Jonathan Franzen, “La libertà” dell’America contemporanea, di Maria Grazia Ferraris

51fKuCgv9tLJonathan Franzen, scrittore e saggista statunitense, nato nel 1959 a Western Springs, una cittadina a pochi chilometri da Chicago, nell’Illinois, ma cresciuto a Webster Groves, nel Missouri, ha esordito nel 1988 con La ventisettesima città, romanzo denso, ultradocumentato, nel complesso faticoso, vagamente sperimentale, che dice nondimeno l’ampia preparazione culturale e letteraria dell’Autore. Raggiunge il successo nel 2002 con Le correzioni, un romanzo riuscito ed unanimemente apprezzato, premiato alla National Book Award, sezione Romanzo e col premio James Tait Black Memorial Prize per la narrativa. È diventato un protagonista quasi mitico della letteratura contemporanea.  Dopo nove anni e una lunga gestazione, nel 2011, J. Franzen torna  in libreria con Freedom, pubblicato negli Stati Uniti dalla casa editrice Farrar, Straus and Giroux, tradotto da noi per Einaudi.

È un grande lungo romanzo, ambizioso nella sua composizione, ben riuscito nel complesso, con una prosa per lo più coinvolgente, talvolta commovente, che analizza una situazione storica e politica, quella degli USA all’inizio del XXI secolo, la politica presidenziale americana, le scelte miopi dei suoi presidenti, i fermenti di contestazione giovanile e viene costruito  su più registri, movendosi attraverso gli atteggiamenti democratici del protagonista  Walter Berglund,  in contrasto con quelli repubblicani del figlio Joey. Né mancano alcuni accenni ai pregiudizi razzisti ancora persistenti di una parte degli Stati Uniti. Affronta contemporaneamente un tema tipicamente contemporaneo- quello ecologico, e quello della famiglia, i figli-  descrive i sentimenti- amore, passione, amicizia, lealtà, orgoglio, debolezze, cedimenti,  inferiorità, invidia…-  con una cura da entomologo, che si diffonde e potenzia nella sottolineatura dei comportamenti e della comunicazione dei vari membri della famiglia, e che mostrano una conoscenza profonda dei conflitti dell’animo umano.

Lo scenario si apre a matrimonio già da tempo celebrato dei due protagonisti- Walter e Patty-, con la presenza dei due figli, Jessica e Joey, ormai adolescenti. Dall’unione di queste due anime che portano in eredità problemi irrisolti e contraddizioni complesse e confuse legate alla famiglia d’origine,  nascono i figli Jessica e Joey, anch’essi, in modi diversi ed antagonisti, complessi e distorti. È una famiglia liberal, progressista, democratica, dall’equilibrio precario “i Berglund appartenevano a quella specie di progressisti con gravi problemi di coscienza, che dovevano perdonare tutti per farsi perdonare la propria fortuna; che non avevano il coraggio dei propri privilegi…”, piena di contraddizioni:  “La sera Walter aveva bisogno di trovarla sobria per poterle elencare le carenze morali del figlio, mentre Patty aveva bisogno di non essere sobria per non doverlo ascoltare. Non era alcolismo, era autodifesa”, si dice Patty, per esprimere la crisi dei rapporti in famiglia.

Un  terzo personaggio presente e motore indiretto di svolte radicali dei protagonisti, esemplare, è Richard Katz, l’amico storico di Walter: nutre affetto per l’amico quasi quanto l’amore per  Patty. La sua carriera musicale da cantante rock ha degli alti e bassi travolgenti, Walter ha con lui un rapporto di stima (reciproca), ma in fondo anche di competizione, per questo il triangolo amoroso mai risolto tra i tre lo mette letteralmente in crisi. È l’amico del liceo che diventa rockstar al pari degli U2 ma che soffre assurdamente della sua fama e crea la tensione e la frattura nella coppia…

