E’ morto il poeta Alfredo de Palchi

alfredo-de-palchi-2Si è spento il 6 agosto il poeta Alfredo de Palchi. Una vita dedicata alla poesia, alla ricerca continua di forme nuove, innovative, che richiedono intelligenza e cultura, lungo studio e grande amore, e non poca dote di determinazione, di coraggio e d’indipendenza. L’intera sua opera reca i segni concreti di un rinnovamento e di un vero salto di qualità della cultura e della produzione letteraria del secondo Novecento. L’originalità di segno, il saldo dominio della parola e dell’immagine, resteranno per sempre i punti di forza di una poesia unica e raffinata. Per ricordarlo propongo tre poesie tratte da Sessioni con l’analista (1948 – 1966).

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strumenti: ben
disegnati precisi numerati
non occorre contarli: hanno già l’osseo colore;
nella cava il paleontologo
scoprirà la scatola blindata di lettere
che dissertano l’uomo, alcuni ossi
su cui sono visibili tracce
delle malefatte — e nel libro
spiegherà che gli strumenti automatici
erano (sono) necessari ai robots primitivi
“spiega”
lo so, il mio dire
non mi esamina o spiega, eppure . ..
(la segretaria incrocia le gambe sotto il tavolo
e vedendomi in occhiali neri
“interessante”
commenta “ma ti nascondi”)
è chiaro
— sono ancora nascosto —
non più per paura benché questa sia . . . per
autopreservazione
“perché” paura, accetta i risultati,
affronta . . . difficile
l’autopreservazione,
capisci? se tu mi avessi visto allora
nel fosso, dopo che il camion…
(il camion traversa il paese
infila una strada di campagna seminata
di buche / ai lati fossi filari di olmi /
addosso alla cabina metallicamente
riparato pure dai compagni che al niente
puntano fucili e mitra)
— capisci che si tratta di strumenti —
(ho il ’91 tra le gambe)
di colpo spari e io
— già nel fosso —
alla mia prima azione guerriera non riuscii. . .
me la feci nei pantaloni kaki
l’acqua mi toccava i ginocchi. Sparai quando
“leva la sicurezza bastardo” urlò il sergente Luigi
— fu l’ultimo sparo in ritardo —
dal fosso al cielo di pece
strizzando gli occhi
la faccia altrove — risero:
“sono scappati
hai bucato il culo bucato dei ribelli”
— capisci? se la ridevano —
mentre io non pensavo
no, alla preservazione.
La intuivo nel fosso —

6

dicono
— i comandamenti — ma quali,
se gutturale la fiamma che ammonisce
aggrava i litigiosi che li smentiscono, se maligna
s’incarna in un’altra voce
che istruisce dalla montagna.
Conosco io, non te meritevole, quei comandamenti —
solo veri.
Dimentico la pena lacerante, non l’odio
di cui la ragione mi svergogna per voi tutti.
Io neppure so più amare,
solo so bruciarvi con i miei anni
di punizione e questa
domenica del patire parolaio / ancora i vostri rami
d’ulivo sono l’infetta infiammazione, torce di numerosi
Getzemani dove popolazioni sono triturate
dagli Eichmann e da milioni che si lavano le mani.
Non una parola
(la si sente tardi)
solo mani rapaci che usurpano quelle
mani inchiodate all’avvento mistificatore,
mistificato, torpore,
fiaba della resurrezione.
È domenica delle palme —

16

(dopo) — che mi porta —
l’inquietudine neurotica
incastonata nell’incertezza
è uno stormo implacabile, un cancro: ora
(fuggire)
alla frontiera
“documenti” chiede il finanziere
“non sei in regola,”
sono “guarda bene,
ne hai un pacco” timbrati dalla questura
libertà che persegue
(sul treno, terza classe, di notte
una coppia mi persegue
con occhi glutinosi)
glutine umana
sfoglia, legge “ah”
e timbra documenti passaporto
“comportati bene” chiude il pacco
“fai presto carogna” penso
— il gatto mi piange sulle spalle —
ma è bello fuggire
con una valigia di poeti scorpioni
le loro menzogne in buona cera
sotto il sedile
— me li porto dovunque —
per rassicurarmi delle menzogne abbaglianti:
astrazione
eccetto i miei anni: il contatto
la glutine umana —

