A Stairway to Rock: Led Zeppelin (I), di Fabio Lacovara

LED ZEPPELINI Led Zeppelin rappresentano una pietra miliare nella storia del rock. Questo perché, per quanto non abbiano dato l’avvio ad un vero e proprio genere musicale, hanno saputo però dare un respiro più ampio ed un tocco fortemente personale ad un macro genere qual è appunto quello del rock. E gliene hanno dato i lustrini. Ma voglio subito contraddirmi con ciò che ho appena affermato, perché credo che una sorta di evoluzione del genere rock abbia preso avvio dalla pubblicazione del primo imprescindibile album del gruppo britannico: mi riferisco a ciò che sarà ribattezzato “hard-rock”, una miscela esplosiva di chitarre corrosive e di parti di batteria molto accentuate con l’introduzione di altri strumenti come tastiere e armoniche; il tutto accompagnato da testi fortemente personali e alquanto impegnati in ambito socio-psicologico. Robert Plant, Jimmy Page, John Paul Jones, John Bonham, quattro nomi entrati nella storia per la loro capacità, non solo di creare una personalissima miscela di blues, rock ’n’ roll e sonorità esotiche e misticheggianti (“Kashmir” ne rappresenta l’esempio più alto), ma anche di trasmettere, durante le centinaia di date live affrontate in tutto il mondo, la vera essenza dell’ hard rock: non solo sesso , droga e rock and roll quindi, ma anche straripanti emozioni derivate dal perfetto connubio dei quattro, dagli assoli del mago delle sei corde Page (il quale, dai tempi del suo precedente gruppo, gli Yardbirds, sino al primo album con gli Zeppelin userà una Fender Telecaster Paisliey per poi passare alla mitica Les Paul che gli assicurerà un suono meno psichedelico della prima ma più cristallino) e dal selvaggio e sensuale carisma del biondo riccioluto Plant, perfetto frontman che infonderà voce e  anima a tutte le songs. Prodotto da Jimmy Page (il quale lo aveva composto in parte per il suo vecchio gruppo, i New Yardbirds) e registrato ai mitici Olympic Studios di Londra, il primo album dei Led Zeppelin è un’opera di classe insuperata. Un album che ha venduto milioni e milioni di dischi; ma è troppo riduttivo fermarsi a soli freddi numeri. Uscito nel 1969 è ancora oggi un disco di riferimento per qualsiasi rock band che inizia a muovere i suoi primi passi in qualche garage di periferia. Ciò perché infonde alle orecchie dell’ascoltatore i migliori esempi di blues con “You Shook Me” e “I Can’t Quit You Baby”, gli assalti più propriamente rock in brani come “Communication Breakdown” e la conclusiva “How Many More Times” e canzoni più peculiarmente “zeppeliane” quali la ballad “ Babe I’m Gonna Leave You” e la stupenda visione allucinata di “Dazed and Confused”. tumblr_ncochfMQTQ1r7pcsno1_1280 Nota curiosa, per la copertina e per il loro stesso nome i quattro musicisti inglesi scelsero l’immagine dello Zeppelin LZ 129 Hindenburg, il quale prese fuoco il 6 maggio 1937 mentre era in volo sui cieli americani: l’immagine non fu presa a caso, dato che come Robert Plant & co. affermarono, quel fuoco, quelle fiamme, simboleggiavano la calda anima del blues e del rock. Fiamma sulla quale i Led Zeppelin hanno soffiato forte e che ancora oggi avvampa più che mai nei cuori degli appassionati di musica di tutto il mondo.

Fabio Lacovara

Clicca per ascoltare Dazed and confused: https://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=ehwSEVbBZl4

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