Tre poesie di Bertold Brecht

 

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Drammaturgo, regista, poeta, costretto nel 1933 all’esilio dal nazismo, Bertold Brecht (Augusta 1898 – Berlino Est 1956) visse in diversi Paesi europei e negli Stati Uniti senza cessare l’attività di uomo di teatro. Nel 1949 tornò a Berlino per dirigere con Weigel il Berliner Ensemble. I suoi drammi sono apologhi sociali che obbligano allo spettatore ad assumere  un atteggiamento critico: decisiva ai fini dell’esemplificazione e comprensione di tale drammaturgia è quindi la messinscena che Brecht curò particolarmente come regista. Baal (1918), Tamburi nella notte (1919), L’opera da tre soldi (1928), Madre coraggio e i suoi figli (1939), Vita di Galileo (1938-39), Il cerchio di gesso nel Caucaso (1944-45). Accanto alle numerose poesie inedite apparse nelle edizioni postume, alcune raccolte di Brecht segnano tappe importanti nella sua produzione poetica. Hauspostille (1927) in cui ribadisce la totale mondanità della vita umana e Poesie di Svendborg (1977) in cui il poeta cede di fronte a una fredda trasparenza del paesaggio umano e naturale.

 

IL SUSINO

Nel cortile c’è un susino.
Quant’è piccolo, non crederesti.
Gli hanno messo intorno una grata
perché la gente non lo pesti.

Se potesse, crescerebbe:
diventar grande gli piacerebbe.
Ma non servono parole:
quel che gli manca è il sole.

Che è un susino, appena lo credi
perché susine non ne fa.
Eppure è un susino e lo vedi
dalla foglia che ha.

 

ALLA NASCITA DI UN FIGLIO

Quando nasce un bambino, le famiglie
lo vorrebbero intelligente.
Io che per intelligenza
mi sono rovinato l’esistenza
posso solo sperare che mio figlio
riesce a dimostrarsi
ignorante e un po’ pigro di cervello.
Perché allora, al Consiglio dei ministri,
se ne vivrà tranquillo.

 

IL ROGO DEI LIBRI

Quando il regime ordinò che in pubblico fossero arsi
i libri di contenuto malefico e per ogni dove
furono i buoi costretti a trascinare
ai roghi carri di libri, un poeta scoprì
-uno di quelli al bando, uno dei meglio-l’elenco
studiando, degli inceneriti, sgomento, che i suoi
libri erano stati dimenticati. Corse
al suo scrittoio, alato d’ira, e scrisse ai potenti una lettera.
Bruciatemi!, scrisse di volo, bruciatemi!
Questo torto non fatemelo! Non lasciatemi fuori! Che forse
la verità non l’ho sempre, nei libri miei, dichiarata? E ora voi
mi trattate come fossi un mentitore! Vi raccomando:
bruciatemi.

Bertolt Brecht ( traduzione di Franco Fortini)

2 commenti
  1. Echi di un mondo che sembrava non avrebbe visto un’alba nuova ….il susino sa che non potrà mai dare un frutto e quella rete , finta protezione, si fa complice ; così come quei libri che spargeranno, ma con la luce delle fiamme , tra la cenere della distruzione, l’ansia di verità, che sembra voglia abbandonare chi tristemente contempla un tempo in cui gli ignoranti si pongono alla guida

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