“Alla nuova luna” di Salvatore Quasimodo e una lettera tratta da “Le lettere d’amore di Quasimodo”, Edizioni Apollinaire – 1969

salvatore_quasimodo_1953

Il 10 ottobre del 1957 i sovietici lanciarono in orbita il primo satellite artificiale Sputnik I. In occasione di tale lancio, Salvatore Quasimodo, condividendo l’entusiasmo generale per la scienza e il progresso scientifico, salutò il “nuovo” satellite con la poesia Alla nuova luna apparsa sull‘Unità. Come il poeta stesso tenne a precisare la lirica non voleva celebrare il satellite in sé, ma “quella nuova luna creata dal genio degli uomini, con l’aiuto di Dio“. Fa parte della quarta sezione Domande e risposte della silloge La terra impareggiabile pubblicata nel 1958.

 

Alla nuova luna

In principio Dio creò il cielo
e la terra, poi nel suo giorno
esatto mise i luminari nel cielo
e al settimo giorno si riposò.

Dopo miliardi di anni l’uomo,
fatto a sua immagine e somiglianza,
senza mai riposare, con la sua
intelligenza laica,
senza timore, nel cielo sereno
d’una notte di ottobre,
mise altri luminari uguali
a quelli che giravano
dalla creazione del mondo. Amen.

*

Milano
26.VII.36

Amore,
ho la tua lettera luminosa che mi ha aperto una grande giornata. Sono contento, e sono tornato per più ore a quella mia poesia che ancora non riesco a esprimere; eccoti alcuni versi che parlano di te e ricordano la tua vena azzurra sulla tempia destra. Qualcosa sarà mutato; ma non importa:

Nel vento lunare dei cedri,
al segno d’oro udimmo il Leone
entrare nell’alta geometria.

Fu ventura l’urlo terreno.
Svelata è la vena di corolla
sulla tempia che declina al sonno
e la tua voce orfica e marina.

Come il sale dall’acque
io esco dal mio cuore,
o beata. Perisce esigua l’invenzione dei sogni

Questo brano di lettera mi appare ora come una pagina della “Vita nova”. Ma io volevo farti udire un suono che, spero, ti sarà caro per sempre. E quando sarà compiuta questa lirica (vorrei che fosse delle mie migliori) ti tenterà i piedi d’oro: e per quando difficile ed ermetico per gli altri si chiarirà col tempo. Il mio impegno dinanzi all’arte è altissimo e non posso concedere nulla: né una sillaba né un ritmo che aiuti all’analisi: ora, poi, mi basta che il tuo cuore sappia ascoltare. Solo. Volevo dirti anche che la tua lettera è bellissima: non solo per quello che mi dici, ma anche formalmente. Nel senso più preciso che do a questa parola. Queste tue pagine sono preziose come è “prezioso” il colore del tuo corpo. Certamente faremo girare dei films da Cantore. Così potrai vederti nel movimento e ti “amerai” divina e aerea, come io ti amo. Ma ora mi manderai quelle fotografie che la Lisel ha fermato nel Giardino di Caldè. Io ti dò tre giorni da scegliere per vederci nella prossima settimana alla stazione che segue quella di Caldè, o a Stresa (se ti sarà possibile); e cioè: giovedì venerdì-sabato). Tu avrai questa lettera domani e dovresti rispondermi, al più tardi, martedì. Scrivimi chiaro il nome della stazione dove mi aspetterai, e precisami l’ora. Va bene? Pensa con calma io andrò tutti i giorni alla Posta. Prepara “bene” il terreno per questa tua assenza. Ora, Pucci cara, torna al sole a dorarti e a bruciare la tristezza. Così distesa all’aria lacustre mi penso, sotto il tuo seno sinistro a bruciare profondamente il cuore.

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