Vittorio Sereni e il suo posto di vacanza: Bocca di Magra, a cura di Maria Grazia Ferraris

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Vittorio Sereni, Luino, 27 luglio 1913 – Milano, 10 febbraio 1983

Il luogo immortalato nel poemetto Un luogo di vacanza, di cui Vittorio Sereni parla è reale: Bocca di Magra, un piccolo centro in provincia di La Spezia, che ha la sua origine in un villaggio di pescatori, ed è posto sulla riva dell’omonimo fiume, proprio di fronte a Fiumaretta: è qui che Sereni amava passare le vacanze, fin dal 1951. È un posto noto ad artisti e scrittori, a Vittorini, a Montale, a Soldati, a Fortini …che vi abitarono a lungo (Fiascherino, Tellaro, Montemarcello, Ameglia, Fiumaretta…sono i loro approdi preferiti). Altri vi passarono come meteore. Vissero dividendosi e alternandosi in vecchie case tenendo conto della riva più comoda per la spiaggia o del transito dei giornali. Alcuni rimasero per poco. Tutti ne hanno scritto nei loro diari, nelle corrispondenze. Montale vi dedicò una poesia Il ritorno, pubblicata ne Le occasioni, negli anni Quaranta, che Sereni fece oggetto di riflessione e di scrittura. Inizia così:

Ecco bruma e libeccio sulle dune
sabbiose che lingueggiano
e là celato dall’incerto lembo
o alzato dal va-e-vieni delle spume
il barcaiolo Duilio che traversa
in lotta sui suoi remi….
e il viottolo che segue l’onde dentro
la fiumana terrosa…
ed ecco il sole
che chiude la sua corsa, che s’offusca
ai margini del canto…

Sereni, a distanza di molti anni, vi riconosce quasi topograficamente i luoghi, quasi a commento:
dune/ sabbiose: “ oggi le sabbie risultano ridotte e appiattite, o piuttosto appiattite dietro la rocciosità dei moli intervenuti a disciplinare il flusso e il deflusso delle acque…” e l’incerto lembo offre una percezione concreta, specie nelle giornate di libeccio, quando il mare combatte contro la forza del fiume, avendone provvisoriamente il sopravvento. E poi riconosce pure il viottolo che una volta fiancheggiava il corso del fiume, e il sole che cala presto a Bocca di Magra nascondendosi dietro Montemarcello: uno spazio identificabile e storicizzabile quindi, che entra vivendo e prolungandosi a far parte del paesaggio. Sereni ha meditato seriamente e criticamente sul rapporto poesia – paesaggio nella letteratura, sia conversando e scrivendo su Petrarca e Montale, due autori da lui molto amati, sia sui loro luoghi topici anche da lui frequentati- le sorgenti della Sorga, per le sue traduzioni di Char, e la Liguria del “posto di vacanza”- oltre ad aver scritto ripetutamente in prosa e in poesia sul paese di lago, il luogo indimenticabile della sua infanzia ed adolescenza: Luino, sul lago Maggiore: “ i luoghi che abbiamo conosciuto non appartengono solo al mondo dello spazio, nel quale li situiamo per maggiore facilità. E così non sono che uno spicchio sottile fra le impressioni contigue che costituivano la nostra vita d’allora, il ricordo di una certa immagine non è che il rimpianto di un certo minuto, e le case, le strade, i viali, sono fuggitivi, ahimè , come gli anni “ Ma Sereni sa prendere le distanze anche da ogni effusione romantica. Ed infatti severamente dice:

Pensavo, niente di peggio di una cosa
scritta che abbia lo scrivente per eroe, dico lo scrivente come tale,
e i fatti suoi le cose sue di scrivente come azione.
Non c’è indizio più chiaro di prossima vergogna
uno osservante sé mentre si scrive
e poi scrivente di questo suo osservarsi

La meditazione prosegue nel tempo, fino a culminare e a chiarificarsi diffusamente in Un posto di vacanza, il poemetto di lunga elaborazione ( dal 1965 al 1971) che appartiene oggi a Stella variabile, e che ha per tema appunto Bocca di Magra. La poesia è dedicata a Franco Fortini, che si intratteneva con la moglie ed altri poeti, (Raboni, Cucchi, Bertolani, Bandini…) nello stesso luogo di vacanza…Lunghe discussioni, amicizie conquistate non sempre facilmente. La chiusa del poema sereniano infatti, senza alcuna consolazione vacanziera, ripropone severamente la radice morale banfiana dell’ispirazione del poeta:

…- non una storia mia o di altri
non un amore nemmeno una poesia
ma un progetto
sempre in divenire sempre
di cui esser parte
per una volta senza umiltà né orgoglio
sapendo di non sapere

