Rispolverare i classici: due poesie di Paul Verlaine

PaulVerlaine_NewBioImagePaul Verlaine nacque nel 1844 a Metz. Compì regolarmente gli studi classici, a 18 anni conseguì il baccellierato e assunse l’impiego di expéditionnaire nell’amministrazione municipale di Parigi. In questo periodo venne in contatto con il mondo letterario dei parnassiani che vantava tra  i suoi maestri Gautier, Thèodore de Banville, Leconte de Lisle. Nel 1866 pubblicò il suo primo volumetto di poesie , Poèmes saturniens. Si rivelavano, intanto, alcuni dei lati caratteristici della sua personalità: l’alcol, la vita disordinata, l’omosessualità. Spinto dalla madre, nel 1870, sposò la giovanissima Mathilde Mauté da cui ebbe un figlio, ma contemporaneamente apparve la figura di Rimbaud che travolse ulteriormente il suo già delicato ordine esistenziale. Iniziò una vita di vagabondaggi con l’amico poeta, in Inghilterra, in Belgio, che si concluse nel 1873 a Bruxelles quando Verlaine, in un eccesso di gelosia, ferì Rimbaud con due colpi di pistola. Scontò due anni di prigione nel carcere di Mons. Abbandonato dalla moglie, sorretto dalla madre,  uscito dal carcere, insegnò per due anni in Inghilterra e per altri due a Rethel dove intessé una relazione con un allievo, Lucien Létinois. Nel 1874 pubblicò la silloge Romances sans paroles e scriveva le poesie che sarebbero state raccolte, nel 1881, in Sagesse. Trascorse i suoi ultimi anni tra caffè, ospedali e prigioni. Venerato dai giovani come un caposcuola, morì a Parigi su un letto d’albergo nel 1896. La consapevolezza di una negativa fatalità e l’abbandono a stati d’animo malinconici sono le caratteristiche del primo Verlaine. Il travaglio interiore lo portò alla riscoperta di Dio, riscoperta che ispirò le raccolte SagesseAmour. L’esaltazione sensuale la ritroviamo nella raccolta  del 1893 Elègies.

 

CHANSON D’AUTOMNE

Les sanglots longs
Des violons
De l’automne

Blessent mon coeur
D’une langueur
Monotone.

Tout suffocant
Et blême, quand
Sonne l’heure,
Je me souviens
Des jours anciens
Et je pleure;

Et je m’en vais
Au vent mauvais
Qui m’emporte
Deçà, delà,
Pareil à la
Feuille morte.

 

CANZONE D’AUTUNNO

I lunghi singhiozzi
dei violini
d’autunno

Picchiano il mio cuore
con languore
monotono.

Tutto soffocante
e stinto, quando
suona l’ora.
Io ricordo
gli antichi giorni
e piango;

e mi avvio
nel vento ingrato
che mi porta
di qua e di là
come foglia
morta.

 

LES COQUILLAGES

Chaque coquillage incrusté
Dans la grotte où nous nous aimâmes
A sa particularité.

L’un a la pourpre de nos âmes
Dérobée au sang de nos coeurs
Quand je brûle et que tu t’enflammes ;

Cet autre affecte tes langueurs
Et tes pâleurs alors que, lasse,
Tu m’en veux de mes yeux moqueurs ;

Celui-ci contrefait la grâce
De ton oreille, et celui-là
Ta nuque rose, courte et grasse ;

Mais un, entre autres, me troubla.

 

LE CONCHIGLIE

Ogni conchiglia smaltata
nella grotta dove noi ci amammo
ha una sua particolarità.

Una ha la veste della nostra anima
rubata al sangue dei nostri cuori
quando io ardo e tu divampi;

l’altra mostra i tuoi languori
e i tuoi biancori quando, stanca
ti arrabbi ai miei occhi taglienti;

questa ricalca la grazia
del tuo orecchio, e quella
la nuca rosa, scarsa e grassa.

Ma una, fra tutte, mi ha sconvolto.

(traduzione di Luciano Nota)

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