Rispolverare i classici: tre sonetti di Rainer Maria Rilke

rmrilkeRainer Maria Rilke nacque a Praga nel 1875, figlio di Josef Rilke, piccolo funzionario boemo, e di Sophia Entz, donna dal forte temperamento artistico. Cadetto alla scuola militare di Sankt Polten, studiò in seguito a Praga, poi a Monaco e a Berlino. Importante fu l’incontro, nel 1899, con la scrittrice e psicoanalista Lou Andreas-Salomé, che lo introdusse nel mondo aristocratico. Nel 1900 si stabilì a Worpswede in una comunità di artisti dove conobbe la scultrice Clara Westhoff che sposò nel 1901. Negli ultimi anni Rilke fu spesso a Parigi, incontrò Gide, tradusse Valéry e strinse amicizia con il celebre scultore Rodin, di cui aveva scritto una biografia. Nel 1911-12 soggiornò al castello di Duino ospite della principessa Maria von Thurn und Taxis, traendone ispirazione per la raccolta delle Elegie duinesi. Morì di leucemia in Svizzera, a Valmont, nel 1926 a soli 51 anni, lasciando un grande patrimonio di manoscritti inediti, raccolti oggi nei “Rilke-Archiv” di Brema, Marbach,Weimar, Berna ed Harvard. Le prime opere (Il libro d’ore, 1899-1903; Il libro delle immagini, 1898-1906; e soprattutto la notissima Romanza d’amore e di morte dell’alfiere Cristoforo Rilke, 1906) rivelano una soggettività dolente, attenta ai valori musicali della lingua. Recatosi a Parigi, in un periodo di felice produttività, nascono Le Nuove poesie (1907-08) e le prose dei Quaderni di Malte Laurids Brigge (1910), angosciosa analisi del problema esistenziale dell’uomo moderno. La guerra mondiale acuì ancor più lo sguardo introspettivo di Rilke, che scrisse i Cinque canti (1914) e, gemme della maturità, le Elegie di Duino (1922) e i Sonetti a Orfeo (1922), dove la parola si fa interprete del mistero della vita e della morte. Il tema della metamorfosi (simboleggiata da Orfeo), in cui tutto si trasforma in bene, la morte filtrando il male nel bene, la morte nella vita. I 55 sonetti furono concepiti come “ monumento funebre” a una ragazza di diciannove anni morta di leucemia.

 

Da stieg ein Baum. O reine Übersteigung!

O Orpheus singt! O hoher Baum im Ohr!
Und alles schwieg. Doch selbst in der Verschweigung
ging neuer Anfang, Wink und Wandlung vor.

Tiere aus Stille drangen aus dem klaren
gelösten Wald von Lager und Genist;
und da ergab sich, daß sie nicht aus List
und nicht aus Angst in sich so leise waren,

sondern aus Hören. Brüllen, Schrei, Geröhr
schien klein in ihren Herzen. Und wo eben
kaum eine Hütte war, dies zu empfangen,

ein Unterschlupf aus dunkelstem Verlangen
mit einem Zugang, dessen Pfosten beben, –
da schufst du ihnen Tempel im Gehör.

 

Un albero si leva – o puro sovrastare!

Come canta Orfeo! – e il grande albero è in ascolto!
E tutto fu silenzio. Ma proprio in quel tacere
avvenne un nuovo inizio, cenno, mutamento.

Irruppero animali dalla quiete, dal chiaro
bosco liberato, da tane e nascondigli
e fu palese: non per astuzia o per timore
erano in sé così raccolti, ma – per l’ascolto.

Ruggito, grido, bramito, allora
parve ben poca cosa ai loro cuori.
E nell’orecchio – che era appena una spelonca,

un anfratto del più oscuro desiderio
con l’entrata dalla porta scardinata –
tu creasti per loro un santuario.

 

*

 

Wolle die Wandlung. O sei für die Flamme begeistert,
drin sich ein Ding dir entzieht, das mit Verwandlungen prunkt;
jener entwerfende Geist, welcher das Irdische meistert,
liebt in dem Schwung der Figur nichts wie den wendenden Punkt.

Was sich ins Bleiben verschließt, schon ists das Erstarrte;
wähnt es sich sicher im Schutz des unscheinbaren Grau’s?
Warte, ein Härtestes warnt aus der Ferne das Harte.
Wehe –: abwesender Hammer holt aus!

Wer sich als Quelle ergießt, den erkennt die Erkennung;
und sie fuhrt ihn entzückt durch das heiter Geschaffne,
das mit Anfang oft schließt und mit Ende beginnt.

Jeder glückliche Raum ist Kind oder Enkel von Trennung,
den sie staunend durchgehn. Und die verwandelte Daphne
will, seit sie lorbeern fühlt, daß du dich wandelst in Wind.

 

Cerca il mutamento! Sii entusiasta per la fiamma,
quando sfugge la cosa che sfoggia il suo tramutare!
Lo spirito architetto che governa la terra,
nello slancio della figura, ama il punto di svolta più di tutto!

Ciò che si chiude nel persistere, già è il Pietrificato;
si crede sicuro, rifugiato sotto il Grigio opaco?
Ecco, più dura cosa minaccia di lontano la durezza.
Ah! – si solleva il martello, quasi assente dal suo gesto!

Riconoscenza riconosce che s’effonde come fonte!
E incantato lo conduce per le vie serene del creato,
che col principio spesso finisce e con la fine inizia.

Ogni spazio felice, di Separazione è figlio o discendente,
lo attraversano stupiti. E Dafne trasmutata vuole,
da quando è alloro, che tu ti muti in vento.

 

*

 

Sei allem Abschied voran, als wäre er hinter
dir, wie der Winter, der eben geht.
Denn unter Wintern ist einer so endlos Winter,
daß, überwinternd, dein Herz überhaupt übersteht.

Sei immer tot in Eurydike -, singender steige,
preisender steige zurück in den reinen Bezug.
Hier, unter Schwindenden, sei, im Reiche der Neige,
sei ein klingendes Glas, das sich im Klang schon zerschlug.

Sei – und wisse zugleich des Nicht-Seins Bedingung,
den unendlichen Grund deiner innigen Schwingung,
daß du sie völlig vollziehst dieses einzige Mal.

Zu dem gebrauchten sowohl, wie zum dumpfen und stummen
Vorrat der vollen Natur, den unsäglichen Summen,
zähle dich jubelnd hinzu und vernichte die Zahl.

 

Sii oltre ogni addio, come se fosse già dietro
di te – come l’inverno che appunto se ne va.
Perché tra i tanti inverni c’è un inverno talmente infinito
che, se il tuo cuore lo sverna, allora sopporta ogni cosa.

Sii sempre morto in Euridice – innalzati cantando
e, nella pura relazione, ridiscendi celebrando!
Qui tra quelli che svaniscono, nel regno del declino,
sii risonante cristallo che già nel suono s’è infranto.

Sii – e insieme sappi la condizione del non-essere,
fondamento interminato della tua interna oscillazione –
che tu possa compierla appieno, quest’unica volta.

Alle risorse già usate, come a quelle oscure e mute
della natura ricolma, alle somme indicibili,
aggiungi con gioia te stesso, pareggia il conto!

(traduzione di Alessandro Cecchi)

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