B-Magra-3aNella poesia sereniana il luogo tanto frequentato e studiato è reso senza alcuna ricerca descrittiva, con parca aggettivazione, e le poche pertinenze riconoscibili si arrestano all’enunciazione di elementi naturali: «fiume e mare», «canneti e foglie», «campagna e bosco», «colline e rupi», la siepe di oleandri che ripara la vista dal mare, le scogliere, le piccole isole, arenili e moli. Sereni sa però cogliere il fascino anche storico del luogo, e scrive: “ Bocca di Magra sapeva molto di America povera e di cinema neorealista, e non poteva essere stato scelto a caso come sede estiva di molti intellettuali in disarmo che avevano maneggiato le armi dell’impegno…da prima del ’45 e per qualche anno dopo… Si era nel 1951 e il posto- sarà stato per le impronte ancora fresche del passaggio della guerra in quelle zone- perpetuava il ’45: con quei balli lungo il fiume, dentro balere recintate di canne, e gente piroettante per lo più a piedi scalzi, “faceva molto” cortili e pergole di Milano al tempo della liberazione e per qualche mese dopo..”

anno: il ’51. Tempo del mondo:la Corea.
… qua sopra c’era la linea, l’estrema destra della Gotica,
si vedono ancora- ancora oggi lo ripeto
ai nuovi arrivi con la monotonia di una guida-
le postazioni dei tedeschi….

Ma i luoghi sembrano permeati anche della problematicità continua dell’Autore, senza riposo, della sua incertezza, e la scena si carica allegoricamente: una situazione ricordatagli dalle parole dell’amico Fortini:

“spifferi in carta dall’altra riva:
Sereni esile mito
filo di fedeltà non sempre giovinezza è verità
………..A mani vuote
senza messaggio di risposta tornava dall’altra parte il traghettatore.”

– Il traghettatore- Come ricorda il montaliano barcaiolo Duilio quel traghettatore! davvero, prima che un ponte lo sostituisse, traghettava dalla Liguria alla Toscana e viceversa, e che per Sereni diventa un introvabile/ traghettatore ( quanto è potente l’enjambement!) e il richiamo non supererà le sponde di questo acheronte.

Il paesaggio-reale ed onirico- ritorna quotidiano e nondimeno inquietante, tipicamente sereniano: tra canneti e sterpaglie, si fanno discorsi…tra recinti di canne, ( le canne in sogno ostinate/ a fare musica d’organo col fiume …)
di là dagli oleandri,
mio riparo dalla vista del mare….

presso il fiume opulento a fine corsa, “un fiume negro …/un bel fiume negro d’America”, opulento a fine corsa/pachidermico,
“sulla nera deriva sul tramestio delle acque./Sul risucchio sul nero scorrimento

Stagione che muore. Vita che passa. Vacanze finite. Ritorna la meditazione inquieta, l’interrogativo pressante, senza risposta, il tema del tempo, dell’identità e del divenire…la necessità interiore dell’interrogazione

Passano- tornava a dirsi- tutti assieme gli anni
e in un punto s’incendiano, che sono io
custode non di anni ma di attimi…

Sarei io dunque il superstite voyeur, uno scalpore
represso tra le rive, una metastasi fluviale?

Davvero Bocca di Magra è stato un luogo magico per Sereni ed i suoi amici. Mi imbatto con piacevole sorpresa in una poesia di Roberto Taioli, che gli fu amico in quegli anni lontani -“Su una vecchia lettera di Vittorio Sereni a me” – La lettera ritrovata risale ai tardi anni settanta. Taioli era amico di Sereni e l’aveva frequentato a Bocca di Magra. Sereni gli pubblicò una poesia sul luogo entro l’antologia “Portus lunae” che raccoglieva testi di poeti ispirati dalla località. È una testimonianza preziosa che a tanta distanza riprende il senso ed il fascino di quelle frequentazioni amicali e di quelle inquiete ed autentiche personalità:

In nuvole di polvere/ passarono quegli anni
senza età/ d’un fiato corsi.
Quel discorso allora/ di pigrizia quotidiana
di stanchezza a scrivere/ per chi appartiene
alla- dicevi – tribù/ poetante mi scavava
nel solco d’inchiostro/ oggi un poco mi graffia.

A me allora/ tu esitante forse eri
maestro nascosto/ fuggito in quel bianco
posto di vacanza.
E adesso che rileggo/ il tuo rapporto,
da laggiù non so se sai/ barlume di me
che ritrovo il tuo/ esile graffio di penna
il tuo dubbioso porto.

Maria Grazia Ferraris

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