Il trattato del Picatrix a cura di Roberto Taioli

picatrixIl Picatrix è uno dei testi  più celebri, più diffusi e al contempo più misteriosi della tradizione esoterica. Attribuito a al-Magriti, ma di probabile origine ermetica greco-egizia, fu tradotto dall’arabo in latino in Spagna tra il 1047 e il 1051, ed ebbe un ruolo preminente nella formazione, nella cultura  e nelle ricerche dei maggiori filosofi ermetici del periodo umanistico-rinascimentale, da Marsilio Ficino a Pico della Mirandola, da Cornelio Agrippa a Giordano Bruno. Condannato  come scritto eretico, come tutti i testi di magia, il Picatrix fu in seguito definito dal grande filosofo arabo Ibin Kaldun “il trattato di magia più completo e meglio realizzato che si conosca”. La ricerca delle origini del Picatrix non risulta particolarmente agevole, anche se ormai si è giunti sulla questione a conclusioni largamente condivise dagli studiosi. Siamo quindi per fortuna lontani dall’auspicio di J. Wood Brown che nel 1897 si augurava che il trattato non venisse tradotto in lingua moderna. Il Picatrix non solo è stato tradotto e divulgato, ma è divenuto nel corso del tempo un caposaldo per chi volesse accostarsi allo studio della magia araba e alla sua diffusione nel mondo occidentale fino al Rinascimento.

Per quanto riguarda la struttura formale dell’opera, essa si presenta indubbiamente come un trattato, una esposizione ordinata di una teoria e di un complesso di teorie, in una articolazione per libri e capitoli. I libri disegnano la cornice generale di un dato argomento e i capitoli ne attuano lo svolgimento. I libri, nella stessa titolazione, contengono e prefigurano l’argomentazione che dovrà essere provata, testimoniata, discussa nei capitoli. Abbiamo quindi una struttura per così dire a “scatole cinesi”, perché ogni capitolo rimpicciolisce e rende più visibile,, come per l’effetto di una lente focalizzante, l’argomento generale. Un trattato nel quale  si parla di astri,  ma  anche di “come comunicare con gli spiriti dei pianeti, nonché di molte altre  negromanzie, e poi della scienza e della tecnica dei talismani, prospettando la loro funzione di intermediari tra cielo e terra. Quest’ultimo aspetto farebbe pensare ad un trattato “tecnico” o meramente operativo, quanto piuttosto ad una enciclopedia, una sintesi cosmologica, sulla scorta del Timeo platonico, che quando intercetta l’uomo, assume anche l’aspetto di una antropologia. Cioè un manuale sapienziale che presuppone una visione del mondo o, una teoria e una pratica  che non paiono disgiungibili. Ma anche un trattato sacrale, che contiene preghiere, invocazioni, implorazioni rivolte ad un Dio benevolo, dispensatore di conoscenza e saggezza. Il contenuto soterologico  delinea il mago come un sacerdos che interagisce tra la materia cieca ed oscura della natura e la luce sapienziale degli astri che lo raggiungono. Scala discendente e scala ascendente si intersecano. Il Picatrix contiene inoltre ampi squarci di una teologia della luce che manifestandosi per gradi e mediazioni, rischiara le tenebre del mondo.

Roberto Taioli

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