Alfredo de Palchi

show-photo-iconAlfredo de Palchi, originario di Verona dov’è nato nel 1926, viveva a Manhattan, New York, dove ha diretto per molti anni la rivista “Chelsea” (chiusa nel 2007), ed è morto il 6 agosto 2020. Ha diretto la casa editrice Chelsea Editions. Ha svolto un’intensa attività editoriale. Il suo lavoro poetico è stato finora raccolto in nove libri: Sessioni con l’analista (Mondadori, Milano, 1967; traduzione inglese di I.L. Salomon, October House, New York., 1970); Mutazioni (Campanotto, Udine, 1988, Premio Città di S. Vito al Tagliamento); The Scorpion’s Dark Dance (traduzione inglese di Sonia Raiziss, Xenos Books, Riverside, California, 1993; Il edizione, 1995); Anonymous Constellation (traduzione inglese di Santa Raiziss, Xenos Books, Riverside, California, 1997; versione originale italiana Costellazione anonima, Caramanica, Marina di Mintumo, 1998); Addictive Aversions (traduzione inglese di Sonia Raiziss e altri, Xenos Books, Riverside, California, 1999); Paradigma (Caramanica, Marina di Mintumo, 2001); Contro la mia morte, 350 copie numerate e autografate, (Padova, Libreria Padovana Editrice, 2007); Foemina Tellus (introduzione di Sandro Montalto, Novi Ligure (AL): Edizioni Joker, 2010). Nel 2016 esce Nihil (Stampa2009) con prefazione di Maurizio Cucchi. Ha curato con Sonia Raiziss la sezione italiana dell’antologia Modern European Poetry (Bantam Books, New York, 1966); ha contribuito nelle traduzioni in inglese dell’antologia di Eugenio Montale Selected Poems (New Directions, New York, 1965). Ha contribuito a tradurre in inglese molta poesia italiana contemporanea per riviste americane. Nel 2016 e nel 2018 escono per Mimesis Hebenon gli ultimi due libri, Eventi terminali ed Estetica dell’equilibrio. È stato componente della redazione della rivista on line lombradelleparole.wordpress.com

5 commenti
  1. caro Luciano Nota,

    c’è il pericolo che la poesia di Alfredo de Palchi venga rimossa e dimenticata; di fatto la sua poesia, in specie Sessioni con l’analista (pubblicata nel 1967 ma scritta negli anni a ridosso del dopoguerra), contiene delle novità concettuali e di struttura, come ben intuì Vittorio Sereni che allora dirigeva la Mondadori che pubblicò l’opera nella collana degli autori giovani.

    Ad esempio, come si può notare nella poesia postata sotto tale commento e recitata nel video da Diego De Nadai, è la prima volta che nella poesia italiana un pezzo della biografia dell’autore viene ad essere ospitato nella struttura della forma-poesia, mi riferisco qui in particolare alla scena del primo scontro a fuoco contro il “nemico” da parte dell’allora giovanissimo Alfredo allora diciassettenne arruolato a forza tra le file dell’armata della Repubblica di Salò. Esperienza terribile che si inflisse nella carne del giovanissimo uomo.

