Perché l’Europa ci ha scelti – Matera capitale europea della cultura 2019 – di Maria Grazia Trivigno

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La mia terra è ciò che incide
duramente il dorso
e nel petto si stagna.
E non sarà mai spina
ma cima.

Luciano Nota

Osservo il logo, quello strano simbolo fatto di filamenti color argilla che si allungano verso l’alto e verso il basso. E fissandolo finalmente capisco: è la parte alta della città che si specchia nella parte bassa. La città nuova che si riflette nell’ipogeo. La pietra chiara, che abbaglia in ogni città del Sud, qui chiacchiera segretamente con un mondo di tufo sommerso. Eppure, Matera, la Basilicata tutta, non è stata scelta perché il Sasso ricorda l’Inferno dantesco, come nella suggestione di Carlo Levi nel Cristo. È stata scelta perché i giurati sono stati portati a mangiare in casa della gente. Perché si sono persi nell’abbraccio di Piazza Vittorio Veneto, si sono lasciati trasportare da via Ridola fino a Palazzo Lanfranchi, per arrivare in quello che per me è il punto più bello di tutta Matera, piazzetta Pascoli. E di lì sono stati scortati per l’ennesima stradina che scende nel mondo parallelo sotto. Matera piace, perché ogni punto di arrivo è solo punto di partenza. Piace perché a dominare la gravina si prova vertigine. Matera ha vinto, perché hanno vinto Aliano, la luna e i calanchi; perché hanno vinto Bernalda, Metaponto e lo Ionio; Miglionico, Montalbano, Montescaglioso, le chiese di Irsina; perché hanno vinto Calciano, Colobraro- sì, perfino Colobraro- Craco nuova e Craco vecchia, paese fantasma; perché hanno vinto Ferrandina, Grottole, Salandra, Pomarico; perché hanno vinto gli aranceti di Tursi. Ha vinto l’aria greca che si respira a Nova Siri, Scanzano, Policoro. Perché ha vinto ogni alveolo del polmone a tratti verde a tratti riarso della montagna materana, Grassano, Tricarico, Garaguso, Oliveto Lucano, Cirigliano. Perché hanno vinto San Mauro con i suoi campanacci, Accettura con il suo Maggio, Stigliano, Gorgoglione, Pisticci, Rotondella, San Giorgio Lucano, Valsinni. Ha vinto Potenza con tutta la sua provincia. Hanno vinto il basilico e i fuochi del Basento. Ha vinto una cultura diversa, forse un’anticultura: una cultura fatta di aneddoti su Pier Paolo Pasolini, durante le riprese del Vangelo; su Franco Rosi e Gian Maria Volontè. La cultura delle Feste del sole, degli archivi di Domenico Notarangelo, de I basilischi della Wertmuller e dei Tarantolati di Tricarico. La cultura dei quadri di Levi e della poesia del nuovo meridionalismo bagnato di ermetismo, la cultura dell’antropologia del suono, dell’etnologia sul campo, delle processioni di paese. L’Europa ci ha scelti, forse, per come eravamo e per come siamo invece diventati; ma forse anche un po’ per come siamo rimasti. Guardo di nuovo il logo. A osservarlo meglio di questa città ricorda anche il profilo del pane.

Maria Grazia Trivigno

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1 commento
  1. Evviva Matera! Evviva la Basilicata! Amo quella terra per tutte le ragioni splendidamente elencate da Maria Grazia Trivigno sotto i versi lucenti di Luciano Nota… e per il fatto di aver avuto nella mia infanzia un indimenticabile maestro elementare e maestro di vita proveniente da quella terra… “se l’Umbria avesse due mari sarebbe anch’essa una Basilicata!”

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