Quattro poesie di Roberto Taioli

(Joaquín Sorolla, Rocce a Jávea)

Antica amica dell’infanzia

non mi avevi detto che eri andata via

ma un piccolo segno lo lasciasti ora per me

la dedica di quel libro per Natale

nel nervoso sessantasette

e che strano ora ho ritrovato

prima di questa notizia.

Me l’hai detto così

non più bambina tra i monti

esterrefatto mi piego al tuo balzo

dai sogni di quell’estate

e il torrente correva placido

fuori dall’albergo addormentato.

Addio per ora

ma resta nelle pagine a farti leggere

nel mio dolore

                                                       *

Il pozzo ha sete

ma l’acqua è al fondo

a quale distanza dalla mano

ove non giunge

lo sguardo umano

un cerchio una polla.

E’ l’acqua che manca.

Giù più giù la guardi

Imprendibile velo

della svelatezza;

fa caldo e muori

ti sfaldi nell’afa dell’etere

nel sole che t’abbaglia.

Oh umano gurgito della finitezza.

E’ l’acqua che salva

                                                        *

Impuro come sono

lavami dell’acqua più acqua

e che io torni semplice

elemento del tuo creato

degno di restarvi

e di cercarti o solo di

pensarti Signore

                                                        *

Non mi accorgevo ma eri

presente

semplicemente assente

allo spazio che incombe

t’eri rarefatta

al dominio della luce

intatta

molecolare

in sé e in me

volata

oltre

questa nostra

plenitudine

vaga e senza dimora

ma stella fissa

per chi s’apre

come sguardo al fiore

Roberto Taioli

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