Due poesie di Umberto Saba

    GRATITUDINE Un anno, e in questa stagione ero a Roma. Avevo Roma e la felicità. Una godevo apertamente e l’altra tacevo per scaramanzia. Ma tutto mi voleva beato a tutte l’ore; e il mio pensiero era di un dio creatore. Milano sotto la neve è più triste, forse più bella. Molte cose sono… Continue Reading


“Seeds” di Adam Vaccaro, Chelsea Editions, New York -2014, nota di lettura di Dante Maffia

Sean Mark ha fatto davvero un lavoro encomiabile per le poesie di Adam Vaccaro. Innanzi tutto ha scelto, ponderato, cercato le affinità e poi è entrato nel mondo del poeta evitando di mutilarlo, anzi spesso dandogli qualcosa di suo, com’è inevitabile in tutte le opere tradotte. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: limpido,… Continue Reading


Distanze

  Resta poco dopo aver parlato alle piante. Seduto in disparte o ti alzi o rimani. Se pensi di fiatare ai sassi o rimani o ti alzi. Se resti, colui che non ti crede, sosta attonito a guardarti. Tocca il femore e la tempia, a tratti il piede. Se ti alzi, fa un sorriso, liscia il cane… Continue Reading


Michele Parrella, il rapsodo che cantava al suono del cupo cupo, di Giovanni Caserta

Michele Parrella aveva solo quattordici anni quando, il 25 luglio 1943, cadde il fascismo. Era nato a Laurenzana, in provincia di Potenza, il 17 ottobre 1929. Era di sei anni più giovane di Scotellaro. Figlio di medico, apparteneva alla borghesia lucana, o, se si preferisce, al galantomismo meridionale, ancorché, nel caso specifico, illuminato. Parrella, infatti,… Continue Reading


Settenari sparsi di Anna Maria Curci

  Settenari sparsi   I La semina continua di grani raccattati. È mansueto l’appretto. Sotto, collera bolle.   II Schivo, umbratile, serio. Efficace e solerte l’estensor di profili ti grattugia l’idioma.   III Nella torre a Tubinga scriveva Scardanelli quel bagliore di alture che cerco di tradurre.   IV Non stracciarsi le vesti e neppur… Continue Reading


Tre poesie inedite di Maria Grazia Di Biagio

  Le mancanze si addensano sui fili delle rondini come per un’attesa. Fumano il narghilè col tempo discorrendo del meno che pesa nella fissità del posto. Un assolo di nebbia tace il rossore esausto dei filari. Del diroccato mio castello – in aria – butto le chiavi al drago.