FUMO, poesia di Luciano Nota

fumo_passivo
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
 
Guardo la sigaretta con sospetto.
Vortici di fumo, strinature,
carte senza sostegno.
Accenno.
Vita di vita
identica a un vertiginoso nembo.
Vuole il cielo e pensa di toccarlo
innalzandosi.
Crede di conquistarlo giunto sul monte.
Tenta e ritenta.
Tocco e credo che il grigio sia eterno.
E’ impalpabile l’argomento.
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5 commenti
  1. Una poesia di rara complessità e leggerezza. La sigaretta, effimera e “senza sostegno”, come metafora della vita umana. La superbia della razionalità – l’”enorme cervello” – che si dissolve salendo verso un cielo irraggiungibile – “Tenta e ritenta”. La gioia del bacio, della congiunzione del finito con l’infinito, resta una gioia immaginata. E “l’argomento” si fa “leggero” perché leggera è l’anima del poeta. A differenza del fumo però ( o forse proprio come il fumo) può credersi immortale: “credo che il grigio sia eterno”. L’assoluto colto nel più comune degli oggetti – la sigaretta – e nel più labile degli eventi, il dissolversi nel grigio. Complimenti, Luciano!

  2. C’è la vita in questo gioco di metafore e di nessi allusivi sapientemente giostrati e volatizzati in un fumo di sigaretta. Sì, la vita nella sua terrenità, nel suo travaglio temporale, ma anche lo stacco e la fuga; l’azzardo verso, ed oltre; oltre il limen che ci misura e che delimita l’inquietudine della precarietà dall’agognata quietudine del sempre. Abbrivi di cospirazioni ultra a cui, purtroppo, il nostro stato può solo ambire; scalate destinate a scivolare quando la cima si fa luminosa, ma è già tanto vederne la scia per noi esseri mortali.

    Bonne journée
    Nazario

  3. Si tratta di un divertissement che scardina i luoghi comuni con echi analogici e suggestivi di notevole impatto. E si fa pensoso e metaforico quanto basta per una composizione che tuttavia si apre e si chiude con l’identica piacevole leggerezza.
    Pasquale Balestriere

  4. Proprio quel “fumo” che Mallarmé desiderava tanto per separarsi dal mondo… Una traccia di essere e substantia che comunica veramente come uno sciorinare espressivo la necessità di convocare le dimensioni alte per raggiungere punte sottilmente provocatorie, per descrivere una condizione, lo status lirico trasfigurato in un sollevamento, anche virile, di varie tonalità.

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