Dante Maffia, “Monte Sardo”, Soveria Mannelli, Rubbettino – 2014, letto da Francesco Perri

9788849841947_14e0300_maffia_piatto_150Sembrava che il mondo fosse andato per la strada giusta e si fosse affrancato dalla condizione persistente in cui era rimasto per secoli, ma la parola padrone ha soltanto cambiato aspetto. La sostanza è rimasta identica e perciò ben vengano libri come questo di Dante Maffia che ci ricorda un’epoca in cui la dignità dell’operaio e del contadino valeva zero. Siamo a metà degli anni quaranta, appena nel dopoguerra, e l’Italia sente tutto il peso della devastazione. La gente si è rimboccata le maniche e sta cercando di risorgere dalle macerie, ma c’è chi non tiene assolutamente conto che molte cose sono cambiate, che i disastri hanno modificato anche gli atteggiamenti della gente. Niente, sordità totale nei benestanti e nei pochi borghesi di un borgo calabrese nei riguardi dei non abbienti. E prepotenze senza il minimo di riguardo. L’uomo uguale alla bestia, lavorare per un tozzo di pane, aspettare il consenso dei signori per respirare. Cioè, continua quella specie di inferno che da troppo tempo brucia le viscere dei poveri. Il Messia non verrà, si è dimenticato delle quattro case sulla collina e resta quindi indifferente a ciò che accade. A raccontare queste vicende, con fatti che sono la conferma di abusi senza remissione, è Tommaso, un ragazzo che osserva attentamente ogni cosa, ma anche quattro giocatori di tressette che, mentre svolgono le loro partite parlano di questo e di quello, dei propri fatti e di quelli degli altri, spesso commentando, con battute sarcastiche o con maldicenze sfrontate. La bravura dello scrittore è soprattutto quella di non drammatizzare i drammi, anzi di renderli normali eventi che si svolgono e spesso intercalando scene che di per sé hanno una carica esplosiva di risate. Comunque, ciò che non è accaduto per lungo tempo può accadere all’improvviso e per strade inconsuete. Il figlio di un sarto del paese viene mandato in seminario per studiare da prete. Ma la sua natura è ribelle, sente i problemi della gente come suoi problemi e quando è il momento opportuno abbandona quegli studi pesanti troppo legati alla monotonia della teologia e abbraccia le dottrine del socialismo. Riesce a diplomarsi alle magistrali e quindi esercita la professione di maestro. Una spina nel fianco della “ciurma” paesana arroccata nei privilegi. Il maestro, dopo aver fatto il suo dovere di insegnante per non avere grane di nessun genere, la sera riunisce i braccianti e i contadini e cerca di fare capire loro che oltre ad avere dei doveri hanno anche dei diritti. Uno scandalo inaudito! Il prete, i tre medici, il farmacista, l’impiegato del comune tuonano contro questo “mascalzone” che si permette di aizzare contro la gente perbene la ciurmaglia analfabeta e stupida. Lo scontro avverrà al momento delle elezioni comunali e il maestro la spunterà. Una piccola epopea che ha un enorme valore simbolico, come dicevo all’inizio, perché siamo ricaduti nella perversione di un potere che non riconosce niente a nessuno se non l’obbedienza alle leggi imposte. Il libro di Maffia nel mentre diverte ci immette dentro una condizione sociale e umana davvero viva e ci fa capire che la libertà non è una conquista per sempre, ma una lotta quotidiana che bisogna tenere sempre desta e addestrata. A differenza dei libri che sul medesimo argomento in anni passati sono stati pubblicati, questo non mette il dito, dilungandosi, sulla condizione sociale, sulla miseria degli uomini, sulla tragedia del dolore, ma focalizza soprattutto la tensione ideale di un giovane che nel dopoguerra voleva far respirare aria pulita ai suoi compaesani. Ciccio Viceconte diventa così, nelle pagine di Maffia, il seme che deve germogliare e deve avviare alla rinascita non solo Monte Sardo, ma tutta l’Italia. Scritto con mano felice, come ispirato da un fiato che rende caldi uomini e ambienti, il libro arriva dritto al cuore e fa breccia, mette in crisi perfino coloro i quali erano convinti che ormai i problemi avessero cambiato sostanza. No, hanno cambiato soltanto la scorza, la pelle, la superficie, in realtà il potere ha cambiato abito e adesso sorride, non è più torvo e antipatico, ma purtroppo ancora più infido e cattivo. Questo libro aprirà gli occhi a molti, ne sono certo, e rimetterà in cammino il problema della libertà e del rispetto umano. Una bella lezione senza avere per nulla l’aria di esserla, un bello ammonimento, ma fatto con il sorriso e con quella sorta di ironia bonaria che riesce sempre a trovare il valico, la fessura per diventare campanello d’allarme.

 Francesco Perri

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