Poesie di Giulio Di Fonzo da “Poesie (1992-2018)”, Edizioni Croce – 2018, con una nota di Giorgio Linguaglossa

Giulio_Di_Fonzo_CopertinaQualche tempo fa ho posto queste tre domande ai poeti di oggi:

1) quali sono le esperienze significative che la poesia deve prendere in considerazione?
2) la mancanza di un «luogo», di una polis, quali conseguenze hanno e avranno        sull’avvenire e il presente della poesia?
3) è possibile la poesia in un mondo privo di metafisica?

Tre domande terribili, da far tremare i polsi.

Fortunatamente, nessun autore di versi ha risposto alle domande, ma forse non era neanche lecito attendersi delle risposte a quei quesiti, siamo nell’epoca che ha dimenticato l’essere e le «cose» hanno perduto consistenza, forza di gravità… erano talmente leggere quelle cose che se ne sono andate per loro conto, come aquiloni nel cielo azzurro. Giulio Di Fonzo parte da qui, da quegli aquiloni, da quei palloni colorati che se ne sono andati in cielo e sono scomparsi, la sua Musa è leggera e timida, canta ancora con l’innocenza dei bimbi delle stagioni morte e delle cose belle che se ne sono andate via per sempre. Di Fonzo parla di «stelle», di «cigli», di un «mare» che «brillava in brine e argenti», canta come può cantare un poeta lirico nell’età post-lirica e materialistica di oggi, parla ad «una stella limpida sul mare», del «velluto nei tuoi occhi». Di Fonzo è un poeta romantico catapultato qui da noi per caso o per forza maggiore, deiettato nel mondo di oggidì. Di Fonzo ci dice che «anche il gatto tra la ghiaia» vive beato, perché il gatto è felice in quanto «nulla sa il cielo e nulla la mia notte» di tutto ciò che ci circonda, della stagnazione, della recessione, della crisi dell’Europa, della povertà delle persone, delle guerre. E forse è meglio così, è venuta meno quella forza di gravità che teneva le cose legate alla terra e al nostro destino.

Giorgio Linguaglossa

 

Anche il gatto tra la ghiaia
al sole oggi splendeva.

Dolce creatura rinata
a primavera.

*

Il mare brillava in brine e argenti,
miriadi di guizzi e lamine lucenti,
come un cielo fiorito in mille specchi.

*

Il giorno è un respiro continuo
di luce e di vento.

Una serenità
che non ha memoria del tempo.

*

Mai tanto velluto in una notte,
e la luna che cresce in tanto spazio
è un’ala candida che sale
ad un lontano scintillio di mondi.

La luce frammentata nelle stelle
è forse il rivolo argentato delle onde
o il profilo luminoso dei tuoi cigli…

Mai tanto velluto nei tuoi occhi,
e la luna che cresce insinua vita
e allo spazio fa risplendere
questo tuo segreto e luminoso
esistere notturno.

*

Della luce rinata dai tuoi occhi
nulla sa il cielo e nulla la mia notte.

Sei l’aurora, il chiarore che cresce, l’oltrecielo.

Sei l’universo ardente dei miei giorni.

*

In questa festa di sole e d’aria mite,
in quest’infinito scintillio d’acque
e di prati, riaverti qui,
fra tanti fiori ridere felice.

Come il sole d’un tempo ai giorni belli,
hai l’ilare grazia dell’infanzia
il ridere sommesso degli uccelli.

*

Tutto la sera disfa e acquieta,
della terra ogni colore tace.
Ma il rosso delle rose nasce in cielo
e solo a te pensando ho qualche pace.

*

Arde una stella limpida sul mare,
molle si frange al lido la marea,
e lattescente e rosea lenta lambisce
le fioche orme del mio vano andare.

*

Ancora per un attimo ti posi,
come una rondine pronta a ripartire…

È tutta la vita, tutto il mondo
nell’ombra tua che trema tra le rose.

*

L’argento lieve che la luce sparge
scintilla al soffio d’un sereno vento
sul velo crespo dei flutti marini,
petali sparsi d’un fiammante fiore
che il sole svaria come gemma aperta.

Nel pomeriggio bruciante il vento cresce,
l’argento diffuso è ancor più vivo,
nel turchino abbaglia e rilampeggia.
Vele scarlatte scorrono veloci
all’orizzonte brillante delle luci.
E il corteo felice attira il cuore
verso la foce limpida del mondo,
verso il chiaro sole, l’infinito aperto.

*

Impallidite le Pleiadi splendenti,
per quel tempo perenne,
sulla nera terra
seminata di lucciole e di croci.
Appena meno cupo il cielo,
per poche stelle vagabonde e sole
misericordi all’ombre degli spazi…

Pietose le Pleiadi lontane,
entro un canto sfinito di cicale,
ma qui umana voce non sale,
né fiore s’apre d’umana compagnia,
né lume consolante d’Iddio,
per chi vide la speranza spezzata tra le croci
su di sé vincere il male,
e questo perenne cadere
d’astri, d’ombre e di fedi.

Tramontate le Pleiadi all’albore,
la piana svela un ampio sudario
di porpora e di crete,
ove il pianto solitario ormai s’estenua
nel pensiero che tutto un giorno,
il vasto patire e il giro degli spazi
troveranno nel tempo estrema fine…
e una memoria s’apre al moto delle foglie,
per i morti cari, per i giusti vinti,
per quanti discesero
da un fiume vorticoso a un porto chiaro.

 

Estate

Nel mio giardino resistono le ortensie
gli oleandri fioriscono sul mare.
È grande intorno il lume dell’estate
tutto matura e splende.
L’aria serena piega gli steli
muove le farfalle.
Tremano al vento le ricolme tazze,
si muovono intorno bianchi veli.

Nel verde di una cupola di fronde
misuri il quieto volgere del sole,
nel silenzio del giorno
il moto d’un sorriso…
In te disperdermi, fluire,
fondermi alla fonte chiara dove tu fiorisci.
Felice ragazza alla festa del sole
sfiori leggera fiori e uccelli

con essi canti la gioia della vita.

Giulio Di Fonzo

1 commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...