A parlar di poesia, di Narda Fattori

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LA POESIA

La poesia è essenzialmente trasgressione
impeto in tutte le direzioni
al di là del tempo e dello spazio
degli individui e della società di individui e di valori.

Adonis

 

Capita talvolta di parlare di poesia, di ascoltarla, di leggerla. Le parole non sono mai sole, possono essere scarne , rarefatte, defilate, unghiute e graffianti ma lo sappiamo da sempre che la poesia e la bellezza non salvano il mondo, e i versi non servono a chi li scrive, e forse neanche a chi li legge; sono le stesse parole che diceva il vecchio Montale, ma sono comunque una forma di resistenza. A che cosa? A rivalutare la parola impigrita e il suo inarrestabile andare da qualche parte, dove c’è – forse – il mare del Silenzio in piccole onde di ebetitudine.. Invece la parola incide , taglia, esplora,/ ad altre si congiunge spudorata./ È sensata? È sensuale e non s’arresta/ è il moto natatorio che la spinge.” Certo la filologia non salverà il mondo , perché la sua ragion d’essere è, semplicemente, quella di “ permettere, allo sguardo, di oltrepassare la cortina di fumo rancido delle parole-paravento, e, forse, alla coscienza, di districarsi tra cartapesta, spigoli e muri di gomma”. Per non dire delle montagne di rifiuti che ergono senza pudore e delle nefandezze che l’uomo reca all’uomo. Ma la radice del linguaggio – scrive Borges – è irrazionale e di carattere magico. La poesia vuole tornare a quell’antica magia senza leggi prefissate , essa opera in modo esitante e temerario, come se camminasse nell’oscurità, a tentoni. Misterioso gioco di scacchi , la poesia, nella cui scacchiera i pezzi cambiano come in un sogno. Ma il “clandestino” rimane, immutabilmente, l’ultimo pezzo fuori della scacchiera, o il pedone subito abbattuto .” Forse il poeta? Il letterato? E’ uno – come dice Marilena Cataldini – che fa un buco nella rete ed entra “al di qua” del recinto”. Sottrae le parole al fiume immemore, le salva dal mare che le ingoia come grani sulla rena. Muovendosi al coperto il poeta di oggi sta dalla parte dei respinti ( forse è sempre stato così) , sorveglia che il suo vocabolario resti intatto, le parole sempre pure, che il verso muova nella giusta direzione. I critici, quelli che si scrivono con l’iniziale maiuscola, fanne delle parole collane, bellissime ma puro ornamento; chi le ama le trasforma in pietre preziose, magari le chiude come le ametiste dentro un geode. Noi vogliamo una poesia che sia come una lunga carezza che ci faccia rabbrividire, ma amiamo anche la poesia che ci fa soffrire, che è come una sveglia che suona imprevista. Troppi alfabeti , oggi, troppi che scrivono come bevessero un aperitivo, una gradevolezza, l’amaro dell’oliva. La poesia ti vuole presente , vuole farti paura, vuole indicare che sei giunto a capo, si spezza per dirti e finisce nell’arco di mezza paginetta. Eppure dobbiamo esserle grata, è una compagna fidata e ben pochi se la filano.

 

AD ALCUNI PIACE LA POESIA

Ad alcuni piace la poesia
ad alcuni cioè non a tutti.
E neppure alla maggioranza ma alla minoranza.
Senza contare le scuole dove è un obbligo
e i poeti stessi
ce ne saranno forse due su mille.
Piace
mi piace anche la pasta in brodo,
piacciono i complimenti e il colore azzurro
piace una vecchia sciarpa
piace averla vinta
piace accarezzare un cane.
La poesia
ma cos’e’ mai la poesia?
Più d’una risposta incerta
e’ stata già data in proposito.
Ma io non lo so,
non lo so e mi aggrappo a questo
come alla salvezza di un corrimano.

Wislawa Szymborska

 

 

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4 commenti
  1. Grazie a Narda Fattori per questo articolo così sentito e appassionante, tutto condiviso. Vorrei cogliere qui l’occasione per esternarle il mio apprezzamento alla sua poesia “Viaggio”, presente nel secondo ebook di Erato. Quei versi: ” e rotolare sull’erba ubriaca di vita dentro la vita / come il rametto dentro il Millefiori” mi sono arrivati proprio come “una sveglia che suona imprevista”. Grazie!

  2. LA POESIA TI VUOLE PRESENTE: vuole la tua anima e la tua fisicità, non la puoi leggere come un articolo o come un romanzo, un altro liguaggio con le stesse parole. Pienamente d’accordo.

  3. “Troppi alfabeti , oggi, troppi che scrivono come bevessero un aperitivo, una gradevolezza, l’amaro dell’oliva. La poesia ti vuole presente , vuole farti paura, vuole indicare che sei giunto a capo, si spezza per dirti e finisce nell’arco di mezza paginetta. ”

    la sintesi di Narda racchiude ogni significanza, e sprona all’attenzione necessaria per comprenderla.

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