La musica barocca: Antonio Vivaldi

Vivaldi-Antonio-03Il termine Barocco, riferito alle arti e quindi anche alla musica, venne usato per molto tempo come sinonimo di bizzarro, goffo, pesante. Ancora alla fine del secolo XIX Ambros gli dava un senso negativo. Solo intorno al 1920, sulla scia degli studi del Wölfflin, venne introdotto con senso positivo dalla musicologia tedesca per definire l’arte musicale compresa tra il 1600 e il 1750. Uno dei dati più appariscenti di questo periodo è l’avvento del basso continuo. Altre caratteristiche sono le composizioni monodiche, la nascita della sonata e di pezzi per organo e clavicembalo. In campo vocale si affermano i generi dell’oratorio, della cantata e del melodrammaAntonio Vivaldi (Venezia, 1678 – Vienna, 1741) è forse il più grande compositore di musica strumentale che abbia avuto l’Italia. Esponente di spicco della musica barocca, sacerdote, dal 1703 fu maestro nell’Ospedale della pietà, una delle quattro grandi istituzioni musicali di Venezia. Famosa all’interno dell’Ospedale era l’attività musicale delle “putte”, ovvero le orfane ricoverate che ogni giorno festivo sfoggiavano le proprie abilità canore e strumentali. La sua produzione che influenzò profondamente i modi di Bach (il compositore tedesco lo stimava così tanto da trascrivere dieci suoi concerti per organo e per clavicembalo) e di Haendel, ai suoi tempi apprezzata e popolarissima, cadde nell’Ottocento in un completo oblio con il mutare della nuova concezione  sinfonica delle scuole di Mannheim e di Vienna, e solo nel Novecento si è provveduto a recuperarne lo splendore in archivi e in fondi di biblioteche. Complessivamente la sua produzione strumentale comprende  453 concerti. Di gran lunga predominanti sono i concerti per violino solo, ma caratteristica tipica dell’orientamento artistico di Vivaldi è la sua straordinaria adattabilità a qualsiasi situazione strumentale. Il numero dei movimenti costituenti i singoli concerti è generalmente contenuto in tre, secondo la tipica successione allegro-adagio-allegro. La fluidità della linea melodica, l’estrema vivacità del tessuto orchestrale conferiscono alla musica di Vivaldi una personalizzazione unica e il rilievo dato ai singoli strumenti in varie composizioni lo annovera precursore del moderno concerto solista. Il meglio della sua produzione strumentale si condensa nei cicli intitolati L’estro armonico (1711), La stravaganza (1713), Il cimento dell’armonia e dell’inventione, La cetra (1728), Il pastor fido (1737), i quattro concerti detti Le quattro stagioni, i Sei concerti per flauto e archi ecc. Ascoltiamo da Le Quattro stagioni del grande compositore L’autunno, solista: Nicolàs Favero.

 

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1 commento
  1. Solitamente la critica musicale si risolve nella narrazione della storia esterna dell’opera e nella osservazione compiaciuta o contrariate dell’esecuzione. Non che questo non serva ad intendere – dal quando e come e perché della nascita – la chiave interpretativa più appropriata, ma di solito ci si ferma qui, e l’interpretazione neanche si considera, come se non esistesse o come non servisse a nulla ed è inutile perfino pensarci. Mentre io credo che essa sia il fine a cui tende – e deve tendere – la critica, la quale serve appunto come guida al fruitore ad accogliere l’emersione, starei per dire, del divino, ma dico solo brevemente e semplicemente, della poesia. Perché la poesia non è solo quella composizione letteraria in versi che si distingue dalla prosa, che è provorsa invece, perché è volta sempre dirittamente avanti e non si volge mai indietro secondo misure stabilite a seconda dei versi (da latino “verto” = io volgo).
    La poesia fermenta in ogni arte che sia realmente tale, vale a dire opportunamente composta ed elaborata secondo misure e ritmi in cui la realtà concreta diversamente si racconcia e si rianima perché se ne esprima e si esalti qualcosa d’altro e diverso da quella oggettiva. Esiste anche la cosiddetta verità della poesia, che va più a fondo di quella filosofica e scientifica a cogliere ciò che è il vero senso di ciò che esiste ed è traguardato sullo sfondo dell’immensità e del mistero dell’essere. Sicché a volte pur narrata che sia tutta la storia esterna di un sonetto, un’ode, un romanzo, un quadro, un esecuzione musicale e quant’altro rientri nel novero dell’arte come arte, alla fine il fruitore si domanda: ma dov’è la poesia? E non riceve risposta.

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