Italo Calvino, Lezioni americane (quinta lezione), MOLTEPLICITA’, di Roberto Taioli

calvino-lezioni-americanePer comprendere il principio di molteplicità occorre acquisire un diverso punto di osservazione e di sguardo sul mondo.. Tutto, dice Italo Calvino, è un groviglio di reti e di relazioni, di nessi e di legami. Dobbiamo perciò abbandonare la visione frontale dell’oggetto che ci lascia distanti e passivi di fronte ad esso. La lezione inizia con una lunga citazione tratta da Carlo Emilio Gadda, autore molto amato da Calvino e al quale dedicherà un capitolo nel suo Perché leggere i classici. Il brano gaddiano è ricavato dal romanzo Quer pasticciaccio brutto de via Merulana, uno dei romanzi più enigmatici dello scrittore.

Gadda è per Calvino uno scrittore emblematico, ingegnere, matematico, ma attratto da una forza vivissima di scrivere, cioè diventare altro da sé, di uscire dal suo ruolo codificato. Calvino lo descrive come un intellettuale, scrittore e nevrotico, che trova nella scrittura il terreno ove scaricare tutte le sue angosce; ma come ogni soggetto nevrotico l’esigenza compulsiva a scrivere non trova mai appagamento e stasi. Tutti i suoi libri sono infatti opere incompiute, poiché sempre gli sfuggiva e si nascondeva il punto d’approdo, il nesso di relazioni che possa dirsi risolutivo:

Nei testi brevi come in ogni episodio dei romanzi di Gadda, ogni minimo oggetto è visto come il centro di una rete di relazioni che lo scrittore non sa trattenersi dal seguire, moltiplicando i dettagli in modo che le sue descrizioni e divagazioni diventano infinite”. Si apre cosi sempre una nuova via di fuga, un’altra possibilità che può modificare e stravolgere l’intreccio, cambiare la destinazione. Ogni trama si può diramare in mille altre direzioni. Ancora, scrive Calvino sempre a proposito di Gadda “ da qualsiasi punto di partenza il discorso si allarga a comprendere orizzonti sempre più vasti, e se potesse continuare a svilupparsi in ogni direzione arriverebbe ad abbracciare l’intero universo”. E’ qui da Calvino teorizzata l ‘ “apologia del romanzo come grande rete”, cui giungerà alla fine della lezione, come grande contenitore ove continuamente tutto può essere rimescolato in una nuova combinatoria o enciclopedia. Nulla pertanto può definirsi davvero concluso, esaurito, tutto può ricominciare partendo da nuovi punti di vista, da nuovi spunti e sentieri. Altri autori si sono mossi in questa direzione, per es. Proust che non riuscì a portare a termine l’edificio della sua opera, poiché la Recherche man mano che cresceva nelle sue mani “andava infoltendosi del suo stesso sistema vitale”. Oggi, scrive Calvino a proposito delle sorti del romanzo, “non è più pensabile una totalità che non sia potenziale, congetturale, plurima “, non è più possibile non solo scrivere ma neppure pensare ad un romanzo come I promessi sposi che ha una sua logica interna mirante da più parti ad una conclusione. Calvino stesso fa uso della categoria della molteplicità, in particolare in due e suoi romanzi, Se una notte d’inverno un viaggiatore ed ancor più ne Il castello dei destini incrociati, in particolare in quest’ultimo scritto l’autore parte da un unico elemento comune, un mazzo di carte di tarocchi, dal quale sviluppa una molteplicità di narrazioni diverse l’una dall’altra, quasi per una sorta di principio di emanazione. La molteplicità quindi per Calvino è un principio vitale, un ideale da tutelare e preservare, non un limite frapposto allo scrittore. Essa è anzi un’opportunità che ci consente di analizzare il nostro oggetto di studio sotto diversi punti di vista, come qualcosa che ha più facce, più volti, più lati. La molteplicità è una qualità essenziale per il lavoro dello scrittore ma anche per ognuno di noi, perché è problematica, introduce il dubbio, la possibilità, la scelta, allarga gli orizzonti e ci mette di fronte ad un’infinità di vie. Scrive Calvino al termine della lezione: “Qualcuno potrà obiettare che più l’opera tende alla moltiplicazione dei possibili più s’allontana da quell’unicum che è il self di chi scrive, la sincerità interiore, la scoperta della propria verità. Al contrario, rispondo io, chi siamo noi, chi è ciascuno d noi se non una combinatoria d’esperienze, d’informazioni, di letture, di immaginazioni? Ogni vita è un’enciclopedia, una biblioteca, un inventario di oggetti, un campionario di stili, dove tutto può essere continuamente rimescolato e riordinato in tutti i modi possibili”. Non a caso le ultime righe della lezione riprendono i nomi degli amati Ovidio e Lucrezio che hanno perseguito nelle loro opere l’ideale della molteplicità.

Roberto Taioli

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