I Canti leopardiani: A se stesso

E’ una delle poesie scritte per la Fanny Targioni-Tozzetti e composta a Firenze nella primavera o, al più tardi, nell’estate del 1833, quando il poeta acquistò la cruda certezza dell’inutilità e dell’infelicità del suo amore. E’ il canto della disperazione suprema. Le parole ritornanti più volte nel giro di pochi versi e rimartellanti sulla medesima… Continue Reading


I Canti leopardiani: La quiete dopo la tempesta

Questa poesia fu scritta, come attesta l’autografo, a Recanati fra il 17 e il 20 settembre 1829. Descrizione di esemplare nitidezza. Dopo un temporale tutto appare fresco, limpido, sereno: gli uomini, che riprendono le proprie occupazioni e abitudini; gli animali, che festeggiano gioiosamente il ritorno del bel tempo; le cose, che acquistano un particolare rilievo… Continue Reading


I Canti leopardiani: L’infinito

Una siepe, un uomo seduto e contemplante, un improvviso soffio di vento che giunge  e rapido si dilegua: ecco i semplici elementi di questa prodigiosa poesia. E’ dalla siepe che s’inizia e si svolge la serie dei profondi pensieri che si tramutano e si concretano in mirabili fantasmi poetici.  La linea precisa dell’orizzonte, che sembra… Continue Reading


I Canti leopardiani: A Silvia

Sicuramente A Silvia è uno dei Canti più perfetti del Leopardi e, possiamo dire, di tutta la nostra lirica. Fu scritto a Pisa, in due giorni, il 19 e 20 aprile 1828. Il poeta ripensa con tale intensità alla fanciulla morta da rivolgerle la parola come se fosse viva e presente e potesse ancora intendere… Continue Reading


I Canti leopardiani: Il tramonto della luna

Come in altre poesie così in questa i vari aspetti della natura sembrano al Leopardi immagine e, potremmo dire, simbolo delle varie fasi della vita. La luna, in una notte tranquilla e solitaria, spande chiarore sulla campagna e vi suscita anche ombre, che allungandosi, creano vaghe figure e parvenze ingannatrici; poi, giunta all’orizzonte, scompare: ed… Continue Reading