Maria Grazia Ferraris, “Storie fantastiche”, Edizioni ETS – 2015, letto da Roberto Taioli

AAA IMMALa dislocazione temporale pare appartenere al mondo poetico e letterario di Maria Grazia Ferraris, che raccoglie in questo volume quattro racconti estremamente  delicati e apparentemente autonomi.  In realtà il libro traluce una precisa geometria,  in quanto incardina al centro due temi mitologici (Cassandra, Ulisse a Telemaco) affiancati  in apertura ed in  chiusura da due testi di sapore storico (Titivillus, “Il tentatore dei copisti” e Una storia d’antan). Mito e storia infatti , per quanto diversi, non sono estranei, si toccano e si incastrano, come in un rapporto di filiazione. Entrambi sono come delle sorgenti e delle polle alle quali l’uomo orizzontale d’oggi ha bisogno di attingere, essendogli forse per sempre  andata perduta la dimensione della profondità.

Forse per questo, per questa sottesa necessità di scavare e cercare, Maria Grazia Ferraris sceglie la dimensione narrativa del passato, con una ricerca cronologica in cui i paesaggi lievi delle Prealpi lombarde a lei cari, sono quelli dipinti da un altro tempo, prima della devastazione. Questi tempi della memoria, entro i quali non è difficile rintracciare i timbri più profondi  dell’autrice, sono  riposti ma non perduti, così come il racconto mitologico insegna ancora molto all’uomo d’oggi, una volta messo a fuoco il suo nucleo attivo. Inoltre la prosa lieve e classica  di Maria Grazia Ferraris contrasta con un l’uso arrogante ed invasivo della scrittura che sta oggi prendendo piede, destinata a scivolare via, a non far presa a lungo nel lettore.  Tutti i personaggi evocati dall’autrice, siano essi famosi eroi del mito antico o sconosciuti attori del tempo storico, sono sempre in ricerca, vivono un’inquietudine tragica, una dimensione morale. C’è un Sollen, un dovere da compiere, una missione da portare a termine. Ciò è evidente nelle figure omeriche riprese e fatte riemergere, ma anche in qualche modo negli altri volti dei racconti di apertura e chiusura. Le peripezie degli uni  e degli altri agglutinano le pagine in un unico sapore, in un solo libro. Si avverte di leggere un’unica storia, pur se scandita in ere diverse e assaporare un unico sfondo. Il tempo è  ciclico, stratificato. Nasconde e svela, e poi di nuovo  s’insabbia. Ci vuole la pazienza di attendere  i risvegli ed occorre  tener pronta la sonda della scrittura capace di raccoglierli. Di questa arte del raccogliere Maria Grazia Ferraris ci dà nelle sue pagine un efficace esempio.  La memoria non basta se non travasa anche nelle cose di oggi e non ci parla nell’hic et nunc.

Sono inoltre interessanti le variazioni sul mito che Maria Grazia Ferraris talora opera, come nei riguardi di Ulisse,  raffigurato  stanco  e  logoro,  diverso dalla potente rappresentazione omerica. O di Penelope “pazza vecchia regina logorata dall’attesa (p. 25) e della stessa isola di Itaca lasciata lussureggiante e nobile ed ora ritrovata inselvatichita ed inospitale.

Roberto Taioli

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...