“In tal ventura del tempo”, poesia di Roberto Taioli

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In tal ventura del tempo
m’è toccato d’incontrare
ottocento novecento duemila
che mi provano
dicono quanto
sono fatto da altri che da me
ultimo sorgivo della filiera
che svana a labirinto.
Più giù mi sporgo
non vedo che gli ultimi gironi
gli affiori di radici
ma la pianta che pur c’è
nascosta come rete
che vela il lume.
Ma bastano pochi cenni
che salgono fin quassù
all’ultimo promontorio d’esistenza
ove un sole incerto filtra a giugno
tra l’acqua piovana.

Dimmi allora chi sei
stigmate sangue corporeo ammasso
e dimmi di quante parti ti sei
fatto uno

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