3 commenti
  1. Caro Giorgio Linguaglossa, credo che il problema della Lingua sia fondamentale in poesia, così come quello del Tempo e dello Spazio e della dimensione spazio-temporale della poesia. Quando la scrittura è all’inizio è spontanea e spesso autobiografica, nasce prevalentemente dall’esperienza personale, ma poi acquista necessariamente una sua autonomia rispetto al soggetto scrivente e diviene una realtà a se stante, matura ed aperta ad una dimensione “altra”, cioè non solo propria. E’ naturale che questo accada, diversamente non ci sarebbe progressione in un autore. Il problema della lingua diventa, secondo me, il pensiero di un necessario rinnovarsi della forma- poesia rispetto al passato per entrare nella dimensione spazio-temporale che è del momento storico attuale. Ovvero: viviamo nel XXI secolo e ci rivolgiamo alla gente che lo abita, ad una società multietnica che vive facendo i conti con una vita in cui il tempo è sempre più veloce, i minuti contati, e il contatto umano ridotto quasi al minimo essenziale. Il modo di comunicazione più utilizzato è quello virtuale, i suoni prevalgono sulle parole e sulla lettura. Sempre di più i giovani passano la giornata con le cuffiette alle orecchie e le dita sulla tastiera dell’ i-pone per comunicare. Ecco, tutto questo non ci può lasciare indifferenti. La lingua deve per forza rinnovarsi per potere comunicare, e per questo occorre un’applicazione e uno studio. Credo che il confronto in un’ottima palestra come può essere questo blog possa essere utilissimo. Vedo un forte collegamento fra il discorso sulla Lingua e quello che tu porti avanti sulla “dimensione” della poesia. Quando l’oggetto poetico è perfettamente collocato nello spazio e nel tempo, tu ravvisi una “tridimensionalità” della poesia che ti porta ad apprezzarla come rappresentazione integrale della realtà. Hai citato ad esempio di questo tipo di poesia autori come Adam Zagajewsky e Osip Mandel’’Stam.
    Allora, chiedo a te e ai commentatori, il problema della fondazione della lingua non potrebbe consistere proprio in questo: dare alla parola poetica una consistenza nel tempo e nello spazio, e quindi una tridimensionalità che le permetta di interpretare integralmente la realtà del tempo storico in cui nasce e vive?

  2. Il nuovo
    come una batosta
    da attaccare
    la vita al muro
    il linguaggio ad altro polo.
    Dove le parole
    e gli oggetti
    e i sogni
    struggono il poeta
    il letterato saccente
    trova annoso
    finalmente
    critico sputo fendente.

    a. s. , 1968

  3. NON LA PAROLA

    Non la parola.
    La sua vita.

    Muta resta
    senza respiro
    se non è voce
    all’anima.

    Non parola
    non vita
    se non viene
    dal profondo.

    Di tutti è la parola
    come di tutti
    la vita.

    Non la parola
    ma la vita
    è canto.
    Canto di tutti.
    Canto di ogni uomo.

    s.e. , 2009

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