“Lady Mafia”, il fumetto cult ideato da Pietro Favorito, è ora anche un romanzo noir. In uscita l’8 marzo con Noir Edizioni

COPERTINA_ROMANZO-definitiva.BF_LIGHTQuesta è la storia di Lady Mafia e dei suoi mille volti. È la storia del killer del Brenta, spietato sicario del nordest italiano. È la storia della Conegliana, la nipote del Pacchiano, il trevigiano capo di un impero economico fatto di riciclaggio e rifiuti tossici. È la storia dell’Angelo della Morte, tornato in Puglia per scalare i gradini della mafia foggiana e allearsi con la “Santissima Trinità”. Ed è la storia, insieme, della fidanzata di Pierluigi, figlio di quel Calabrese ai vertici della malavita locale, della sexy Federica Neri, pericolosa seduttrice del commissario di polizia più inviso alla “Nuova Società”, e di Veronica De Donato, l’amante segreta della bellissima Sabrina Morganti. Ma Lady Mafia è soprattutto una storia di vendetta. Sullo sfondo di una Foggia nascosta e umbratile, fatta di night-club e prostituzione, droga e gioco d’azzardo, Veronica ha solo una missione nella testa e nel cuore: infiltrarsi nelle mafie d’Italia per ritrovare Giacomo, il fratellino scomparso, e farla pagare personalmente agli assassini dei De Donato. Riuscirà una giovane donna a vincere lo scetticismo di un ambiente selvaggio e maschilista? Riuscirà Veronica a mettersi sulle tracce del branco di malviventi che dieci anni prima fece irruzione in casa sua per stuprarla e sterminare la sua famiglia? E riuscirà ad arrivare fino al Dottore, il misterioso mandante della strage? Ritmo serrato e atmosfere pulp sono gli ingredienti di quest’opera avvincente che ha la sua forza in un intreccio fitto come la rete di intercettazioni e ricatti, rapimenti e agguati che terranno il lettore incollato alle pagine. Dietro una facciata da narrativa di consumo, gli inseguimenti hollywoodiani e i personaggi fumettistici di Lady Mafia celano in verità un messaggio di denuncia, oltre che un intento impegnato: far luce sulla pervasività della Mafia, una piaga che si insinua dappertutto. In ogni città. Da nord a sud.

 

Dalla prefazione di Andrea Corona

Pur trattandosi di un’opera di fantasia e non di un romanzo d’inchiesta, non possiamo tuttavia esimerci dal rendere merito all’autore per aver ricostruito all’interno della fiction narrativa gli scenari propri della Quarta Mafia, affiancando all’epopea di un personaggio fittizio un intento divulgativo in grado di far luce su una realtà incredibilmente poco nota come quella della mafia fog-giana. Ed è in quest’ottica che l’efferatezza della protagonista chiede di esser letta: non come gratuita esaltazione di forza, perversione o sadismo, né come esibizione di una violenza fine a se stessa, bensì come simbolo letterario. Veronica De Donato, non a caso sopran-nominata “l’Angelo della Morte”, è insieme vittima e carnefice, predatrice e preda. È il diavolo in persona, è vero; ma lo è in quan-to anima in pena posseduta essa stessa dal demonio. Di più: Vero-nica è brutale e feroce perché, a partire dalle cicatrici che le infe-stano la mente e il corpo, incarna in prima persona la durezza e l’aggressività della mafia. Ma Veronica è anche la lotta alla mafia. E questa duplicità non cesserà di impegnarla in una perenne batta-glia intestina con se stessa. È con rigore quasi scientifico, inoltre, che Favorito ricostruisce un’ambientazione sfaccettata e una costellazione di personaggi che agiscono in nome della sete di potere come dell’omertà, della di-sperazione come dell’ostentazione. Per una trama intricata come lo è la fitta rete dei ricatti e degli agguati, delle intercettazioni e degli inseguimenti, delle sparatorie e dei rapimenti, dei patti di alleanza e delle dichiarazioni di guerra. È una Foggia prevalentemente notturna quella descritta in Lady Mafia. Una Foggia fatta appunto di night-club, oltre che di bunker e di residence; ma anche di prostituzione e gioco d’azzardo, di «bu-siness della droga» e di «imprenditori della munnezza», di luogo-tenenti (come vengono chiamati in Puglia i consiglieri dei boss) e di organizzazioni per batterie (coalizioni di due o più famiglie). Così come non mancano, nell’opera, una “Santissima Trinità” al vertice della piramide (con un chiaro riferimento alla “Sacra Coro-na Unita” pugliese) e neppure le influenze di famiglie campane negli affari di Capitanata, attraverso dei legami a doppio filo con la camorra. E non poteva essere altrimenti, dal momento che la “Nuova Società” o “Società Foggiana” nasce proprio col nome di “Nuova Camorra Pugliese” (per via del diretto legame con la “Nuo-va Camorra Organizzata” di Raffaele Cutolo).

 

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