È una rara sorpresa il poemetto …dal mare – Nero di Odessa- di Marco Cardetta, pubblicato per Les Flâneurs Edizioni nella collana Icone curata da Alessandro Cannavale.
Il ritmo quasi teatrale, perfetto per la declamazione orale e che in tale formula rende credo il meglio di sé, è magnetico e ininterrotto, dalla prima all’ultima delle stanze numerate.
In un unico, intramato quadro si aggirano giovani fuggiaschi marinai donne nonne anziane; la musicalità dei nomi di persone, oggetti e luoghi è propria della letteratura russa di cui si avverte la vicina influenza.
Le vicende talvolta cupe o scurrili, con un rimando al raccontare nero di Ágota Kristóf, compongono una visione caleidoscipica ed onirica di gesti e parole.
Il divertimento futurista dell’autore si comunica al lettore, senza tuttavia disperdere le note di malinconia.
Si intuisce dalle pagine il disordine proprio della città portuale, qui fotografata senza precisa connotazione di tempo.
La ribalderia del tono è anche ribalderia della lingua; la sperimentazione era del resto già compiuta da Marco, nel diverso registro della prosa, talvolta dialettale, nel suo romanzo meridionalista e di ribellismo storico, Sergente Romano.
La troncatura delle vocali finali è cercata con frequenza per conferire eufonia e tenere il tempo; ma la scelta di coraggio e di originalità è nel mantenimento delle preposizioni articolate in corpi separati (“da la” anziché il comune “dalla”, “a la” e così via).
La spezzatura del verso, sbandierato, non uniforme sulla pagina evoca il moto del mare. I frequenti anacoluti della frase sono omerici, in pieno stile della poesia orale; la pagina accoglie di tutto, incluse parole ora greche, ora ucraine, sulle tracce del passato mitico della città.
Marco Cardetta compone, con forza immaginativa e con slancio grottesco, un viaggio nel sentirsi stranieri, nel concetto di patria, nel Mar Nero che bagna Odessa.
Maria Grazia Trivigno
“Per un vecchio la patria
è ovunque –
si sta al caldo”, disse
nonna Ljubka, vecchina
grossa tozza e malandata
– raggiunta la cascina: sbatteva
l’uscio – a le sue spalle,
frullava
forte la nevaglia.
*
“Cosa viene dal mare Mikha?”
“Viene… viene…
dal mare viene il mare,
dal mare viene Kirk, ed io
e sua madre e il padre, e Natasha
e così gli altri – ed io:
con l’acqua del mare
viene il mare,
e veniamo al mare –
con l’acqua a la vita,
a l’acqua.”