    Basterebbe questa poesia per fare di de Palchi un grande poeta degli anni sessanta, decennio che vide poeti di grandissimo talento. Ma de Palchi non ha mai fatto parte delle conventicole dei piccolissimi letterati addetti al lavabo della poesia. Di qui il suo destino di estraneo. Sì, forse il carattere di Alfredo era un po’ urticante, rilasciava dichiarazioni brucianti, fuori dalle righe del perbenismo aziendale dei poeti di fede. Spesso diceva anche delle cose non corrette, o scorrette, fate voi, ma si trattava di un uomo che si prendeva tutte le responsabilità dei propri giudizi e dei propri atti e che agiva e parlava d’impulso. So (me lo ha detto per telefono più volte) che si pentì amaramente di aver pubblicato nella Chelsea Editions degli autori italiani che non stimava affatto. Dall’altra parte dell’Atlantico lui vedeva con occhio preciso tutte le meschinità dei poeti italiani… c’era la fila da parte di costoro per farsi pubblicare nella Chelsea Editions, molti furono i rifiuti, e costoro, codardamente, operarono dietro le quinte per favorire l’oblio di de Palchi.
    Codardi e vili.

  2. … è inutile girarci intorno, la poesia non viene per caso e a caso… se leggiamo la poesia autobiografica che racconta del primo conflitto a fuoco tra i repubblichini (tra i quali era stato arruolato il diciassettenne Alfredo de Palchi) e i partigiani, ci accorgiamo che la Musa si presenta all’improvviso quando occorre prendere una decisione di fronte all’indecidibile…
    … forse è proprio dove si presenta un indecidibile che si è chiamati veramente alla decisione. Il carattere problematico dei testi di de Palchi è invece proprio la loro tendenza ad arrestarsi nell’indecidibile come tale, rappresentato in modo emblematico dalla tautologia das Ereignis ereignet (Heidegger) ad arrestarsi quindi nell’indecisione tra la insistente necessità di una azione ma paralizzata sulla indecidibilità ad adottarla.
    In questo angusto spazio si apre la possibilità di una messa in opera di una nuova poiesis…

  3. La scomparsa di Alfredo de Palchi non è un evento qualunque di perdita, di lutto, di elaborazioni dello stesso lutto, è molto ma molto di più, per i poeti e per la poesia.
    Entrambe citate come sotto titoli nel saggio che nel 2017 Giorgio Linguaglossa dedicò alla sua intera esperienza poetica, la poesia di Alfredo de Palchi è condensabile in due grandi coordinate tematico-estetiche:
    – quando la biografia diventa mito;
    – l’anello mancante del secondo Novecento,
    due coordinate in grado di perimetrare, da un lato, la porzione di mondo entro la quale de Palchi ha inteso muoversi come uomo e come poeta, la patria linguistica, dall’altro lato, cui è rimasto fedele.
    Una lunga fedeltà alla poetica delle “parole abitate”, delle “parole da abitare” con il pensiero poetante pronto sempre al mutamento di paradigma, come il cambiamento di cui de Palchi era consapevole dal paradigma temporale al paradigma spaziale, nella estetiaa dello spatial turn.
    Io non ho mai conosciuto di persona Alfredo de Palchi, ma altri sì e da de palchi hanno tanto ricevuto proprio quelli che giustamente Giorgio Linguaglossa nel suo commento indica come “codardi e vili”.

    Gino Rago

  4. da “Per i 91 anni di Alfredo De Palchi”
    L’Ombra delle Parole

    Vita disciolta in una porzione di mondo
    Nella sua patria linguistica
    Alfredo de Palchi ci ha detto:
    «Con la poesia uccidete la morte.
    Fatelo per la libertà di tutti.
    Dello sfruttato e dello sfruttatore».

    Alfredo ha attraversato un Secolo di orrori.
    Il dolore di Vallejo è stato il suo dolore.
    Nel petto. Nel bavero. Nel pane. Nel bicchiere.

    Nei versi ha dato i baci che non poteva dare.
    Soltanto la morte morirà.

    Una voce dal sovrumano:« La formica porterà briciole
    Alla bestia incatenata.
    Alla sua bruta delicatezza».

    La morte uccisa con i versi.
    Sul divano, sul tappeto, sulla brocca
    Danzano gli aghi dei barometri.

    Solo la morte morirà.

    Gino Rago

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