Il cristallino talento degli U2: “Songs of Innocence”, di Fabio Lacovara

1035x1035-large1-300x300I quattro rocker di Dublino sono tornati a comporre grandi canzoni. D’altronde il penultimo album della band, l’avvolgente ed etereo “No Line on the Horizon” (2009) ne aveva già segnato un gran ritorno di classe sulla ribalta musicale dopo i deludenti “How to Dismantle an Atomic Bomb” (2004) e “All That You Can’t Leave Behind” (2000) per non parlare della poco riuscita sperimentazione elettronica di “Pop” (1997). “Songs of Innocence” è un lavoro fortemente introspettivo (in tal senso “ The Troubles” è di una bellezza struggente) e conferma ciò che lo stesso Bono Vox aveva dichiarato durante il lancio pubblicitario dell’album. Oltre a ciò gli U2 ritrovano il loro più tipico marchio di fabbrica, quello che ci aveva tanto emozionato in album del calibro di “The Joshua Tree” e  “Achtung Baby” i due lavori più perfetti e compiuti del supergruppo irlandese. Un ritorno alle loro radici più vere lo riscontriamo in “Iris“, “Every Breaking Wave” e “Cedarwood Road“. Ma Bono & Co., avendo dalla loro una classe compositiva unica e ben distinguibile, hanno avuto anche il merito di sperimentare sonorità non proprio loro ed amalgamarle bene con il resto delle songs: mi riferisco al personale omaggio a Joey Ramone (cantante e leader dello storico gruppo Punk americano “Ramones” morto nel 2001 mentre ascoltava proprio una canzone degli U2) in “The Miracle” e di “Raised by Wolves” brano che presenta inserti di synth (affidati al fido maestro Flood) molto interessanti e una cattiveria quasi hard rock. Se è vero che il vino migliora con il tempo, probabilmente questa verità la possiamo applicare anche alla band irlandese alla luce delle loro due ultime meravigliose produzioni musicali ; e non credo di proferire un’eresia nell’affermare che non solo la voce di Bono è ulteriormente migliorata (se possibile!) nella sua unicità tonale, ma lo stesso è successo alla alchimia dei quattro componenti del gruppo. In questo periodo di incertezza musicale, soprattutto se consideriamo il genere rock in sé, abbiamo bisogno del ritorno di una band di cristallino talento quali gli U2.

Fabio Lacovara

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The Troubles

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3 commenti
  1. Assolutamente d’accordo con Fabio Lacovara: gli U2 – a dispetto di una certa moda denigratoria che li vuole ormai finiti che che si accanisce a smontare il carisma indubitabile di Bono – sono tornati a dare il meglio di sé; il che significa il meglio della musica rock contemporanea (essa sì da tempo in crisi, dopo i fasti degli anni ’70/’80). I quattro “dubliners” ci sono riusciti isolandosi da ogni rumore di fondo e concentrandosi sulla propria essenza di uomini e artisti. Praticamente hanno riscritto “Boy”, il disco d’esordio, 34 anni dopo: con la diversa maturità, of course, ma ritrovando la stessa selvaggia e spontanea irruenza, e una rinnovata capacità di dare tutto, senza fronzoli, senza riserve, senza cazzate. “Songs of Innocence” è un grande disco, e infatti migliora ad ogni ascolto: c’è il sound inconfondibile che li ha resi unici, c’è la voce di Bono ispirata ai suoi migliori livelli di esecuzione, c’è l’assemblaggio perfetto di canzoni che tra loro non restano scollate (come accadeva in “Pop” e soprattutto in “All that You can’t leave”) ma che invece si integrano come facce dello stesso prisma (quasi un “concept album”), e c’è, infine, la “radura luminosa” di un nuovo, ennesimo INIZIO (come accadde con “Unforgettable fire” nel 1984, o con “Achtung Baby” nel 1991). Gli U2 hanno sempre avuto il coraggio di rimettersi in gioco, cercando ogni volta nuove strade, le più scomode, senza adagiarsi sugli allori. Ma per capire la loro grandezza senza pregiudizi, occorre averli ascoltati dal vivo! Chi ha assistito almeno una volta all’esecuzione della meravigliosa, ipnotica, sciamanica “Bad” può comprendere appieno ciò che scrive Eamon Dunphy, in un libro dedicato al loro “fuoco indimenticabile”: «Sentire un gruppo rock suonare così fa capire fino in fondo perché un uomo può arrivare a piangere quando si trova di fronte alla bellezza».

  2. Mosso da questo bell’articolo, ho tentato, una volta ancora, di riavvicinarmi agli U2 dopo che ogni tentativo era andato deluso da circa 20 anni a questa parte. Questo nuovo lavoro, per quanto musicalmente più essenziale (in alcuni momenti ci sono echi di strumentazioni essenziali), porta con sé un solo problema: la totale mancanza di capacità compositiva, fantasia e bravura. Insomma, è uno dei molti dischi scialbi e banali, a livello compositivo, di cui gli U2 hanno riempito la propria carriera.

    • Allora, premesso che sono del tutto d’accordo con quanto ha scritto Marco Onofrio (che colgo qui l’occasione di salutare con affetto, ti devo un pranzo Marco) in risposta al mio articolo non posso invece non muovere qualche critica a ciò che ha scritto Massimiliano. Difendere gli U2 mi sembra addirittura scontato! Sarebbe come far capire alla gente quanto sia colmo d’amore il Dalai Lama o rivoluzionario teologicamente Papa Francesco!! Caro Massimiliano, posto il fatto che io non sono qui in veste di polemista né di giudice super partes, vorrei solo comprendere la tua ostilità verso un gruppo che ha scritto pagine di musica meravigliosa e testi stupendamente impegnati nel corso di una cristallina carriera ormai più che trentennale. Io sono un tecnico del suono (di musica di tutti i generi ne ascolto a valanga ogni giorno!) un inguaribile melomane da più di vent’anni; ricordo che il mio primo ascolto fu una cassetta comprata da mia sorella (devo a lei l’introduzione alla grande musica) dal titolo “Atom Heart Mother” di un certo gruppo chiamato Pink Floyd. Quindi credo di conoscere un tantino, giusto un pochino, quello che è il mondo sonoro. Ora se uno mi dice che l’ultimo disco degli U2 manca di bravura e di capacità compositiva, io posso pensare solo due cose: o non ha ascoltato bene la perfezione armonica degli ultimi brani dei quattro irlandesi oppure non ama veramente la musica. Posso al limite essere d’accordo con Massimiliano quando dice che in venti anni, e cioè da “Achtung Baby” sino a “No Line on the Horizon” c’è stato nei quattro ex-boys di Dublino un vuoto creativo ma affermare che gli U2 hanno riempito la loro carriera di dischi scialbi è come affermare che Picasso in tutta la sua vita ha creato sì e no due quadri decenti!!! Massimiliano ti rimando quindi a goderti l’ascolto di “The Voice” “Forte forte forte” e il Festival di Sanremo. O se vuoi vera musica ci sono sempre le discoteche; i dischi e i live degli U2 lasciali perdere, sono soldi buttati, zero emozioni, cantante stonato, The Edge, Adam Clayton e Larry Mullen jr. dei pivellini e i tecnici del suono Flood, Danger Mouse e Matt Wiggins degli incompetenti!! Al prossimo album degli U2…speriamo presto!!

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