Ecco perché la poesia ci salva la vita, intervista di Luca Orsenigo a Paolo Ruffilli

paoloPaolo Ruffilli è nome notissimo in Veneto, dove risiede, quanto nel resto d’Italia. La poesia è la ragione stessa della sua esistenza. Che cosa ha dunque per salvare la vita?

La poesia è una pratica esoterica. Un’attività molto seria. Sacra. Che ha a che fare con la magia. E’ la parola magica infatti che risolve la situazione, la chiave che apre le porte serrate. La poesia è la via dell’approfondimento e della profondità alla ricerca delle ragioni più vere ed autentiche e in questo senso non potrebbe non salvare la vita. E non importa se poi nella quotidianità corrente e corriva si pensi l’esatto opposto.

Salva la vita al poeta o al lettore?

A entrambi. E’ una pratica esoterica che presuppone una scelta individuale forte. Sono io che scelgo la via della ricerca e della salvezza. La poesia è prima di tutto la pronuncia di questo percorso da parte del poeta che però la lascia come testimonianza e traccia di confronto per gli altri. E’ così da sempre. Penso al Dante della Commedia dove la pronuncia di un percorso simile va dallo smarrimento nella foresta alla ricerca del sentiero difficile e arduo che porta alla salvezza. Il percorso è suo, la salvezza è la sua, ma la testimonianza è aperta a quanti vogliono inerpicarsi per lo stesso sentiero.

Tra lettore e poeta allora si stipula un’alleanza per trasformare il mondo?

Certamente. La vera poesia è sempre e solo scritta dal poeta per se stesso e proprio per questo può avere veri lettori. Il vero lettore è colui che, sempre attivo, compie la scelta di incamminarsi lungo quello stesso sentiero. Nella poesia si realizza la nostra unicità.

Ma esiste la possibilità di costruirla anche fuori o lontano la poesia?

Molti percorsi di ricerca e di salvezza non lasciano certo una traccia in versi, ma ugualmente la parola rimane lo strumento della ricerca. La parola autentica è sempre una parola poetica, anche quando non ha le caratteristiche e le connotazioni della poesia in senso letterario.

Che cosa può dire questa parola a chi è devastato dal quotidiano, schiacciato dalla realtà?

Può dire molto ma a partire dalla scelta personale. Ciascuno di noi è immerso e stritolato da una quotidianità che lo distrae e lo porta ad occuparsi d’altro, quasi sempre di cose assolutamente prive d’importanza riguardo alla salvezza, ma è anche nella tragedia che si cambia orientamento, come avviene in Dante.

La coscienza della nostra condizione è dunque la sede dell’ispirazione?

Se così vogliamo. E’ il luogo dell’ispirazione misterioso e oscuro che si va chiarendo cammin facendo o forse solo alla fine del percorso.

Quali regole seguire allora per scrivere una poesia? Accordare tecnica e anima?

La poesia che ci attraversa e ci trascina è quella in cui sentiamo la coincidenza perfetta tra il dire e l’essere e da questo punto di vista la parola ha in se stessa le sue regole, comprese quelle codificate nel tempo che passano attraverso i generi letterari. Ma l’operazione principale è sempre quella di levare: c’è sempre troppo e mai nulla da aggiungere. Togliere caso mai.

E una poesia di questo tenore la possiamo imparare a scuola?

Si comincia lì e forse ancora prima, facendo tesoro dell’avventura della parola quando ci dà una forma interiore fatta di strutture…

E’ fondamentale allora imparare a memoria la poesia?

Senza esagerare. Non sono per un uso eccessivo della memoria. La memoria è anche pericolosa. Anche i computer sono resi inabili da troppa memoria. Dobbiamo trattenere solo l’essenziale. La poesia è dire il massimo con il minimo.

Si potrebbe insomma essere poeti senza scrivere poesie?

Sarebbe un silenzio che grida nel deserto. La dimensione poetica è in rapporto con il silenzio, perché in poesia tra l’altro non c’è mai nulla più del dovuto.

Le parti bianche della composizione?

Le parti bianche sono i silenzi di cui sono intessute le poesie e servono a dare maggiore rilievo alle parole presenti. Ogni parola è già un mondo. E più parole fanno un universo.

Tutto è quindi poetabile?

Assolutamente. La poesia non ha tempi privilegiati. Questa è una idea preconcetta.

Quindi quando Zanzotto scrive “ In questo progresso scorsoio” sta facendo ancora poesia?

Sì, perché il poeta, in particolare uno grande come Zanzotto, caratterizzato da lucidità e forza espressiva, anche in questo periodo, continua a pronunciare una parola che ha la tipica forza della parola poetica: anticonformista, rivoluzionaria, lacerante, mai accomodante.

Non ci può essere una rivoluzione senza dare ascolto ai poeti?

Ai poeti non si dà più neppure la possibilità di parlare. In un salotto televisivo il poeta non è mai invitato e se lo è, lo è per l’appartenenza politica, per rappresentare una parte.

Un giullare più che un poeta…

E’ la negazione del poeta. Il poeta non sta per così dire da nessuna parte e dappertutto. La sua parola viene dal profondo, è necessaria e sufficiente e mai addomesticabile. Un poeta non lo si può controllare e questo lo rende ancor più pericoloso.

A proposito del volume di Donatella Bisutti ” La poesia salva la vita”, Feltrinelli – 2009 –

 

 

 

 

 

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4 commenti
  1. Octavio Paz : “La poesia è “critica” , tout court ” , critica nel monitoraggio autoreferenziale e in quello rivolto all’Altro , al Mondo . Penso abbia ragione. Critica e quindi analisi e ricerca di una “verità” ; di una ragione di stare al mondo non vana effimera ma calata in una realtà sociale / civile che chiede riscontro , che chiede di essere interpretrata ; valorizzando l’umano e sottolineando quanto di slogato di franto e di assurdo si oppone ad una idea di bellezza / autenticità che ci occupa come ragione di vita anche al di là della scrittura .
    Condivido l’approccio di Paolo , la sua “verità”e la sua fiducia nella parola sono anche le nostre .
    leopoldo –

  2. Non molti cercano ragioni vere, autentiche. La salvezza di questi tempi è materiale, fisica. Si dà sì grande rilievo all’emozione, ma per il puro piacere di provarne. E che siano sempre più forti perché ci si assuefà in fretta. È piacere fine a se stesso. Non c’è ricerca e pochi trovano un senso nella voce della poesia. Troppa responsabilità essere liberi.

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