Che la situazione della famiglia  sia ben lontana dall’esemplarità  cui aspira lo prova Joey, il figlio sedicenne, cresciuto contestatore, sfacciato e opportunista, ormai prossimo al college, che decide di trasferirsi dalla vicina divenuta ormai la sua ragazza,  Connie, figlia dell’odiata (da Patty) Carol, conservatrice, volgare e povera; Joey  nel corso degli studi diventa un repubblicano convinto, impelagato in arruffati contorti affari poco chiari. Il quadro che Franzen fa della società americana è desolante: i personaggi sembrano vivere senza comunicare autenticamente tra loro e tutti sembrano perseguire obiettivi propri, egoistici, senza alcun rispetto e amore autentico per gli altri. Lo stesso idealista Walther non si rende conto dell’assurdità dei suoi obiettivi e del fatto che essi lo distaccano dalla realtà e, soprattutto, dagli altri esseri umani.  Si butta in un’impresa utopica, quella ecologista di voler salvare la dendroica cerulea, un uccello in via di estinzione che si riproduce solo nelle foreste temperate di latifoglie mature dei monti Appalachi centrali, venendo così a patti con le società minerarie di estrazione del carbone, che appoggiano la rimozione delle cime delle colline carbonifere, per poi  creare una ampia distesa priva di strade dove la natura avrebbe risanato il territorio: operazione ambigua che da un lato avrebbe favorito  l’industria estrattiva del carbone, ma se guidata, con un contratto di riparazione ecologica di risanamento, conservazionista, come si propone Walter, e avrebbe sostenuto economicamente  la nascita del  Parco Ceruleo Panamericano, un nuovo modello di riserva naturale, basato su criteri scientifici e finanziamenti privati: “l’indiscutibile scempio dell’estrazione mineraria tramite rimozione delle cime era ampiamente compensato dalla prospettiva di <occupazione verde> sostenibile (ecoturismo, riforestazione, silvicoltura)…Vennero “convinti” i piccoli poveri proprietari dei terreni con promesse mirabolanti di cambiamento sociale e di accesso alla nuova classe media…. La stampa cominciò a interessarsene svelandone il compromesso: “Fondazione amica del carbone distrugge le montagne per salvarle” scriveva in prima pagina il <New Yorl Times>…, mettendo a nudo affari e raggiri, finche Walter, esasperato ed in crisi, perdendo le sue illusioni,  non ne svelò apertamente i raggiri in un discorso  pubblico dirompente che finì in una rissa e che le tv e i giornali  nazionali diffusero ampiamente.

 “Le notizie su Walter Berglund non vennero riprese dalla stampa locale- lui e Patty si erano trasferiti a Washington due anni prima, ma…secondo un lungo e assai poco lusinghiero articolo del <Nyt>, Walter, nella capitale della nazione, aveva mandato a rotoli la propria vita professionale.

I suoi vecchi vicini avevano qualche difficoltà a conciliare la descrizione del quotidiano (<arrogante>,<tirannico>, <eticamente compromesso>) con l’uomo generoso, sorridente e rubicondo dei loro ricordi…sembrava assurdo che Walter, più verde di Geenpeace e cresciuto in campagna, fosse finito nei guai per connivenza con l’industria del carbone ai danni dei contadini…”. È il momento clou della loro vicenda che è posta anche come incipit del romanzo. Al centro della trama si trova quindi la caduta di una famiglia apparentemente esemplare del Midwest, quella di  Patty e Walter Berglund, vittime di depressione, idiosincrasie e compromessi morali, che Franzen analizza al microscopio con il suo sguardo incline alla tragedia del quotidiano e al sarcasmo.

I personaggi. Walter, porta con sé la sua storia pregressa, erede di “migrazioni” dal vecchio continente e nello specifico la Svezia e votato all’ambientalismo tra alti e bassissimi e una devozione per le specie in estinzione di uccelli. “Il fatto che la foresta di latifoglie degli Appalachi fosse uno degli ecosistemi temperati più ricchi di biodiversità al mondo, l’habitat ideale per una grande varietà di specie arboree, orchidee e invertebrati d’acqua dolce che gli altipiani e le coste sabbiose potevano solo invidiare, non saltava subito all’occhio…”. Lei, Patty, benestante di origine ebrea, sembra aver dimenticato il suo background, la sua famiglia litigiosa ed egoista  e si è dedicata anima e corpo allo sport, il basket, che poi ha abbandonato. Patty, campionessa di pallacanestro mancata, priva di ambizioni e con il solo sogno di essere una mamma perfetta e vivere una vita serena, si ritrova ben presto in crisi, soprattutto dopo la partenza del figlio, fino a cadere in una depressione che pian piano lacera il suo matrimonio. Jessica è la figlia diligente e pacata, con il sogno di sfondare nell’editoria. Durante quasi tutto il romanzo è messa in secondo piano, per poi incidere sulla storia nel finale. L’incipit, così dirompente,  ci immette nel cuore del romanzo. Siamo negli anni Duemila, quelli della presidenza di Bush e dell’operazione Enduring Freedom, utilizzata dal governo degli Stati Uniti d’America per designare alcune operazioni militari avviate dopo gli attentati dell’11 settembre 2001. Libertà, prende il via da una circostanza che ha suscitato scandalo (lo stupore dei vicini alla notizia della rovina di Walter), mentre intanto il romanzo va avanti scavando nel passato, e occupando quasi metà del testo con l’espediente narrativo del  memoriale, doppio, di Patty (il primo che ricorda la sua adolescenza inquieta da studentessa e da aspirante campionessa sportiva, e il secondo che ci riconduce, dopo la fine del suo matrimonio, alla sua famiglia di origine e alla spiegazione psicologica della sua inquietudine) che fa da raccordo psicologico con le varie parti approfondisce  le scelte dei numerosi personaggi.

