Tre poesie di Roberta Dapunt da “Sincope”, Einaudi – 2018

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Così dice il Signore, dice cosa?
A me mai mi dice niente,
e rimango in silenzio a lungo
e spesso ascolto e mi concentro
eppure niente, non un soffio.

Mi rimane di starmi zitta dentro
per sentire meglio e scrivere e basta.
Il Verbo è un duro colloquio.

 

del corpo II

Dunque il corpo. Che la sua natura degna
da giovane è poesia alla quale non servono scritture.
E ora le mani a tenere ferma una penna
che nulla può tranne raccontarlo sui candori di un foglio.
E’ sutura la poesia, che avvicina i lembi di una vita,
cucitura su strati distinti che il tessuto invecchiato
rende interessanti e ancora di più, affascinanti.
Eppure qui la nostalgia. Di freschezza e vigore
a tentare di rifiorire amandolo ancora, il corpo.

 

sincope I

Lì in fondo ad ogni ultimo verso
improvvisa è la perdita di coscienza.
Lettore, io emetto suoni su tempi debole,
che siano essi di giorni riposti o demenza,
così l’alcol, così l’amore e la morte.
Sono queste le mie verità,
lasciano le visioni accese persino al gelo notturno.
Che nella notte, io le rumino,
ma nel giorno, io di loro mi alimento.

Roberta Dapunt

 

Roberta-Dapunt-_c_-Daniel-Toechterle_cRoberta Dapunt è nata nel 1970 in Val Badia, dove vive tuttora. Presso Einaudi ha pubblicato due raccolte di poesia: La terra più del paradiso (2008) e Le beatitudini della malattia (2013). Presso Folio Verlag ha pubblicato la raccolta Nauz, in ladino con traduzione in tedesco a fronte (2012), ora ripubblicata anche con traduzione in italiano (Il ponte del sale, 2017). La raccolta Sincope ha vinto il premio Viareggio-Rèpaci 2018.

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2 commenti
  1. Forse il Signore non dice nulla alla Nostra, però la fa scrivere, e bene anche! Spero non me ne voglia la Dapunt per una ‘parva’ ironia. Fatto è che la densità del di lei intimo dettato, fluisce senza stridore alcuno e con grande, elastica ampiezza concettuale. L’ondivaga necessità di asseverare le visioni della notte con le realtà ( o pur quelle sogni ad occhi aperti, chissà?) della vita d’ogni giorno, m’è parso tatuaggio indelebile del proprio fare poetico. L’apostrofo al lettore attento, appena appena coccolato, rispecchia l’intento, fragile e del tutto femminile, di ben focalizzare e centrare il bersaglio.

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