Gianni Mazzei, “La tartaruga di Derrida”, Marco del Bucchia Editore – 2014, letto da Dante Maffia

0748Lo so, sono modi di dire, ma credo che questo libro sarebbe piaciuto molto ad Antonio Gramsci, come probabilmente gli sarebbe piaciuto Gianni Mazzei per la sua attività frenetica che non trascura né la poesia, né la narrativa, né la saggistica storica, letteraria e filosofica. La Tartaruga di Derrida è un testo prezioso per più d’una ragione, ma soprattutto perché rimette in circolazione le idee di un filosofo importante anche se lo fa riportandolo un tantino alla propria dimensione e ovviamente non per ridimensionarlo, ma per renderlo più leggibile e complice addirittura, direi, nel rapporto con i caratteri antropologici della Calabria. Gianni Mazzei mostra in queste divagazioni, o se volete elzeviri, una duttilità di scrittura e di vedute estremamente moderna instaurando un rapporto proficuo con il passato, riuscendo perfino a darci “una celebrazione del genio di Galilei, forse antesignano di ogni decostruzione dell’utilizzo funzionale del cannocchiale – prolungamento della mente”. Ma non darei contezza della dimensione e della portata di questi scritti se mi fermassi a sottolinearne soltanto l’aspetto puramente filosofico. Qui Mazzei si apre a quella antica e perenne saggezza che ha le radici in Seneca, in Montaigne, in Pascal e (ma è soltanto un’impressione) in José Ortega y Gasset. E lo fa con una scrittura tesa, sottile, che coglie le sfumature di problematiche che non si devono e non si possono eludere se vogliamo considerare la vita odierna non ancorata alla staticità. Quel treno che arriva dritto sulla folla che in piazza sta assistendo a un film e che lascia “solo sconforto e desolazione come ci fosse stato un uragano” è il segno di una rivoluzione che va letta fuori dai principi tradizionali e che spinge a rileggere la realtà con una chiave assolutamente nuova. Non sfugga come Guanni Mazzei utilizzi anche la filologia per entrare in alcuni segreti del linguaggio che comunque si perpetua senza che siano in molti a prendersi la briga della verifica e del confronto. Insomma, un bel vademecum ricco di accensioni che Mazzei utilizza però con parsimonia giustamente convinto che le parole non bisogna sprecarle perché ognuna è somma di “pausa, silenzio, riso, sguardo, scritto, soffio, luce, sogno…”.

Dante Maffia

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