Premio letterario l’albero di rose prima edizione: vincitori e segnalati. Sezione racconto breve inedito, primo classificato: Pierfrancesco Stella, “Selva d’antropofaggi”.

albero-faccia              el grito detalle 1

Selva d’antropofaggi

Rassegnata: l’efficiente polizia austriaca aveva infine archiviato,
Verschwunden – Scomparso.

Avevi seguito i riti della domenica: la sveglia un po’ più tardi scansando l’orario feriale, calme consuetudini da week-end e il turno di pulizia che ti toccava rispettare. Il pranzo tardivo ma curato, seguito da un caffè lento e tiepido. Poi avevi presa la bici per sorpassare il Reno e andare in quella Svizzera che ogni mattina salutavi dalla finestra della colazione. Sulla salita asfaltata, con quel rottame che di nuovo andava: l’avevi sistemato giorni prima e discretamente assicurato al palo della segnaletica per proseguire a piedi, a trovare l’unico autunno che volevi incontrare. Da lì sola cosa di te rimasta e sapientemente archiviata: dieci scontrini usati, appuntati sul retro a matita, slavati e rattrappiti.

Lustenau, 01. November 2015
Umschreibung der einzigen Zeugnisse des Falls “A6890„ – in Mitarbeit mit der Kantonspolizei St.Gallen (CH)*

Nella faggeta perdi il filo: ovunque é sentiero di foglie e i luoghi sono magici, bianchi o neri cambiano nel modo in cui li vedi

(2) Ti é subito chiaro OGNI gesto umano. Qualunque salto sospinto nel soffice manto ti può essere traditore

(3) Ogni artifizio insidia una trappola d’incantesimo viscerale

(4) Cercare soccorso alpino? Inutilmente il cellulare:
    1) era rimasto attaccato alla presa di casa
    2) non avrebbe comunque trovato campo
Anche la luce di una malga, vista all’andata e guardata da un cane, ora non rispondeva né notava la tua presenza, così ogni altra forma di vita

(5) L’oscurità ormai calata – e lo sapevi – non era stata tua attenzione. A tentoni nel bosco non puoi, sarebbe suicidio. Affini la vista o aspetti il buio, tanto la tua ragione si è persa, in balìa dei suoi mostri. Meglio vegliare l’alba, una notte da pecora a una morte da leone

(6) Lo spazio di un rito a consumarsi ancora coglie il tuo affannoso istinto: così la natura nella sua fatale accidentalità, a cadenza regolare tronchi stecchi e foglie non ce li può aver messi; respiri odore di streghe e caligini lontane, senti neri profondi e persi nei solchi del tempo, scorre il sapore di ferro nel sangue d’altri riti

(7) D’un tratto svaniscono anche gli scritti, come i campanacci dei pascoli e i rumori dell’autostrada. Sei solo con un remoto passato e ogni suono della foresta é codice nemico… non resta che temere per la propria persona ai sensi e gli effetti della legge del più forte

(8) I faggi cominciano ad ardere dalle radici – te l’aveva detto tuo papà, citando Dante al ginnasio: ma ci avevi fatto poco caso – e i funghi iniziano ad assalire le foglie. Il buio ti getta in una fossa ancora più ovattata, ti pizzichi per svegliarti, ma già ci sei, e sveglio. Preghi: solo di perdere i sensi, per non sentire il dolore della paura, quell’illusione di evadere la morsa d’incubo. Suoni dal silenzio intorno, e voci nella testa si fanno ancora più assordanti e incomprensibili che non ne decifri più il senso

(9) Ogni passo può fagocitarti al centro umido e ignoto della montagna. Un sortilegio ti ha capovolto il mondo attorno: i pini sono braccia che stendono un manto oscuro a coprirti ogni speranza prima di cadere nella voragine che apre la via a nuovi spiriti. Escono, ti fissano e scappano a razziare i sogni di chi sereno dorme

(ultima) Non trovi la strada, non intendi dialettica, capisci solo il tatto d’ogni scorza ed il lamento di luce spenta dal crepuscolo.Ogni ramo rotto fra le foglie ti affonda e ogni radice affiora in uno strapiombo, stai montando panico per la tua danza macabra e già l’adrenalina conficca in terra il tuo sudore gelato, come un uncino

Cosa accadde invero, tu solo sai, ma raccontare non puoi; gli alberi ricordano nella corteccia dei segni d’altri e negli umori la propria linfa. Correndo incauto a cercar salute svanisti nel perderti, divenne muto il tuo ansimare e la voglia di urlare incise il tuo ritratto per sempre in selva, fino a perdere ogni umano sentire. Legato al ventre della terra, fra i capelli un lieve vento ti si fece denso, l’orizzonte virò rosso oltre monti lontani, scomparvero fiato e sete, evaporò la fuga nell’urlo che mai fu: solo un fruscio di fronde, più lontano e profondo. Lento il tempo intarsia ora la sua storia nelle tue rughe invecchiate dal sole. Gioca attorno alla tua rivoluzione che è fluire, di nuove fate fra le tue spoglie, dell’ombra e la pace che porta dove tu rinascesti: verde linfa alle foglie dalle radici in cielo
ovunquesseresentire
_breathe…
_…

Pierfrancesco Stella

__________________________

* Lustenau, 1 Novembre 2015
Trascrizione delle uniche testimonianze del caso “A6890„ – in collaborazione con la Polizia Cantonale di San Gallo (CH)

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...