Cinque poesie di Maria Marchesi da “Evitare il contatto con la luce”, Lepisma – 2005

virussmall1Il disagio psichico entra in scena prepotente nella prima parte di questa raccolta di poesie di Maria Marchesi e frasi come “ le punte acuminate dei coltelli”, che è anche il titolo della sezione d’esordio, o “un sordo rancore contro il mondo”, parlano di ragioni dolorose che si sono perdute nella memoria, o che si sono volute perdere, nel difficile cammino del ricordo[…]. Per Maria Marchesi non c’è reale forza salvifica nella poesia poiché si è smarrito per sempre il valore semantico delle parole e il verso non può più servire a svelare il significato profondo di ciò che viene nominato[…]. Non ho potuto non provare emozione quando ho trovato rievocata delicatamente la figura di Isabella Morra, di cui anch’io mi sono occupata teatralmente: sconfitta, reclusa, negata al mondo. E commoventi mi sono sembrati i riferimenti alle attività prettamente femminili, come quella della tessitura (Fare e disfare/sul filo indistinto delle stagioni): “ Libera da impacci e/ di alti profondi amori,/ dall’ansia del potere/ dalla precarietà/ e dalle agonie estenuanti delle attese”. “ Tutti dicono:la vita! La vita!/ E io non sono riuscita/mai a incontrarla./ Ma c’è? Esiste’ Dove vive?”, si chiede Maria Marchesi quasi a chiusura della sua raccolta di poesie. E se ancora una volta appare grande il male di vivere e tanti sono gli interrogativi a cui i versi non riescono a dare una risposta, tuttavia caparbiamente, parola dopo parola, sembra imporsi la speranza. E’ una energia sotterranea, quella della parola poetica, capace di trasformare un numero infinito di debolezze in una forza vitale e inarrestabile.

 dalla prefazione di Dacia Maraini

 

M’INCHINO AL MALE

Ben disposti silenzi
dice Zanzotto
indisseppellibili
e silenzi
la cui soluzione strama
verso acuminate cime
d’alberi di vento.
M’inchino al male che preme
al fondo dello stomaco
negli occhi
saetta una vipera inquieta
che va spegnendo le stelle.

 

LETTERA D’AMORE

Sai che cosa serve al tuo viso
dopo l’estate e prima dell’inverno?
Idrolatte Nutrase Idim,
insieme,
per dare alla tua pelle
giusta idratazione e nutrizione.
Così passano gli anni e tu resisti
alla forza perversa che sconquassa
il rosa della pelle. La perdizione
è nel bisogno di sfuggire al tempo.
Quando ti guardo so d’essere un tuono
che tergiversa in alto. Il bianco è un fiore
che s’avviluppa al vento della notte.

 

ESSERE E AVERE

Come ausiliare forma i tempi composti
della forma passiva,
come cupola unisce il soggetto
con il predicato nominale;
come predicato verbale afferma l’esistenza,
la presenza reale del soggetto.
Come ausiliare forma i tempi composti
dei verbi transitivi attivi;
come verbo esprime l’idea di possedere.
Io non sono né essere né avere,
né verbo transitivo o intransitivo.
Né forma passiva, ahimé, ma sorda.

 

ANCHE GLI DEI AMANO

Il mare è così docile allo sguardo,
così infido al piede…
E’ un dio che si concede
solo agli stupri del vento.

 

NON M’AIUTO PIU’ DI TANTO

Io nella notte. Nel suono perduto
e ritrovato, tentando di percepire
le somiglianze col polline, giacere
in corde d’arpa appassite
sul crinale d’indizi poco probabili.
Gli appuntamenti tutti perduti e rimuginare
non m’aiutò più di tanto. Cadevano ragni,
s’impastavano alle frasi, ai sospiri, irritati
di non poter tessere a loro piacimento.

Annunci
Lascia un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...