Giuseppe Limone, “La catastrofe come orizzonte del valore”, Monduzzi Editore – 2014, letto da Dante Maffia

2-web18-860x450_cSoltanto una mente sottile e raffinata di filosofo poeta, come Giuseppe Limone, poteva entrare con cognizione e con perspicacia in un argomento così delicato che appena lo si tocca sembra cangiarsi e prendere connotazioni imprendibili, coloriture impensate. Ma Limone resta all’argomento con logica stringata, con ragionamenti che non cedono mai all’ambiguità, anche se parlando di “orizzonte del valore” la tentazione sarebbe a portata di mano per scivolare in congetture o in irrilevanti sfumature. Siamo  tutti convinti, e non per superficialità, ma per abitudine, che i valori siano una libera scelta, ma non si sono fatti i conti con il “noncognitivismo etico”, a cui si contrappone il “cognitivismo etico”… una serie interminabile di rimandi, di specificazioni che per un letterato diventano difficoltà concrete, anche perché le tesi di Limone tengono sempre in conto non solo la filosofia, ma il diritto, la sociologia, la politica e quindi sono tenute sul filo di una complessità che diventa analisi del mondo attuale, prospettiva di una evoluzione in atto che coinvolge tutte le discipline e fa intravedere la possibilità di un varco oltre il quale si potrebbe uscire dal caos e dall’intransigenza. Ma queste sono anche percezioni di me lettore preoccupato di comprendere il nesso che intercorre tra analisi delle strutture filosofiche e poesia intesa anche come utopia, risorsa per uscire dall’impatto delle formule. Mi pare che Giuseppe Limone dia la possibilità al lettore di farsi seguire ma anche di interloquire, in modo che tutto si sciolga in un dialogo proficuo e non in astrazioni, seppure belle e affascinanti, non in teorie. Impossibile in una pagina condensare il mondo infinito che Limone ha calato negli scritti, a cominciare dalle tre figure iniziali, Jean-Jacques Rousseau, Antonio Rosmini e Simone Weil, dico soltanto che ogni pagina offre una serie di fermenti su cui riflettere e su cui esercitare un inserimento personale che funga da arco verso la conoscenza. Com’era prevedibile, troviamo anche un paragrafo su “Il pensiero fra meditazione e poesia” in cui si parla di Alessandro Manzoni. Libro dunque complesso e articolato su più piani, dietro il quale mi è parso di intravedere un Giuseppe Limone teso a scandagliare il senso della vita di sempre, ma soprattutto di oggi, alla luce di scritti che sono riusciti a fare breccia oltre la temporalità. Merito, oltre che del filosofo, anche del poeta Limone che nonostante sia impegnato in studi di filosofia della politica e del diritto è capace di prendere in considerazione i processi che stanno per così dire dietro i fatti e dietro le ragioni, e senza servirsi di nessuna dialettica assurda o oscura, ma centrando le argomentazioni come un tiratore scelto. “Di questa percezione della catastrofe come orizzonte del valore possono cogliersi nel tempo moderno notevoli tracce, non sempre percepite come tali, di cui in questo itinerario si presentano alcune figure. Figure da intendere come luoghi della crisi. Là dove cresce il pericolo, cresce anche ciò che salva”.

Dante Maffia

 

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