Amedeo Anelli, “Contrapunctus”, Lietocolle – 2011, letto da Dante Maffia

Contrapunctus

Contrapunctus VIII
Negli occhi di mia madre

Di sopra il tempo camminava sulle travi.
D’inverno la legna di traversa mandava fumo.
Il fuoco crepitava.
Cigolava lo sportellino in ghisa,
mentre guardavi nel fuoco
e tutto era silenzio.

Silenzio era il manto di neve sopra i campi,
silenzio erano gli alberi canditi dal gelo
silenzio era il rumore degli stivali sulla neve.
Silenzio era il fischio del treno,
che si perdeva fra luce e nebbia.

Ma la voce cresceva
cresceva il pungitopo in giardino,
cresceva l’ombra nelle tue spalle,
si alzava la nebbia nella luce.

Amedeo Anelli è un poeta che all’impatto non arriva a coinvolgere, anzi sembra allontanarsi e rintanarsi, ma se si ha la pazienza della rilettura ci si rende conto che egli non è criptico, ma essenziale: elimina tutto ciò che è contorno, sfumatura, marginalità e punta all’osso del senso, rincorrendone anche  quella parte enigmatica che sempre sta in agguato dietro le cose e si mostra per abbagli, in una vertigine di sensazioni. Contrapuncus viene dopo un’attività direi frenetica, dopo immersioni profonde sia nella critica, sia nella traduzione e sia nella poesia ed è quasi la summa di un percorso ordinato secondo criteri oscillanti tra realtà e visionarietà. I versi sono scanditi per registrare le azioni che avvengono e non hanno bisogno di commento per diventare fluido che investe le scaturigini del dissenso. Anelli riesce senza sforzi a portare avanti un discorso filosofico e ideologico servendosi di pacati paradossi, di infiltrazioni nel documento, nella natura, nel paesaggio, in tutto ciò che sta intorno. E’ per questo che non ha bisogno di intitolare i testi e specificare la materia tgrattata: tutto si risolve nel circuito concreto-astratto di indicazioni che portano alla deliberazione di un nuovo traguardo. Certo, se non si hanno alle spalle solide letture, non soltanto letterarie ma anche sociologiche, filosofiche e politiche, diventa quasi impossibile entrare nei nessi che si dipanano come stazioni a cui giungere e da cui ripartire. Anelli non ama la stasi, non rientra nel novero di quei poeti che si beano della bella immagine, ma l’immagine la crea e la distrugge, la vive e la sevizia, la fa gioire e la fa dolere per trarne all’improvviso “una disputa in combustione di staticità una disputa”. In un momento in cui, è bene ribadirlo, la poesia si muove o sul fronte di un rimuginare di vecchi stracci o sul fronte di avanguardie senza sale e pepe, una poesia come questa porta una ventata di novità e affida le sorti dell’uomo non a una genericità casuale, ma a una consistente speranza che farà rifiorire ciò che è stato abbandonato o rifiutato ingiustamente: “Non chiusi nel presente, il tempo respira dal futuro / il passato respira nel futuro, un po’ gatto, un po’ pianta, un po’ sasso”. In altra occasione mi pare di avere sottolineato, parlando della poesia di Amedeo Anelli, che non si può fare grande poesia senza pensiero, senza la forza motrice che spinge e dilatare i grumi del mistero. Prova ne sono Dante Alighieri e Tommaso Campanella, Leopardi, Saba, Luzi, e prova ne è Amedeo che riesce a distillare dal suo sillabario privato un grido inesausto puntato verso le sfere celesti. Da qui quel suo roteare sulle palafitte del nonsenso per riportare a un perfetto equilibrio le dispersioni semantiche coagulatesi nella improprietà del dissesto umano. Un’operazione rischiosa, ma che il poeta riesce a registrare con estrema lucidità raggiungendo esiti che fanno riflettere: “il viaggio dello sguardo – il respiro / del bisbigliato dell’ornato delle figure – il silenzio / giovane emblema lo spazio per movimenti brevi / le intermittenze del tempo i tagli delle linee”. Tutto si mischia e si rinnova, tutto di distrugge nella dimensione del nulla per ritrovare la castità del male: Di sopra il tempo camminava sulle travi.

Dante Maffìa

OLYMPUS DIGITAL CAMERAAmedeo Anelli è nato nel 1956 a s. Stefano Lodigiano e vive a Codogno. Si occupa di poesia, filosofia e critica d’arte. Ha pubblicato cataloghi, libri d’arte e saggi di critica letteraria, estetica, e di arti visive. Ha fondato e dirige dal 1991 la rivista internazionale di poesia e filosofia «Kamen’». Le sue raccolte poetiche sono: Quaderno per Marynka (Polena, 1987), 12 poesie da Acolouthia nell’Annuario di Poesia 1997 di Crocetti, Acolouthia(I). Omaggio ad Edgardo Abbozzo (Vicolo del Pavone,2006). La sua più recente raccolta poetica è Contrapunctus (LietoColle, 2011). è presente in riviste ed antologie nazionali ed internazionali. Ha tradotto l’opera dei poeti russi Arsenij Tarkovskij,Osip Mandel’stam, Boris Pasternak. Dal 2012 è direttore artistico del Premio Internazionale “Giuseppe Novello” per la satira e il disegno umoristico.

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