Marc Chagall, “Sogno di una notte di mezza estate”, di Michael Kerrigan

sogno001Minuscole fatine volano intorno al tessitore Bottom mentre questi abbraccia la loro regina, Titania, nell’interpretazione di Chagall di Sogno di una notte di mezza estate di Shakespeare. I mondi del magico, del fantastico e dell’irreale erano sfere in cui l’artista ebreo russo si muoveva a proprio agio, impregnato com’era della spiritualità del suo popolo e del folklore della sua patria. A coltivare entrambe fu incoraggiato da Léon Bakst (1886-1924), di cui fu allievo a San Pietroburgo prima di dirigersi a occidente per entrare all’ Ecole de Paris. Tutti i principali movimenti, dal Cubismo all’Orfismo, trovano risonanza nella sua arte., ma Chagall perseverò fino a quando non pervenne a uno stile tutto suo. Ingannevolmente naif, il suo stile tende a una luminosità religiosa (Chagall si cimentò anche nelle vetrate), ma senza la solennità ecclesiastica che sembrerebbe implicare. Le opere dell’artista sono spesso allegre e fantasiose, ma lo stile fiabesco e incantato non deve farci dimenticare che spesso Chagall affrontò seriamente le grandi tragedie dell’esistenza. Affabile nell’arte come nella vita. Chagall fu un artista profondamente serio e uno dei più importanti del suo tempo.

 

 

chagall_portrait“Ho scelto la pittura, perché mi era necessaria come il pane. Per me era come una finestra attraverso la quale avrei potuto prendere il volo verso un altro mondo”
(M. Chagall, 1958)

Marc Chagall nasce a Liosno, in Russia nel 1887 da una famiglia ebraica di contadini molto numerosa. Suo padre è impiegato in un deposito di aringhe. La casa è piena di zii, di fratelli e di sorelle. Il bambino, allegro e sognatore, resta profondamente segnato dalla cultura ebraica, con le sue feste, le tradizioni, le storie, la vita del villaggio, il circo. Decide di diventare pittore contro la volontà dei suoi genitori. Dal 1906 al 1909 studia prima a Vitebsk, quindi all’accademia di Pietroburgo, dove è allievo anche del maestro Léon Bakst. Nel 1910 si trasferisce a Parigi. Qui conosce le nuove correnti del momento, particolarmente il Fauvismo e il Cubismo. Si inserisce negli ambienti artistici d’avanguardia. Frequenta tra gli altri gli artisti Guillaume Apollinaire e Robert Delaunay. Nel 1912 espone sia al Salon des Indépendants, che al Salon d’Automne. Delaunay lo fa conoscere al mercante berlinese Herwarth Walden, che nel 1914 gli allestisce una personale presso la sua galleria Der Sturm. Il sopraggiungere della guerra nel 1914 lo fa rientrare in Russia. Qui fonda l’Istituto d’Arte, di cui è direttore fino al 1920. Si trasferisce a Mosca. Inizia a realizzare le decorazioni per il teatro ebraico statale “Kamerny”. Nel 1923 ritorna a Berlino e successivamente a Parigi. Qui ristabilisce i contatti e conosce Ambroise Vollard, che gli commissiona l’illustrazione di vari libri. Nel 1924 ha luogo una importante sua retrospettiva. In seguito, effettua viaggi in Europa e anche in Palestina. Nel 1933 presso il Kunstmuseum Basel ha luogo un’altra sua grande retrospettiva. Ma quasi contemporaneamente avviene l’ascesa del nazismo al potere in Germania. Tutte le opere di Chagall vengono confiscate ai musei tedeschi. Alcune figurano nell’asta tenuta alla Galerie Fischer di Lucerna nel 1939. A Chagall non rimane che rifugiarsi in America. Nel 1947 fa ritorno a Parigi, e nel 1949 si stabilisce a Vence. Importanti mostre gli vengono dedicate dappertutto. Inizia la lunga serie di decorazioni di grandi strutture pubbliche. Nel 1962 disegna le vetrate per la sinagoga dello Hassadah Medical Center, presso Gerusalemme, e per la cattedrale di Metz. Nel 1964 realizza le pitture del soffitto dell’Opéra di Parigi. L’anno dopo è la volta delle grandi pitture murali sulla facciata della Metropolitan Opera House di New York. Nel 1970 disegna le vetrate del coro e del rosone del Fraumünster di Zurigo. Di poco successivo è il grande mosaico a Chicago. Muore a Saint-Paul-de-Vence nel 1985.