E’ sapiente il gioco di digressioni e incastri che Franzen innesta per porci di fronte alle varie tipologie di Libertà.  Fantastiche le sferzate contro l’amministrazione Bush, la guerra nel Golfo e la politica che serpeggia in quasi ogni pagina del romanzo. Il tutto si svolge nei primi anni Duemila, in un’America sconvolta dall’ 11 settembre e dalla guerra in Iraq. Temi che irrompono nella narrazione e ne cambiano in qualche modo il corso degli avvenimenti privati. Grande filo conduttore del romanzo è infatti il tema delle relazioni famigliari e personali, con le libertà individuali dei singoli che spesso e volentieri si scontrano con il percorso tracciato dai rispettivi genitori, sia nel caso di Joey e (un po’ meno) di Jessica, sia nel caso di Walter e di Patty (segnata nella sua adolescenza da uno stupro e dai difficili rapporti con entrambi genitori). Il ritmo è dato anche dai continui flashback e flashforward, un andare avanti e indietro che non stanca, ma restituisce al lettore elementi della psicologia dei personaggi, delle famiglie di appartenenza, che aiutano a inquadrare meglio dinamiche e scelte dei protagonisti.

«USA BENE LA TUA LIBERTÀ»: l’iscrizione che cattura Patty fissa meglio di ogni altra frase i significati di Freedom, perché definisce, oltre al tema centrale, la tensione del racconto: il senso di un imperativo etico  lapidario che attrae su di sé tutto il corpo del testo, spingendolo fino a un carico contraddittorio  di rottura. L’esplosione del rapporto si accompagna alla rappresentazione della società liberal statunitense, sempre più individualista e più lontana dal mito dell’America come luogo dove l’ambizione diventa successo e libertà e felicità sono un’unica cosa: un’impalcatura già fatta esplodere da molte narrazioni cinematografiche.. Nondimeno il finale è rassicurante: la coppia in crisi riuscirà a trovare la sua convergenza ideale e a addirizzare, con consapevolezza matura, i rapporti in crisi. I Berglund si spostano a NewYork e lasciano infine la casa sul «lago senza nome» con il suo carico di simboli e di storie. Operai erigono una rete protettiva intorno a tutta la proprietà perché sia riserva per gli uccelli, divelgono dalla casa gli infissi perché ci possano nidificare gufi e rondini. Recinto e denudato è il luogo della libertà. Freedom ha suscitato dubbi nei critici. Più volte è stato evocato Tolstoj, a cui effettivamente rimanda la scrittura orientata alla rappresentazione complessiva di un’epoca. Tra l’altro, Guerra e Pace è nominato in ben tre casi.  Ma la ripresa lavora sulle antitesi, non sulle affinità; e la citazione ha sempre il valore di una posa un  po’ romanzesca; ogni volta siamo all’interno dell’autobiografia di Patty.  L’autore che ispira  Freedom forse è un altro: Francis Scott Fitzgerald, a cui fa ripensare la bellezza della prosa – malgrado qualche rischio di sovraesposizione della voce autoriale, ma anche alla Pastorale americana di Roth .

Anzitutto il tema della libertà come ideale, trasformato in valore assoluto, brucia i personaggi. In questo senso forse non è solo uno spunto figurativo l’ipotesi che la dendroica cerulea, l’uccellino a rischio di estinzione potrà sopravvivere, ma  solo nella riserva protetta(«Spazio libero»!),  che funge da emblema di Freedom. In secondo luogo, Fitzgerald torna in mente per il concetto antievolutivo di destino individuale costruito dalla trama. Vita e destino hanno tempi diversi di battuta che proprio il romanziere imita attraverso una sintassi narrativa sfasata, raccontandoci  che è impossibile tornare indietro per eseguire delle correzioni, o per andare da un’altra parte: «così seguitiamo a bordeggiare come barche controcorrente, sospinte di continuo nel passato».

Maria Grazia Ferraris

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