I MAESTRI: Edgar Lee Masters, scelto da Fabio Lacovara

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PERCY BYSSHE SHELLEY

M Y father who owned the wagon-shop
And grew rich shoeing horses
Sent me to the University of Montreal.
I learned nothing and returned home,
Roaming the fields with Bert Kessler,
Hunting quail and snipe.
At Thompson’s Lake the trigger of my gun
Caught in the side of the boat
And a great hole was shot through my heart.
Over me a fond father erected this marble shaft,
On which stands the figure of a woman
Carved by an Italian artist.
They say the ashes of my namesake
Were scattered near the pyramid of Caius Cestius
Somewhere near Rome.

 

PERCY BYSSHE SHELLEY

Mio padre che aveva la carrozzeria
E si arricchì ferrando cavalli,
Mi mandò all’Università di Montreal.
Non imparai niente e ritornai a casa,
A vagare per i campi con Bert Kessler,
A cacciar quaglie e beccaccini.
Al lago Thompson il grilletto del fucile
Urtò nel fianco della barca
E il cuore mi fu squarciato da un gran buco.
Sopra di me un tenero padre eresse questa stele di marmo,
Su cui sta ritta una figura di donna
Scolpita da un artista italiano.
Dicono che le ceneri del mio omonimo
Vennero sparse vicino alla piramide di Caio Cestio
Da qualche parte vicino a Roma.

Traduzione di Fernanda Pivano

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1 commento
  1. 1, Montale
    E’ l’8 marzo 1950 ed Eugenio Montale scrive sul “Corriere della Sera”: E’ morto ieri , in una casa di riposo di Melrose Park (Pennsylvania) Edgar Lee Masters, il celebre e sconosciuto autore di Spoon River. Celebre perché nessun moderno poeta americano ha avuto così larga diffusione fuori dai confini degli Stati Uniti, tradotto in tutte le lingue , ed esercitando una enorme influenza sui poeti di oggi , ma la sua celebrità rimarrà limitata alla sua Antologia del 1914 , che divenne una sorta di best seller per quell’epoca, ottantamila copie, 14 ristampe. Ma solo pochi anni dopo , Masters era già dimenticato, e quando morì non se ne accorse nessuno, avvolto nel più assoluto silenzio.

    2, Spoon River
    Spoon River è una cittadina più o meno immaginaria situata nell’Illinois , uno stato del Mid West degli Stati Uniti: prende il nome dal fiume Spoon, con il Municipio, il Tribunale , la Scuola , il Bar, i negozi , la Banca , la Chiesa, (anzi le chiese perché non tutti gli abitanti professano la stessa religione), e poi i cantieri e la miniera, poco lontano …e in alto, sulla collina, i morti…i morti con le loro lapidi, gli epitaffi! E’ come un’illuminazione improvvisa per quell’avvocato di mezza età che vive in una delle tante case di Chicago e che da sempre ha sognato di diventare un poeta famoso. Ora si trova in una piccola stanza da letto sul retro della casa . E’ seduto allo scrittoio , chino su un foglio bianco; sta così ormai da ore e ore , da tempo immemorabile, ci ha trascorso l’intera notte ; osserva e ascolta la pioggia gocciolare sul tetto della casa di fronte; ed ecco , i suoi pensieri vagano lontano, si spingono fino alle colline della contea di Mason, dove ha vissuto da bambino . Alla fine , con un sorriso ironico, guarda intensamente il foglio bianco e ci scrive solo un nome, in lettere grandi HOD PUTT

    Giaccio qui accanto alla tomba / del vecchio Bill Piersol,/ che si arricchì trafficando con gli indiani,/ e che in seguito profittò della legge sui fallimenti/ e ne uscì più ricco di prima./ Io mi stancai del lavoro e della miseria/ e vedendo come il vecchio Bill e gli altri si arricchissero/ derubai un viaggiatore, una notte, al boschetto di Proctor/ e senza volere lo uccisi nell’atto./ Per questo fui processato e impiccato./ Fu il mio modo di far fallimento./ Adesso noi che ciascuno a suo modo profittammo di quella legge/ dormiamo in pace a fianco a fianco.

