Paolo Carlucci, “Il mare delle nuvole” Edizioni Tracce – 2014, letto da Dante Maffia

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I SOGNI DELLE TUE SCARPE CHIUSE

Sarà luce d’inverno il tuo passo
nella città che fuliggina il tram dell’alba,
andando a lavorare.

Tra scheletri di lampioni la farina
della neve, distesa indifferenza, desta
i sogni delle tue scarpe chiuse stringhe
nel vento di un lavoro straordinario: ha
pianto felicità il cielo, tuta blu che ha famiglia,
le nuvole, gli uccelli ….

Nel cantiere lo sciopero ha lasciato le pale
a guardare le stelle, orda d’amore,
sorelle, precarie, oro non pagato della notte,
la giornata dorme con un occhio solo, tra gatti in amore,
rossa una nevicata di libertà. Io lavoro domani!

L’esperienza di Paolo Carlucci è ormai lunga e perciò ha fatto bene Plinio Perilli, nella sua ampia e circostanziata prefazione, a storicizzare il poeta, individuarne le scaturigini e la formazione, farci intendere la portata di una presenza ormai importante non solo nel panorama della poesia a Roma. Il mare delle nuvole raccoglie la produzione che va dal 2005 al 2014 e ci mostra la forza di una poesia  che ha saputo fare tesoro dei classici distillandone l’essenza e veicolandola con tensioni nuove, con innesti al contemporaneo. Da qui quel passo deciso di Carlucci, quel timbro chiaro e comprensibile, quel sapere affrontare argomenti delicati. Paolo Carlucci è lirico però fortemente attaccato alla realtà del quotidiano, è metafisico capace di saper decifrare il senso recondito delle atmosfere, è “modernista oraziano” e convinto neoclassico, ma non imitatore o pedissequo allievo della civiltà poetica passata. Egli riesce a rinverdire la lezione dei grandi e a succhiarne il miele per poi affermare il suo canto e la sua voce. Molto ben riuscite le composizioni, per esempio, che nascono dalle suggestioni dei pittori o dal paesaggio o dai poeti (Campana, Lorca, Blok, Esenin, Whitman, Pasolini) e molto ben riusciti i versi che fanno sentire l’indignazione del poeta quando affronta tematiche “civili”. Insomma, non manca nessuna nota alla sua tastiera e Carlucci ne sa fare un uso appropriato senza scadere mai nei toni comiziali o nella retorica. Un poeta, finalmente, che dà prova di avere grande cognizione della letteratura e della “tecnicalità”, come piaceva dire a Giovanni Giudici, un poeta che ha un mondo da offrire e lo fa con voce piena e grande forza espressiva.

Dante Maffia

 

CARTOLINA DA AUSCHWITZ

Mani
spinate dita
d’Amore semita
tra i fili dell’odio
chiodate.

Vetri di sangue
Vetri di pianto
Vetri nel vento.

Così a volte
dall’inferno di Auschwitz
arrivano cartoline
notturni di pietà
tra le note di Chopin.

Paolo Carlucci

 

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