La Magna Grecia: Metaponto e le Tavole Palatine

metaponto

Metaponto, Teatro greco

Metaponto è una frazione del comune di Bernalda, in provincia di Matera, situata sul golfo di Taranto. E’ uno dei più interessanti centri archeologici della Magna Grecia. Fiorente colonia achea dell’VIII sec. a. C. si alleò con Sibari e Crotone, partecipò alla distruzione di Siri e offrì asilo a Pitagora. Fu saccheggiata più volte dai lucani, favorì Atene durante la spedizione in Sicilia e subì la dominazione di Taranto. Dopo la guerra di Pirro apparve alleata di Roma; durante la seconda guerra punica passò dalla parte di Annibale; riconcquistata dai romani, divenne città federata. Fu ancora saccheggiata da Spartaco, poi decadde e fu distrutta. Tra gli edifici rimessi in luce, il tempio dorico, detto delle Tavole Palatine, della fine del VI sec. a. C. , un santuario di Apollo e un teatro. Il santuario extraurbano metapontino noto appunto come Tavole Palatine è uno degli esempi più famosi di costruzione templare  dorica dell’arcaismo maturo (terzo quarto del VI sec. a.C.). Dedicato alla dea Hera è dotato di una peristasi di 6×12 colonne. Era integrato da enormi terrecotte architettoniche policrome, con sima “a baldacchino” sui lati lunghi decorata da protomi leonine tra un antemio di palmette.

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Tavole Palatine

 

 

 

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2 commenti
  1. Parlare di Metaponto significa, per le popolazioni dell’area del bacino della Salandrella-Cavome, parlare degli intensi rapporti che essi hanno avuto con la loro cultura e delle reciproche contaminazioni. Testimonianze la presenza nella chora tra il Cavone e il Bradano di circa trecento fattorie greche, numerosi reperti messi in luce dagli scavi archeologici:
    La località del santuario di Garaguso, in contrada Filera, ove è stato rinvenuto l’ex voto tempietto di marmo con la dea, ha restituito anche un corredo funebre di avanzato V secolo “così conforme allo standard rituale greco da far sospettare che la defunta fosse nativa di quella stessa città”. I corredi funebri ci offrono un’ampia documentazione del modello cerimoniale greco: oggetti d’ uso reale, fra cui appaiono prevalenti i servizi da cucina (per la cottura delle carni) e da mensa, segnalano in maniera inequivocabile l’adozione della prassi conviviale, in cui il vino svolgeva un ruolo di rilievo quale bevanda socializzante.
    A Tempa San Nicola sono state rinvenute ceramiche geometriche e coppe di produzione metapontine , nelle contrade di Altieri e Autera, frequentate dal VI al IV secolo a. C., grandi stipe votive che attestano il culto per una divinità (Demetra?). Nelle località di San Mauro è stato individuato a Timponi un insediamento dell’VIII secolo a. C., in località Padula una necropoli lucana del IV secolo a. C., a Priati, probabile luogo di culto, è stata rinvenuta la Piramide fittile con dedica ad Heracles (ora nel Museo di Napoli); questa stessa area ha offerto testimonianze di una villa romana. Importanti reperti sono stati rinvenuti nel territorio di Oliveto e di Calciano. Ad Accettura anche nella zona di Caruso, San Giovanni.
    Tutte queste testimonianze e siti archeologici dimostrano la rilevante funzione del bacino Cavone -Salandrella sia al tempo dei micenei ( con l’approdo di Termitito) sia con i coloni greci e di Metaponto in particolare: Tempa Cortaglia, Monte Croccia, Garaguso, punti strategici e nodi viari, rappresentavano, sul versante ionico del retroterra metapontino, un baluardo di grande importanza; un sistema difensivo e di controllo del territorio, costituito dalla federazione delle altre città enotrio-lucane quali Serra di Vaglio, Serra del Cedro, ma i rapporti tra le due etnie sono continuati nel tempo. Hanno certamente avuto fasi alterne di intese e di contrasti, che sfociavano anche in vere e proprie guerre di conquista, ma reciproci interessi comunque li portavano a intessere relazioni e interscambi economici e culturali: i Greci avevano la necessità di garantire libera circolazione e sicurezza delle vie di comunicazione tra le due sponde e le aree centro-settentrionali della penisola; gli Italici da parte loro, agli interessi di natura economica, univano le aspirazioni a modelli culturali più evoluti. Si pervenne, alla fine, attraverso contaminazioni ed assimilazioni tra le due culture, alla costruzione di una società complessa ed originale, di cui assume particolare significato quello della dimensione cerimoniale, espressione di un costume in cui si conciliano gli aspetti materiali e quelli di carattere spirituale. Altri indizi di acculturazione e di strutture unitarie di tipo gentilizio sono stati individuati a Braida e nel Melfese. Sono stati messi in luce, tra l’altro, scudi argivi di oplita e bardatura di cavalli da parata, schinieri ed elmi di tipo corinzio di particolare valore. Per le donne sono venute alla luce grandi parures di monili, sovrabbondante complessità delle acconciature e delle vesti, ricoperte di metallo, osso e ambra; una quantità e qualità di gioielli (in cui probabilmente è da ravvisarsi la frazione più strettamente personale dei beni dotali) che rivelano “la particolare forma assunta dall’esibizione della ricchezza, certo legata a tradizioni locali di Prima Età del Ferro, ma che risente anche di costumi di matrice greco-orientale”.
    (Bottini – Bompiani 1996 – In Basileis -Electra 1995)

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