    E poi è tutta una ridda di personaggi che gli tornano alla mente, il padre col suo fucile da caccia, la madre che gli parla del Kansas, dove è nato lui , subito dopo la guerra civile, nel 1869, e dell’insopportabile afa di quell’estate, dei perfidi racconti sugli indiani della suocera e cognate. Si rivede bambino inquieto, anelante e oppresso ( un intero di due ostili metà, il padre, bello, pragmatico, magnifico oratore, ambizioso, nemico giurato della poesia; la madre, elegiaca, nostalgica, che ama la musica e la letteratura , e odia questi cafoni materialisti pieni di wiskey e di volgarità) ; si rivede ragazzino in mezzo ai prati , che faceva volare gli aquiloni nel cielo , sulle colline dello Spoon River , ed ecco centinaia e centinaia di volti riemergere dal sonno della morte , premergli sul cuscino , nel dormiveglia, fargli ressa , nel cerchio della sua anima, per attraversare lo spazio della parola.
    “E’ da trent’anni che do udienza a quei volti, registro le loro testimonianze nell’archivio della mia memoria, mi sforzo di comprendere la loro voce, il loro silenzio, il loro linguaggio. Credo che siano stati proprio loro a spingermi a dire la verità , uscir fuori dalle ipocrisie dei loro insulsi epitaffi, tutti uguali. In fondo ho ridato vita alle persone di un intero villaggio dello Spoon River . Li ho resi davvero immortali. Nessuno avrebbe conosciuto la loro storia senza questo mio recupero di memoria, questo ascolto attento, profondo delle loro voci…

    3, L’avvocato Masters
    Lei, avvocato MASTERS, ha vissuto i suoi fasti, il suo momento di celebrità, con premi conferenze, vendite, ect, diciamo un par d’anni più o meno, e guarda caso sono gli anni della prima guerra mondiale , quando i lettori-compratori erano davvero pochini, considerando che più della metà del pianeta era analfabeta. Poi ha scritto un’altra cinquantina di libri, tra cui quindici raccolte di altri versi, e praticamente non ha venduto nulla o quasi…Aveva lasciato la sua professione di avvocato, sicuro di poter vivere – e bene – come scrittore. Invece ha vissuto di ristrettezze , chiedendo prestiti ai suoi figli e aiutini vari per sbarcare il lunario, e dopo la seconda guerra mondiale nessuno sapeva chi era Lee MaSTERS, dico, neppure gli stessi americani. Ma tutti conoscevano il libro, L’ ANTOLOGIA dello SPOON RIVER…forse il libro americano più tradotto nel mondo…Si è dato una spiegazione?

    La verità, caro Signore, è una sola: la poesia non ha mai fatto arricchire nessuno, neanche quando fai un best seller, anche Omero cantava i suoi poemi nelle ville dei ricchi , come un mendicante cieco ; la poesia , come avrebbe poi detto il vostro Montale , non serve a nessuno, neppure a chi la scrive. E’ un sovrappiù…e tuttavia… non si può fare a meno di questo sovrappiù, non si può fare a meno del suonatore Jones , di Nancy Knapp e di Emily Sparks :

