Sei poesie di Roberto Taioli da ” Ciclo di Ayas”, Edizioni Ulivo

ayas1

(Poesia e montagna)

 

Verso Ayas

L’ultima strada s’incurva.
Sale nel muro di roccia.
C’è già tanta acqua
ai rivoli della vita.
Tutto sprofonda.
il castello sulla rocca,
lo stretto primo tornante
ora slargato.
L’occhio m’inonda
d’un altro sguardo
di un certo non so che.
Urla la baraonda
del fiume ancora più sotto
prima di quietarsi
tra il ponte di pietra.
Sale l’aurora
nella tiepida sera

 

Vento d’Ayas

Scendendo mi sono accorto
d’un lieve tramestio:
il vento non mi lasciava.
Accompagnava un poco su di me
la sua carezza di vetro.
A volte superava la mia corsa
per attendermi alla svolta più secca
ove la strada s’inabissa
nel baratro più cupo.
E dietro cielo nella neve
e ghiaccio a lampi tra gli abeti.
A più bassa quota
altre le svolte, le croci, le orride rocce
che sfuggono tra funghi di nuvole
nel piano.

 

Il fiume

Il fiume
è lontano, nasconde il paesaggio
d’acqua e di nubi. Chiude per sempre
il suo greto di sassi i fondi levigàti
dal ghiaccio nei turni epocali.
Nella sua terra rappresa
nei fuochi accesi dell’inverno
l’immobile gelo dei morti.
Trascina a valle
alberi e sedimenti grumi d’erbe
e lémuri vaganti
tra pietre e rovine.

 

Via per Blanchard

Il mio inizio ora è lasciarti:
il tuo nitore che albeggia
in una notte che muore.
Ho pronto tutto ma tu resti
immensa nube a guardarmi
nell’ora che tarda.
Sei tu che mi cerchi? O cerco io
solo te scarno sentiero di ghiaccio
scheggia che inerpichi
e annunci la mia vita.
Altre ore chiamano.
Accoglimi nel tuo cielo.

 

Alpe Cortot

Le voci non rispondono:
glaciate anch’esse
sopraffatte dall’urlo del fiume
e le baite origliano.
Ascoltano da secoli
il rivoltarsi dell’acqua
le notti il vento le stelle.
Ascoltano e dormono.
Il mio sonno è il loro.

 

O acqua sgorgante tra la spuma…

…O acqua sgorgante tra la spuma
Lievito di bosco abbandonato
e sentiero innevato! In quale età
mi perderai per sempre e lascerai al passo
di ritornanti lupo la tua scorza terrestre?
A quale ansia del fiume ghiacciato
taciterai le voci di velo innamorate
già allora perdute? L’amore non si paga:
dicono che resti una scia
una scia dolceamara per ogni amore
passato e per l’ultimo più dura
prima di diventare resina colla miele
dolce a spalmarsi e unguento
sull’estrema ferita.
O forca di roccia tra l’azzurro
da pochi valicata dove l’eco
erompe tra il falco il grido
lo scarico di sassi nell’imbuto
di valle fino alle stalle quiete
alle plaghe addormentate!

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2 commenti
  1. Poesie interessanti in questa plaquette di Taioli. Poesia tematica, di montagna, poesie d’amore per un paesaggio che il poeta sente espressione del suo più profondo sentire. È interessante lo stile scelto, che si allontana dall’impressionismo descrittivo paesaggistico, tipico degli amanti della natura e diventa espressione profonda del sé: un paesaggio espressionistico:” L’occhio m’inonda /d’un altro sguardo/ di un certo non so che….. Urla la baraonda/ del fiume( Verso Ayas);
    il paesaggio diventa interlocutore significante, meta, ricerca del non effimero: Sei tu che mi cerchi? O cerco io/ solo te scarno sentiero di ghiaccio/ scheggia che inerpichi/ e annunci la mia vita.
    Altre ore chiamano./ Accoglimi nel tuo cielo.( Via per Blanchard):
    Riconosco – coerenza della scrittura- stile, andamento, interrogativi e ritmi pensosi che avevo ammirato nelle prime poesie di Taioli:
    A quale ansia del fiume ghiacciato/ taciterai le voci di velo innamorate
    già allora perdute? L’amore non si paga:/ dicono che resti una scia
    una scia dolceamara per ogni amore/ passato e per l’ultimo più dura
    prima di diventare resina colla miele (O acqua sgorgante tra la spuma)

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