Lo sciancato e Caterina di Alessandro Assiri, CFR, letto da Narda Fattori

Assiri coverSono solita dare avvio alle mie notazioni di lettura di un libro dal titolo che , a mio parere , è tutt’altro che muto o solo allusivo riguardo al contenuto. Il titolo è un semantema che si erge a portatore di senso senza gli spiccioli semantici dei grafemi. Qui il titolo costituito da un doppio semantema ci trascina nel mondo della prosa e dell’imperfezione; poco ci dice della donna, Caterina che in effetti resta sullo sfondo o compare brevemente come un respiro di sollievo o una ulteriore constatazione di mancanza e di benevolenza. Caterina si muove in un vuoto pneumatico, appare e scompare lasciando il protagonista, lo sciancato, memore e/o perso in un giro di irrelate immagini, di eventi che non si sa bene se reali o solo catturati da uno stato di veglia sognante.Nel libro prevale il verso lungo , qualcuno lo chiama prosa poetica, a me pare un verso che l’orizzonte largo del foglio non riesce a contenere, poesia dunque ricercata nel ritmo e con un contenuto ondivago, tutt’altro che retto o lineare. E’ una scrittura affine al flusso di coscienza, ma più abbondante di inceppature, iati, abissi ; né le manca l’ambizione di dire il mondo, lui, lo sciancato, che retto non può più camminare; questo mondo di zoppìe, imperfetto, imperversa , conscio del suo male, privo di ogni compiacenza e di una qualsiasi forma di pietà:
“ finchè poesia non ci separi

La mia casa non l’ho vista ancora tutta /ho incontrato Cioran così tardi /
che guardarmi crescere era un paradigma biberonico/ sbrodolante senza che me ne accorgessi.

Un vuoto a perdere all’ufficio gestioni immorali/ come un vestito vuoto di un passato inventato.”

Credo che la poesia, perché di poesia si tratta, che meglio raccoglie e racconta lo stato psi-chico e l’intelligenza del mondo sia quella che precede quella appena trascritta che porta un titolo da breve poemetto “ cronache della città parallela”. Avrei la tentazione di fare anche qui il solito giochetto della disanima del titolo ma mi allontanerei dal testo e finirei nel saggio. E’ una poesia squartata e che squarta il lettore, duole allo scrittore che si denuncia nell’infinitesimale e fornisce uno spaccato di vita dolente, ma non parallelo, vero , anzi; lo si vuole credere parallelo ma è così ben incuneato che trascina tutta la vita attorno al suo onfalo micragnoso: non manca nessuno: c’è Caterina, l’amore che si rinnova e si perde e non se ne capisce il motivo, c’è la politica della sinistra vista dal basso, ci sono le puttane, le spese al mercato della montagnola a Bologna. La vita che respira polveri sottili, e come un mantice sputa grumi abituali che ormai non fanno male.Se Assiri voleva compiere un’opera originale, ha fallito in parte l’obiettivo: il suo sguardo non muta, ogni bellezza è velleitaria , ogni presenza è una fugace parvenza.In versi come questi sentiamo Alessandro che si addolora della miseria che lo/ ci sovrasta:
“ poesia delle lettere cadute per terra”

La lotta quotidiana contro le macchie difficili
difendi il tuo bucato innocente.

Non si fa scrupoli Assiri di utilizzare slogan e immagini della pubblicità, di miscelare un lessico dotto e uno postribolare; ci costringe a specchiarci nello spaesamento sempre più totalizzante che ci ingloba e dal quale non sappiamo/ vogliamo uscire-L’ultima parte del libro affonda la lama sulla parola che incontra svuotata di senso sul fondo e non dà più voce agli eventi, non riesce più a farsi poesia. E allora il poeta è qualcuno più masochista degli altri perché non cessa la sua dissennata ricerca di un senso e , ironicamente , concludere: “ a preparare la parola che non trovi perché la cerchi com’era al plurale”

Narda Fattori

Lo sciancato e Caterina

Lo sciancato ha un io, nulla a che fare con un viso non ê mai dove si cerca ep-pure lo si trova, si muove in piccolo come il paradiso , e mie le parole che vorrei dirgli tutto il male che vorrei fargli perché non ho trovato di meglio in tutto il tempo che son rimasto sveglio che immaginarlo come un mago nel mio braccio come un ago .

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Caterina si prende l’odore con le mani, con le labbra l’allunga in un dire lungo e magro che consegna quel che porta, nel niente di cui si é rimpinzata e che l’ha fatta dimagrire. E tu dimmi cosa ho fatto di così cattivo da lasciarmi vi-vo, qui dove piove merda tutti i giorni che si sia a natale oppure nei dintorni .

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Ambient S

Ha fretta di finire, come se dovesse rincasare, come chi scappa da un giorno sfortunato. Nasce da queste parti, come certi odori di scritte sopra i muri o come gli amori premurosi che in tutti i bar si comprano per finta.

O si scende o ci si butta, quasi sempre di sabato, quando finisce il gas o quan-do si perdono i denti. Tremava come un principiante che sono quelli che inventa-no tutto o non inventano niente.

Sembra un romanzo di Jim Thompson, brusco, crudo e sterminato, sembra quegli uo-mini che vanno attorno a un groviglio che lo scavano col dito e poi fanno na-scondiglio, aggravano vizi e maltrattano spaventi.

Ambient C

Cercava sulla tela che venisse prima giorno, dice:sono solo voci, ma danno no-stalgia. Per sfuggire ai fantasmi bisogna portarseli dentro. Fissava minacciosa i tabelloni di partenze come se una meta potesse uscire con lo sguardo.

C’è un contenitore del tempo sprecato. Per te che eri bella e adesso sei meglio nel viaggio più breve con la distanza più lunga e un padre che sarebbe bastato la paglia per costruirlo migliore.

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