Tre poesie inedite di Edith Dzieduszycka

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“Perché sto io con te?” le domandavo.
“Perché stai tu con me?” m’interrogava
con voce afona. “Perché siamo speciali.
Perché siamo uguali eppur diversi.
Perché nuda ti voglio. E basta.

Sì. Nuda. E possedere le tue spalle esili,
le tue gambe lunghe, il tuo pube biondo,
ma più di ogni cosa il tuo stare assente”.

Negli specchi qua e là riflessi all’infinito,
passavamo la crune d’un passato senza futuro
sul filo osceno d’un presente impresentabile.

Solo risuona ancora degli alti tacchi suoi
il ticchettio ritmato sul pavimento.

Cos’altro? Indistinto, un brusio.
Squillanti e poi appena udibili,
voci nostre, voci aliene, che importa?

Fuori dalla finestra, dal nostro mondo chiuso,
tamburellano gocce. Pioggia inconsapevole.
Mentre noi ci amiamo,.mentre noi ci odiamo.
Mentre non lo sappiamo.

*

Speciale era quel giorno
l’otto di marzo, Festa delle Donne.
Grosse nuvole nere correvano veloci
nel cielo basso.
Pioveva.

Anche loro correvano, senza ombrello.
“Devi renderti conto che non ti amo più.
L’avevi già capito, spero. E non frignare.
Grata dovresti essermi. Non ti ho ammazzata,
solo perché non era,
il mio amore, abbastanza.”

Smise di piovere. Ma luccicavano
delle case e del cielo, riflessi rovesciati
nelle pozzanghere in mezzo ai sampietrini.
Fermi rimasero, incantati e bagnati,
a guardare. Era davvero bello.

“Ma chi frigna?” chiese lei.
“Sono io, da tanto, che non ti amo più.
Te lo volevo dire proprio oggi.
Non te n’eri accorto? Perspicace davvero!”

Il sole era spuntato da dietro il campanile.
Quasi frizzante l’aria vibrava di mille fuochi.
Balenava un arco, sopra i tetti, alto.
A braccetto andarono a mangiare un gelato.

*

Il giardino dormiva.
Goccioline a migliaia brillavano,
diamanti nell’alba opalescente.
Saltava un gatto nero, di tomba in tomba,
cuscini umidi e rosa le sue zampe.
Il padrone era lui.
E lo sapeva.

Si dibatteva, stretto in mano un fiore,
del Sig. Tizio il nonno.
Non voleva marcire come tutte le cose
che strette nella morsa
del tempo muoiono,
con il vago ricordo di una vita breve.
Già grinzoso puzzava.
E lo sapeva.

Ben altro per la testa aveva il becchino.
Un forte mal di schiena e la mente confusa.
Buche da scavare era il suo destino.
Ma da tempo moroso era stato sfrattato.
Niente altro all’orizzonte. Ah sì… Una quisquilia.
Lo tradiva la moglie col suo amico del cuore.
E lo sapeva.

Edith Dzieduszycka

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