Karai Senryū, di Valeria Simonova Cecon

karaiIl 23° giorno del nono mese (secondo il calendario lunare) è la data di morte di Karai Senryū (vero nome Karai Hachiemon). Secondo il calendario solare, nel Giappone odierno, il Memorial Day si festeggia dunque il 23 settembre.
Karai Senryū è considerato “il padre” del genere poetico conosciuto adesso come senryū (川柳, “salice del fiume”). Nato nel 1718 nella famiglia del capo villaggio, presso il tempio Ryuuhouji in Asakusa (allora parte di Edo, l’odierna Tokyo), a far data dal 1757 comincia a lavorare come tenja, il giudice ai concorsi letterari di maekuzuke, dove ai partecipanti veniva presentato un verso breve (ku) di 17 sillabe, con l’onere di comporre il ku seguente (sempre di 17 sillabe), interpretando il contenuto del primo verso. Dal 1765, insieme al suo amico Goryoken Arubeshi, cominciò a pubblicare le raccolte delle migliori poesie vincitrici dei concorsi, che andarono sotto il titolo generale di “Haifu Yanagidaru“. Durante la sua vita, furono pubblicati 23 volumi di “Haifu“, ma l’opera continuò fino a 1833, per un totale di 167 volumi (anche se i primi 23,  a tutt’oggi, sono considerati i migliori).
Dopo la morte di Karai, il titolo ufficiale di “Senryū” venne trasmesso di generazione in generazione. Il primo ed il secondo figlio dello stesso Karai assunsero, rispettivamente, il titolo di Senryu II e Senryu III. Adesso, in Giappone, c’è Senryu XV, Wakiya Senryū, che ha più di novant’anni ma continua le sue attività ufficiali nel campo della poesia senryū. Tradizione vuole che i giudici dei vari concorsi di senryū vengano approvati da colui che porta ufficialmente il titolo “Senryū”.
Karai Senryū è sepolto nel tempio di Ryuuhouji a Tokyo e vicino alla sua tomba sono sepolti i suoi figli Senryu II e Senryu III. Ogni anno, il 23 settembre, viene celebrato un servizio commemorativo buddhista. In quell’occasione, i suoi ammiratori portano dei fiori e dei dolci, organizzando lezioni sui senryū e i cosiddetti kukai o “incontri poetici”.
Nel tempio si trova anche una placca commemorativa che riporta l’unico senryū ufficialmente attibuito a Karai, assieme a poema letto al suo capezzale:

vento d’inverno –
ma quando viene il beltempo
fiorite, salici!

In questa sua poesia, Karai simbolicamente esprime le proprie speranze per lo sviluppo del genere poetico da lui tanto amato.
Aggiungiamo anche qualche altro senryū anonimo tratto dai diversi volumi di “Haifu Yanagidaru“:

non ha detto
una parola, ma ormai la casa
è della moglie

 

finito il litigio
la moglie di nuovo
sembra una donna

 

il litigio dei samurai
non finisce finché non ha prodotto
due vedove

 

ha mangiato tutto
tranne l’albero genealogico –
samurai senza padrone

 

il monaco Zen
finita la meditazione comincia
la caccia alle pulci

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1 commento
  1. ha mangiato tutto/ tranne l’albero genealogico … geniale!! potremmo spedirlo a molti nostri governanti ma senza l’ultimo verso: samurai senza padrone 🙂

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