
(Joaquín Sorolla, Rocce a Jávea)
Antica amica dell’infanzia
non mi avevi detto che eri andata via
ma un piccolo segno lo lasciasti ora per me
la dedica di quel libro per Natale
nel nervoso sessantasette
e che strano ora ho ritrovato
prima di questa notizia.
Me l’hai detto così
non più bambina tra i monti
esterrefatto mi piego al tuo balzo
dai sogni di quell’estate
e il torrente correva placido
fuori dall’albergo addormentato.
Addio per ora
ma resta nelle pagine a farti leggere
nel mio dolore
*
Il pozzo ha sete
ma l’acqua è al fondo
a quale distanza dalla mano
ove non giunge
lo sguardo umano
un cerchio una polla.
E’ l’acqua che manca.
Giù più giù la guardi
Imprendibile velo
della svelatezza;
fa caldo e muori
ti sfaldi nell’afa dell’etere
nel sole che t’abbaglia.
Oh umano gurgito della finitezza.
E’ l’acqua che salva
*
Impuro come sono
lavami dell’acqua più acqua
e che io torni semplice
elemento del tuo creato
degno di restarvi
e di cercarti o solo di
pensarti Signore
*
Non mi accorgevo ma eri
presente
semplicemente assente
allo spazio che incombe
t’eri rarefatta
al dominio della luce
intatta
molecolare
in sé e in me
volata
oltre
questa nostra
plenitudine
vaga e senza dimora
ma stella fissa
per chi s’apre
come sguardo al fiore
Roberto Taioli



