Miserere contro la guerra: due poesie di Narda Fattori

sokurov1

Senti il rombo , mamma?
Cade la casa, si è rotto il bicchiere
il gatto è spaventato
ho paura mamma.

Vengono vestiti di nero, ti cercano
io ti difendo col mio corpo,
ti nascondo , è piccolo il mio corpo
e loro ridono , trapassiamo insieme,
tre colpi di kalashnikov la mia testa
si rompe come un uovo e il tuo cuore
si squarcia come pane lievitato.

Che è successo , mamma?
Gli uomini neri gridano che Allah
è buono, che Allah è grande,
loro fanno la sua volontà.

Ricordi , mamma, il mio amico Esau,
cristiano, diceva le preghiere,
ubbidiva per fare la sua volontà.

Mamma , qual è la volontà degli dei?

ScemoGuerra526x394

Polvere e detriti, se cadi ti sporchi
del sangue di chi è caduto prima di te.
Il dromedario non pascola più,
vuole morire sulla sabbia calda
magari sotto una palma.

Non c’è la pista, non c’è miraggio,
le creature sono lamenti di fame e di sete,
di ferite aperte e infette, di orfanità.

Non c’è onore e qui neanche una tomba,
un candido lenzuolo per un corpo nudo,

come ci presenteremo al cielo nemico
se la terra ci ha posto fratello contro
fratello e la pazzia deflagra ovunque?

Narda Fattori

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7 commenti
  1. La poesia di Narda Fattori tiene sempre desta l’attenzione sulla storia con gli strumenti della vera poesia. Leggo il suo “Miserere contro la guerra” e penso:

    Dov’è l’oltre, ti chiedi,
    se il trapasso
    è l’assuefatta lama
    di boia in batteria,
    se il sorpasso
    urla la tracotanza
    addestrata all’orrore?

    Mozzata, la domanda
    ha il capo infranto.

  2. Grazie, amici miei, parrebbe tempo e inchiostro sprecato, ma , chissà, insistendo, si apre un cuore, un altro lo segue,… Non si può durare a vivere senza passioni e utopie..

  3. come ci presenteremo al cielo nemico
    se la terra ci ha posto fratello contro
    fratello e la pazzia deflagra ovunque?

    Sai Narda, questa è la domanda che io, come cristiano, mi pongo in ogni momento della giornata, e tu l’hai messa in versi.
    Ma finirà, finirà anche questa pazzia, e resteranno i tuoi bei versi a futura memoria di cosa fosse la poesia in questi anni di dolore e pazzia collettivi.

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