 

Marc Chagall, ” Sogno di una notte di mezza estate” in “Arte contemporanea” di Michael Kerrigan, Logos Editore, 2006

 

 

 

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4 commenti
  1. Lavorando con Photoshop sui tasti di luminosità, contrasto e saturazione, particolarmente su quest’ultimo, si possono ottenere risultati coloristici simili a quelli di Chagall, di Matisse o genericamente dei Fauves. Non è azzardato dire che i colori di Chagall furono un’anticipazione dei colori-luce dell’RGB. Inoltre i suoi colori accesi giocavano sui contrasti notte-giorno, freddi e caldi, quindi un ragazzo che volesse ripercorrere queste esperienze dovrebbe intervenire sull’immagine in modo differenziato coi livelli di saturazione; e si dovrebbe tenere presente che la distribuzione coloristica non è ritmica, come spesso è accaduto nella pittura informale, ma è diciamo così sentimentale, segue cioè le tracce di un racconto che si svolge “fuori dell’occhio”, che per quei tempi significava cadere nella letteratura. In realtà, molto probabilmente, le figure del suo immaginario nascevano dalle forme contenute nelle campiture di fondo, liberamente interpretate, come fece ad esempio, ma dichiaratamente, Max Ernst.
    Sono spunti, questi, di lettura, se volgiamo alla maniera di De Chirico che l’opera la leggeva da dentro, risalendo il farsi della pittura stessa.

  2. In onore di Chagall (e di Apollinaire) una mia poesia:

    Treccia per “La passeggiata”
    (sognando Apollinaire e Chagall)

    – “Gentile Zeus¹, lì squartano le mie povere vacche” –
    – “…en l’air un veau…la stanza delle celesti vacche!” –
    Sopra i tetti s’appartano tori e capre: è la danza
    mistica dei colori, dei taciuti furori.

    – “Gentile Zeus, sui tetti di Parigi s’incendia
    lo shtetl che ho nel cuore…la tristezza m’incendia…”-
    L’offerta dei capretti sgozzati dal pittore
    hasidico e poeta, …ta maison ronde… e lieta:

    …un hareng…violino…
    …violinista…e neve…
    …canta un lucarino…
    e ancora la neve.

    La luce di Parigi!… Liozno brucia: fuggire
    e nascere e morire nel mio primo vagire:
    l’azzurro fiordiligi…con quel blu trasalire…
    …viola il lupo, giallo l’agnello, blu il cavallo…

    …e Bella dolcemente le favole sussurra…
    …la grazia del poeta nei guazzetti s’azzurra…
    …si scioglie nella mente poi s’alza una cometa…
    …Bella rosso granata…Tant d’yeux sont clos…librata

    sul villaggio in volo.
    Bella è già lontano
    per amore in volo
    qui nella mia mano.

    ¹ “Gentile Zeus” è l’appellativo (scherzoso?) con il quale Moshva Shagal si rivolgeva a Guillelmus Apollinaris Albertus. I frammenti in francese sono tutti oniricamente tratti dalla poesia A travers l’Europe.

  3. Interessantissima, caro Paolo.Oltre ad aver sognato Apollinaire e Chagall, te li sei fatti. È quasi un amore carnale, un coito. Nulla di più meraviglioso di una intesa di fatti, sogni e parole.

    • Grazie, Luciano! Peccato solo che nel blog, con l’allineamento a sinistra, si perda la tipica forma grafica delle mie “trecce”.
      Un caro, partecipe saluto.

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