Lo spazio pubblico fra laboratori e architetture a partire da Raymond Carver, di Michele Rossitti

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Se Firenze di Santa Maria del Fiore ritrova l’inflorescenza in Brunelleschi, allora l’arte visiva è area di indagine a alta ebollizione di libertà, si spera a costi contenuti. Spunti che in principio paiono sfide o esperimenti in vitro escono dalle provette dei neuroni e in futuro dovrebbero concludere i cantieri sorti nella mente. Il ritardo stilistico dell’architettura verso i percorsi visuali varia da pochi anni a un ventennio. Tempo fisiologico, data la lunga gestazione e gli investimenti onerosi dell’edilizia.
Arata Isozaki ha introdotto qualità scultoree ovunque possibile senza venir meno alla funzionalità degli edifici. Il Museo d’arte Gunma in Giappone s’ispira a Sol LeWitt e, banditi i surplus, abbatte le intransigenze per cercare ulteriori collaborazioni e compenetrare tutte le vie espressive. Il legame stretto con le aree pubbliche, dagli inscatolamenti di Christo alle anatomie in ferro di Richard Serra fino agli ambientali di Daniel Buren si instaura Land Art nella chiesa sull’acqua di Hokkaido, a opera di Tadao Ando. La talea succinta tra arte e architettura si concentra in Chiat a Venice, costruzione di Coosje Van Bruggen della seconda metà degli anni Ottanta, realizzata in California con Claes Oldenburg. Gli uffici sono inclusi dentro un binocolo con stazza di balena e l’arredamento urbano, cioè pensiline bus e cabine telefoniche, deriva dai padiglioni in vetro di Dan Graham. Rubate le premesse altrui, Alvaro Siza adatta le cubature su bianchi e grigi con enfasi sopra la verticalità delle linee e l’elenco procederebbe infinito.
Mentre il WPA statunitense promuove iniziative di edifici costituite da affluenze in apparenza inconciliabili e si dichiara anello congiuntivo per le esperienze autonome degli artisti, un discorso a parte richiede l’architettura ai tempi di Internet.Raymond

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Raymond Carver

Nel racconto di Raymond Carver Cattedrale, un nato cieco istruisce un vedente sulla progettazione di una basilica con ogni dettaglio e la sua supervisione è migliore di qualsiasi professionista. L’effetto del testo dà una piacevole vertigine alla Hitchcock perché tradire l’ortogonalità di normative inviolabili porta alla decostruzione: progetto e pensiero sono una serie di passaggi della logica e non asserzione definitiva. Dietro al cieco di Carver occhieggia Platone o Derrida? No, la cecità è l’emersione dell’innovativa modalità progettuale che installa programmi di conio umano dall’avanzata capacità di calcolo. La dote del protagonista permette lo sviluppo di superfici che si possono osservare, in fase di stesura, con una visione tridimensionale e di luogo simulato da sminuire il software Autodesk 3Ds Max.
Il paradosso, uscito quasi brevetto da una raccolta del 1984, senza processi alle intenzioni ha voluto che l’influenza degli strumenti minimali di un cieco portasse risparmio ai progettisti e alle industrie negli Anni Novanta grazie al cervello elettronico, “arte in bara” che finirà videoclip alla Biennale.
L’architettura e il design aiutato dal computer concepiscono prodotti di massa attraverso il CAD – CAM, per esempio le superfici tondeggianti delle automobili. I capogiri formali del passato vengono strappati agli artigiani che lavorano su modelli in scala uno a uno e seguono un procedimento più vicino all’attività degli scultori che alla perizia dell’architetto. Virtù o handicap è che l’utilizzo dei sistemi informatici prevede di solito la formazione di una squadra. Il singolo architetto è sostituito più spesso da gruppi di lavoro dove il singolo concorre a elaborare i dati e, all’evenienza, scambiarli ai colleghi in tempo reale via cavo o Wifi, anche tramite i social.
Gli architetti affrontano così il vecchio tema della catalogazione e conservazione dei beni culturali sotto nuove prospettive. Il Guggenheim di Wright, criticato perché incapace di dare degno ricovero ai capolavori, acquista legittimità per operazioni ardite e prima impensabili.
Il museo con sale lettura, cinema e caffè incorporati è domotica di benvenuto allo scandalo e diviene salotto per la diffusione della cultura divulgativa. Da santuario statico e sito dedicato alle Muse, tolta l’assonanza “mausoleo” “museo” si passa a consorzio vitale, crocevia per una società multi-religiosa e etnica. Spazi misti di culto laico riconfermano la parola greca “ecclesia”: posto di riunione dove ciascuno si riconosce identità di tutti. Questa Babele a rischio distruzione per l’accusa di abusivismo anti-monopolistico espande l’architettura dei musei con l’aumento di commissioni pubbliche; in contemporanea, la crescita dell’edilizia di settore dovrebbe accordarsi a esigenze ubicative prescelte per scavi e gettate. Nell’approvazione del piano regolatore le giunte comunali violano i sani precetti della cantieristica in materia di riorganizzazione urbana e sicurezza antisismica. La costruzione di strutture ex novo, il riadattamento dei contesti di archeologia industriale o gli ampliamenti di enti preesistenti è auspicabile avvenga nel rispetto degli edifici plurisecolari e dell’ambiente, oltre che del codice degli appalti proprio per rendere più fruibili le neo cattedrali.

Michele Rossitti

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