    4. Fernanda Pivano
    Il libro “L’Antologia di Spoon River” era stato portato in Italia negli anni ’30 da Cesare Pavese, che allora lavorava per l’Einaudi, e subito si entusiasmò e lo diede ad una giovanissima Fernanda Pivano , che studiava l’inglese. E fu – casualmente – a questa pagina dell’Antologia che Fernanda aprì il libro e lesse i versi in lingua originale.
    Kissing her with my soul upon my lips/ It suddently took flight.
    (Mentre la baciavo con l’anima sulle labbra/ all’improvviso questa prese il volo.)
    “Furono questi i versi che mi mozzarono il fiato, ero appena un’adolescente, ed è sempre difficile spiegare le reazioni emotive di un’adolescente…forse mi ricordavano un amore ideale, o un epigramma di Platone che avevo trovato nell’antologia palatina…o forse , semplicemente, mi piaceva che un poeta ricominciasse a preoccuparsi di quel che succede quando un uomo bacia una ragazza…chi lo sa! Quello che so è che il mio interesse si spostò subito su quel libro , si fece vivo, appassionato, convinto; fui conquistata dalla semplicità scarna di quei versi , dal loro contenuto dimesso, rivolto ai piccoli fatti quotidiani privi di eroismi , epperò quasi tutti impastati soprattutto di dramma e tragedia . Quelle poesie furono per me una grossa emozione, ma anche una grossa esperienza , che volli approfondire . E allora decisi di tradurli quei versi che denunciavano la falsa morale , l’ironia antimilitarista, anticapitalista, antibigottista; erano versi di brutale franchezza e di disperazione , di rivolta anticonformista; rappresentavano la necessità e – insieme – l’impossibilità di comunicazione. In quei personaggi , che non erano riusciti a farsi capire , e non avevano capito , e che non avevamo capito , c’era il senso vero della vita . Dal loro dramma di poveri esseri umani travolti da un destino incontrollabile scaturiva un fascino sempre più sottile , a misura in cui imparavo a riconoscerli . E così per conoscerli meglio presi a tradurli , quasi per imprimerli nella mia mente. Si direbbe che per Lee Masters la morte – la fine del tempo – è l’attimo decisivo che dalla selva dei simboli personali ne ha staccato uno con violenza, e l’ha saldato, inchiodato per sempre all’anima.. Ed io in quella traduzione di ormai 70 anni fa ci misi tutta me stessa, lo feci davvero con l’anima sulle labbra. «
    Come faceste a pubblicarlo, con le leggi fasciste di quel tempo?
    “Eravamo nel 43, i libri americani erano ancora proibiti. Pavese ricorse ad uno stratagemma, il libro uscì con il titolo di ANTOLOGIA DI S.RIVER, e fu spacciato per una raccolta di pensieri di un quanto mai improbabile San River. La censura abboccò e diede il proprio visto.

    5, Intervista ad un…morto.

    Poi , nel 1956, mi recai in quei luoghi descritti e feci un’intervista immaginaria a Masters , che nel frattempo era morto.

    D:Lee, come ti è venuto in mente di scrivere l’antologia di Spoon River?

    Mentre facevo l’avvocato a Chicago e mi aggiravo nei tribunali e frequentavo la cosiddetta società… giunsi alla conclusione che il banchiere, l’avvocato, il predicatore, le antitesi del bene e del male non erano diverse nella città e nel villaggio… Cominciai a sognare di scrivere un libro su una città di campagna che avesse tanti fili e tanti tessuti connettivi da diventare la storia del mondo intero.
    D: Qual è il villaggio che hai ritratto, Lewistown o Petersburg?

    Ho trascorso più o meno lo stesso numero di anni nei due villaggi. Ma a Lewistown ho visto la gente con occhi maturi e in circostanze che avevano acuito la mia osservazione. Petersburg era soltanto una fiera di campagna con molta gente; Lewistown era un microcosmo organizzato… E stato il fiume Sangamon, non lo Spoon a fornirmi lo spunto per l’Antologia. Però 53 poesie sono ispirate a nomi delle regioni di Petersburg, 66 a nomi della regione del fiume Spoon… Le tombe che ho descritto sono di Petersburg, ma la collina è di Lewistown.
    D:Quanti personaggi hai descritto nel libro?

    244. Ci sono 19 storie sviluppate in ritratti intrecciati. Ho trattato tutte le occupazioni umane consuete, tranne quelle del barbiere, del mugnaio, dello stradino, dei sarto e del garagista (che sarebbe stato un anacronismo).

    D: Quando hai cominciato a scriverlo, questo Spoon River?

