coinvolge l’artificio, non la creazione l’artificio, a differenza della creazione, è una mescolanza di due elementi almeno, la materia e la forma, o cose simili”. (fr. 68).

“Poiché il numero dodici nasce dal numero perfetto tre e dal numero generatore quattro per unione, e comprende tutto il divino ordinamento degli dèi, e del tre e del quattro sono princìpi la monade e la diade, la monade sarebbe l’Etere, la diade il Caos, la triade l’uovo (è infatti il numero perfetto), la tetrade Fanes, come dice anche Orfeo: con quattro occhi guardano da una parte e dall’altra”. (fr. 74).

“Oltre a ciò, disse che questi sono stati generati dalla Notte e che rimangono in essa. C’è anche Urano al di sopra del cielo, e di tutti questi rimangono nella Notte: costei generò Gea e l’ampio Urano, li rese manifesti da nascosti che erano, ed essi sono sua prole”. (fr. 105).

“Da essi emana la seconda diade, Oceano e Tetis, e questa generazione avviene non per un convincimento generatore, né per un concorso di elementi separati, né per divisione, né per separazione (alcuni affermano queste cose, che sono in contrasto con l’essenza degli dèi), ma per una sola unione e intreccio indivisibile di forze. E’ c’è l’abitudine, da parte dei teologi di chiamare nozze questa unione, perché le nozze sono proprie di questo ordinamento, secondo quanto dice il teologo. Chiama prima fanciulla la Terra e le sue prime nozze la sua unione con Urano. Non avvengono infatti nozze per esseri che sono assolutamente uniti, per cui non esistono nozze di Fanes con la Notte, risultando essi intuitivamente, ma esistono per esseri che nell’unione mostrano la distinzione delle forze e delle energie. Pare dunque che ben si addicano le nozze a Urano e alla Terra, che rappresentano simbolicamente il nostro cielo e la nostra terra.” (fr. 109).

“E Urano, in Orfeo, vuole essere custode e guardiano di tutte le cose“. (fr. 110).

Roberto Taioli

 

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