“IL CAVALLO DI FERRO La vita e gli aerei di Raffaele Conflenti” di Vincenza Salvatore – Giuseppe Ciampaglia, IBN Editore, letto da Domenico Alvino

largeIn questa biografia del nonno Raffaele Conflenti, ingegnere aeronautico di così rara genialità da spingere innanzi sulla via della modernità la storia del volo umano, per secoli restata al punto in cui la aveva incastonata il genio miracoloso di Leonardo, la Salvatore, docente ora in quiescenza, non ha avuto in mente altro che l’intento di narrare la storia di un uomo della cui importanza storica lei era profondamente persuasa. La Salvatore ha avuto la fortuna di spendere la sua docenza in una disciplina che non ha contermini fra le altre, le sorvola e mira ad altezze oltre le quali non ci si può innalzare, ma solo se ne può discendere. La disciplina onde nascono discipline, come il mondo onde nascono i mondi: la religione. Capirete che si sta parlando di creazione e creazioni. La Salvatore ha tuttavia impiegato le sue capacità creative nella riproduzione di questo mondo nostro, vale a dire nella fotografia. Si apposta a sorprendere il variare delle forme o lo svolgersi di storie, e le cattura e raffigura in immagini del cui valore danno testimonianza le mostre che organizza. Ma qui ha preferito far memoria di personalità e di meriti di persone la cui comparsa dà alla storia la sua propria dimensione. La sua cura maggiore, infatti, è dedicata alla rappresentazione dei caratteri piuttosto che alla narrazione, che sembra procedere non uniformemente, ma per salti in avanti o all’indietro, come richiede la rappresentazione di riquadri e rapporti, o anche di sensi da enucleare dagli uni e dagli altri. Per esempio, non si limita a disegnare ordinariamente la linea storica per la quale si mosse la ricerca del Conflenti, ma indaga il di lui carattere, la storia familiare, la rete dei rapporti, la personalità di coloro con i quali ebbe a che fare in famiglia e fuori, persuasa che anche attraverso simili trafile maturarono le idee e avanzarono i suoi successi. Cita perfino una curiosa tradizione familiare, quella delle primogenite che dovevano chiamarsi tutte Giulia, lungo le generazioni, sicché Giulia si chiamava sua sorella, Giulia sua moglie e Giulia – o Giulietta – si chiamava la sua figlia primogenita, che era la prediletta: certo a somiglianza del processo culturale e scientifico-tecnologico, in cui se ci sono avanzamenti, sono sempre avanzamenti di un medesimo alcunché. Anche nelle sue infedeltà coniugali, il Conflenti rispecchiava il comportamento del ricercatore, che si spinge a capofitto in ogni nuova avventura sperimentale. Scrive di suo nonno la Salvatore:

“La sua vita era dedita all’instabilità concettuale, perché percorrere i cieli significava innanzitutto innalzarsi verso qualcosa che non era adattabile alla terra e poi perché la sua instabilità affettiva gli era congeniale e lo trascinava su strade incerte e polverose, oscurate da ragioni sentimentali sconvolgenti. Non era incline a vivere una vita fondata sulla consuetudine e sulla formalità delle relazioni. Viveva soprattutto per la passione di vivere. La passione disturbava la sua ricerca, ma anche la alimentava in un’irrefrenabile corsa che a volte metteva in pericolo la sua dignità. ”Il rischio era il fattore avvincente del suo operare, e dava senso alle sue scelte, come se potesse camminare con sicurezza soltanto su una tela di ragno, incurante della fragilità del percorso, ma sicuro nel suo procedere.” Pag. 41.

Anche lungo tutte le due o tre generazioni precedenti di questa famiglia, che era di rango nobiliare, la genialità aveva avuto guizzi espletatisi innanzitutto in una nobiltà punteggiata da comportamenti eterodossi al limite della ribellione, e tuttavia sotto il segno dell’eleganza e del fascino, o al seguito di impulsi istintivi, che sebbene prevalessero sulle regole di casta, producevano nondimeno soggezione e attrazione. In un libro che doveva narrare la storia delle invenzioni di Raffaele Conflenti, la Salvatore si sofferma a lungo sulla vita di Giulia, sorella di Raffaele, perché ne risulti la delicata e affascinante costituzione del suo animo, quasi a dire che era quella la nobiltà più autentica avutasi nella famiglia a lastricare il cammino per il quale avanzava la genialità inventiva poi manifestatasi in Raffaele. Sembra che dalla Giulia sorella si passi alla Giulia sposa di Raffaele (questo intreccio non è chiaro). Due donne, per di più, non molto diverse tra loro. Accanto alla sposa compare un altro personaggio, una governante, quella che mette in crisi il matrimonio tra i due. Per quanto, come donna, essa sia “l’elemento difficile e variabile, combinazione vivente e indecifrabile”, era il suo carattere a mostrarsi sempre incline a giocare partite difficili, specie in questo momento in cui il suo matrimonio si trovava in una condizione di crisi. Egli sentiva sua moglie come avulsa da lui, ma lo stesso suo carattere era incline a svolazzi d’ogni tipo, sempre a motivo della sua genialità irrequieta. E sebbene la governante non fosse di una bellezza granché attraente, ne nacque una relazione tutta passionale, colma di giochi erotici che si stenta a credere che nascessero tutti da lei e non anch’essi dalla fertile genialità di Raffaele. Sebbene impiegassero tutta l’accortezza perché Giulia non se ne avvedesse, Giulia alla fine se ne avvide e fu costretta a lasciare il marito. Sicché anche nelle vicende tragiche o scabrose come questa, nello sconcerto straordinario che ne sorgeva, mi pare che affiori l’estro fantasioso di Raffaele. Ad esempio, in questa relazione con la soave governante, egli la incinge e, candidamente, prega sua moglie Giulia di accettarla come la di lui amante e restare a vivere tutti assieme. Io non ho le competenze necessarie per una valutazione credibile dell’altra parte del libro, quella di Giuseppe Ciampaglia, ricercatore e docente in campo aerospaziale, storico dell’aviazione e autore, in questa materia, di molti saggi e libri, tradotti anche all’estero. Mi pare che la sua relazione sugli aeromobili inventati dal Conflenti sia accurata e precisa, documentata molto più che sufficientemente, anche attraverso fotografie che accompagnano puntualmente le minuziose descrizioni tecniche. Ma il sottoscritto, da profano, non è assolutamente in grado di spingersi al di là di queste sommarie osservazioni. Solo, ecco, può aggiungere le sue vive congratulazioni ad ambedue gli autori.

Domenico Alvino

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