Iacopo Sequi, “Piazza Libertà”, Fermento Edizioni, 2014, letto da Dante Maffia

Cover--Singola-Piazza-LiberUn romanzo avvincente, che sembra volerci riportare ai tempi del neorealismo, a quando le vicende della Resistenza ebbero il sopravvento su tutto e fecero fiorire narrazioni interessanti e a volte di rara bellezza. Penso soprattutto a Beppe Fenoglio. Ma Piazza Libertà non ha nessuna delle caratteristiche legate agli anni successivi al dopoguerra, vive dentro un’atmosfera che mi viene da chiamare utopistica, quindi soltanto emblematica di una situazione di tensioni e di scontri armati. C’è una città, che non esiste in nessuna mappa geografica, governata da una dittatura cieca e assurda e decisa a farsi rispettare con la forza e con le armi. Il paesaggio vive tra il mare e le montagne, in un tempo senza tempo ed è per questo che i protagonisti diventano icone di ideali entro cui trovare la possibilità di fare emergere il concetto e il progetto di giustizia e di libertà. A volte è necessario agire con determinazione e direi ferocia per debellare il male, per opporsi all’aberrazione dei prepotenti, l’importante è non comportarsi mai gratuitamente o essere motivati dal sentimento della vendetta e dell’odio. Ci sono delle scene molto chiare in proposito e anche quando Gillo o Belti saranno costretti a uccidere non sarà mai in maniera gratuita, ma per cercare di cancellare la potenza distruttrice del bene e addirittura delle coscienze. Non mancano, durante la narrazione, momenti di tenerezza, come quello per esempio, riguardante Vanda e la sua maternità e ciò si deve soprattutto alla scrittura di Iacopo Sequi che va avanti limpida e chiara per esprimere al meglio la sua urgenza di realizzare un libro che possa servire a chi crede che oggi siamo fuori da ogni schiavitù e da ogni sopruso. Se non fosse così non avrebbe avuto senso una storia di “resistenza” scritta da un giovane (Iacopo Sequi è nato a Pietrasanta nel 1979), in una Italia che la Resistenza l’ha vissuta da oltre mezzo secolo. Gli intenti di Sequi sono quelli di “avvisare” che il pericolo della dittatura è sempre in agguato, sotto ogni emisfero. E devo dire che questo “avviso” è davvero coinvolgente. La struttura del libro è sapiente ed è condotta con perizia che sa dosare il ritmo fino a portarlo a un finale estremamente inquieto, incalzante, ricco di risvolti molto umani. E bisogna anche sottolineare che non sfiora nessun filo di retorica neppure la pagina conclusiva: “E i ragazzi sono già per strada con la vernice. La piazza dove abbiamo rischiato di morire è stata intitolata alla libertà”.

Dante Maffia

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