    Il 10 maggio 1914 mia madre venne a trovarmi a Chicago… Chiacchierando riandammo al passato di Lewistown e di Petersburg, rievocando personaggi e avvenimenti che mi erano sfuggiti di mente… Mi venne quasi subito l’idea: perché non fare così il libro che avevo immaginato nel 1906, in cui volevo rappresentare il macrocosmo descrivendo il microcosmo?

    D: Quando e dove uscirono queste prime poesie?

    Sulla rivista di William Marion Reedy, il ” Mirror ” di St. Louis. Uscirono il 29 maggio 1914, sotto lo pseudonimo di Webster Ford

    D: Fino a quando hai conservato l’incognito?
    Reedy pubblicò il mio vero nome nel numero del “Mirror” del 20 novembre.

    D:E quando è uscito il volume?

    Nell’aprile 1915.

    D:Come l’hanno preso quelli che hanno ispirato le poesie?

    Come un rozzo attacco di un figlio sleale della comunità e cominciarono subito a identificare nei vari epitaffi persone viventi o che avevano vissuto lì attorno… A mia madre non piacque, a mio padre piacque moltissimo… John Cowper Powys fece una conferenza a Chicago e ciò che disse mi atterrì e mi attribuì una responsabilità che non potevo sopportare…in fondo, io sono solo un poeta

    D: In realtà qual’era la tua intenzione?

    Di ridestare quella visione americana, quell’amore della libertà che gli uomini migliori della Repubblica si sono sforzati di conquistare per noi e di tramandare nel tempo.

    E Lee divenne finalmente quel che era , un poeta, aveva sempre saputo di avere accanto a sé uno spirito benefico, un dio fraterno che lo guidava, la sensazione e l’illusione di essere un’anima eletta, fu circodanto , quasi travolto dalla popolarità, intervistato, fotografato, invitato a feste , conferenze, letture organizzate in suo nome, parlarono di lui come la reincarnazione di Caucher, ci fu chi scrisse che era l’opera più originale che genio americano abbia prodotto dal tempo di Henry James … In pochi anni il successo gli diede alla testa, lasciò la professione di avvocato, divorziò dalla moglie , si stabilì all’Hotel Chelsea di New York e conobbe i grandi scrittori dell’epoca, Twain, Wolfe, Arthur Miller, Ginsberg, Henry, Ckarke. Si risposò con una ragazza, Ellen Coyane , che aveva trent’anni di meno, la stessa età del figlio maggiore Hardin. E ormai settantenne divenne amante della sua segretaria, Alice Davis, a cui dedicò il poemetto Hotel Chelsea
    Chi si ricorderà di me quando/la distruzione calerà le cesoie-/come si fa con le foglie – su questa stanza di aspirazioni inquiete ,/ e darà alla finestra , da cui guardavo/ il cortile e lo spazio del cielo? Il tavolo a cui scrivo non parlerà/dei miei sogni , che svaniranno nel nulla. Non ci sarà posto per nessun spirito,/nessun spazio avrà il sorriso assorto/ di uno spirito ai nostri baci, / ai rimpianti, ai giuramenti/ che in vita furono / e dopo un po’ svanirono…// di qui a vent’anni non resterà più niente, nulla di me: / null’altro che vento, / nel volgere del vento, se ne andrà tutto questo … Passando di qui ricordati che io cercavo la pace e non la trovai/ ricordati di quanto io ti amai/ quasi odiando / di non poterti risparmiare l’anima./ Questo ricorda nell’abbandono della marea .
    Quando morì di polmonite , all’età di 81 anni, il 5 marzo 1950, la moglie Ellen organizzò il servizio funebre per far seppellire la salma nel cimitero di Petersburg , ma alla stazione l’unico che era ad attendere la bara era il figlio maggiore Hardin, colui che gli inviava – di nascosto della moglie – un modesto assegno mensile negli ultimi suoi anni di vita, per farlo sopravvivere. Il padre , Edgar Lee Masters , era solo nella morte, come lo era stato tante volte nella vita.

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