Cinque poesie di Gianni D’Elia da “Segreta”, Einaudi

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“Il titolo stesso di questa pubblicazione dice che il tema primario di studio e di comunione è il linguaggio: tema che mi pare venga trattato con bella apertura dottrinale e vivo sottinteso civile. Il lettore di queste liriche non se ne meraviglierà. Il concetto, tutt’altro che tautologico, di poesia come realtà essenzialmente linguistica vi è conclamato: non meno eloquente è l’organizzazione di quella realtà in strutture costanti e uniformi, quasi disciplina congenita con la lingua e la sua peculiare inventiva”.

dalla nota di Mario Luzi

Tace un vecchio suono morto;
tace un risorto rimorso,
tace o stride; tace un vecchio bisogno,
in questo spazio chiuso d’orizzonte…

Sospesi nel passato,
con un gessetto in mano,
nudi nelle stanze di nascosto
con il viso sul letto e i fantasmi…

Rivisto nello specchio dove guardavo
il tuo corpo sfuggito alla sua storia,
oggi fisso sulla tomba leggera
della casa maniaca…

*

Di questi ricchi, di questo,
solo del proprio…
E quanto sonno poi
a sé dando poco…

E suono d’un archetto,
e violini, per quei
giudizi, per quelle
misure, di tutto

pieno, vuoto…
Ed in precipite canto –
futuro, un passato,
trascritto, bianco…

*

E il ronzare del frigo, intermittente, tremìo
il rumore subacqueo dei caloriferi,
una sirena che attacca, il continuo
slanìo dei televisori, appena spenti…

Qualche colpo di tosse, gli sciacquoni,
l’adiacente distanza dei viventi, ecco
ciò che a notte già avanza senti,
l’irritante e il cordiale della vita…

Ma c’è una fiammella stupita, nella casa
nuova, che anche nelle altre illuminava,
l’azzurrognolo tremulo del boiler, che alza
una combusta vampa, riattizzando la fiamma votiva…

*

E quando agli anni urtati verranno
ragazzi ancora, senza sapere,
incontro a rabbie si metteranno
ad assestare un proprio pugno…

Ma volgendo, agli anni, le spalle –
e così ancora nessuno vedrà,
ché guardare sempre vorrà
ciascuno i propri compagni…

Ed in quegli anni alcuno avrà
il suo pensiero da quello dell’altro
mai saputo distinguere, tanto
una sola cosa, arsa, sarà…

*

O un prima, o un poi,
immerso, tutto, quanto
col resto, entrato
nella tua casa, un mondo…

O un quotidiano scoprire,
venuto, improvviso,
che intorno si guarda,
e breve, stupito…

O un diletto, dimenticato,
ma sempre stato, nell’alba,
davanti a cose, non per altri,
creduto in queste carte…

Gianni D’Elia

3 commenti
  1. “[…]Cadaveri di stelle
    Nelle gocce del mutismo

    Prima di morire
    Rivedrai le ceneri

    Raccolte in una gola sonante
    Con mattini e montagne

    Che solo prima
    tu chiamavi nulla”

    *

    Sono versi recentissimi (inediti) di Luciano Nota nei quali (da me qui e là ritoccati e allestiti in forma di distici per una resa estetica, secondo il mio gusto, davvero possente) si ristabilisce il legame, in altre esperienze poetiche, come questa di D’Elia, ancora spezzato, fra nome e cosa, nei quali si ricostruisce la storia delle parole
    in cui “anima” significa “farfalla”, “spirito” significa “soffio”.

  2. Si riporta tutto alla propria esperienza.
    Ad un ascolto imperfetto, della perfezione cercata negli anni e via via attraversata. Nella poesia di D’Elia si avverte tremendo
    questo passo non più sostenibile.
    Pare di assistere, al declamare della realtà,
    da uno strapuntino,
    così arrangiato alla belle e buona, su una sedia scrostata,
    una sconnessa poltrona, in equilibrio costante,
    a guardare l’effimero che ci sovrasta.

    ciò che a notte già avanza senti,
    l’irritante e il cordiale della vita…

    di giusta distanza si nutrono i poeti. Come sottolinea bene Gino Rago, affiancando
    anche l’inedito di Luciano Nota. Verso chiama verso, immagini chiamano parole di significato altro,
    mai differenti.

    l’azzurrognolo tremulo del boiler, che alza
    una combusta vampa, riattizzando la fiamma votiva…riporta a Marradi:

    nella stanza un odor di putredine: c’è
    nella stanza una piaga rossa languente.

    scrostiamolo insieme, mettiamolo in salvo, il nostro presente.

    Grazie ERATO.

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