Una poesia di Steven Grieco Rathgeb, commento di Giorgio Linguaglossa

È erraneo e ultroneo mettere il Signor Estraneo alla porta.

steven-grieco-28-nov-2016

Steven Grieco Rathgeb

Forse la parola «mistero» è quella più adatta ad indicare quel qualcosa che non riusciamo a nominare, ma forse è per il fatto che «quella» Cosa che non riusciamo a nominare è qualcosa che non possiamo indicare con «una» parola ma deve essere «evocata» dalle parole. Forse quella Cosa è qualcosa che sta «prima» del linguaggio, e comunque «fuori» del linguaggio. È di questo ciò di cui si deve occupare la poesia. Tutte le chiacchiere descrittive e paesaggistiche (anche ben scritte!) della poesia italiana degli ultimi cinquanta anni devono essere poste nel dimenticatoio, liberiamoci finalmente di tutta la poesia che non ha mai tentato (perché non ne era capace) di nominare l’innominabile. Eppure, questo è il compito della poesia, altrimenti è «chiacchiera».

Leggiamo una poesia di Steven Grieco Rathgeb. Poche parole:

Una brezza
la porta si è spalancata. Fitto fogliame,
nessuno,
la soglia non varcata.
In questo addio, sono tornato a casa.

(Steven Grieco -Rathgeb da Entrò in una perla, Mimesis Hebenon, 2016)

Non mi cimenterò in una analisi dettagliata delle parole, l’ho già fatto in altra sede e non mi ripeterò. Ecco, qui siamo messi davanti ad un «mistero», come lo chiama Mariella, o ad una «Cosa», come la chiamo io (il che è lo stesso). La poesia disegna la «cornice» del «vuoto», non può fare altro che disegnare questa «cornice» per mettere a fuoco un «evento»: una «porta» che «si è spalancata». E qui la poesia è già finita. Il fatto è che noi nella nostra vita quotidiana abbiamo visto miliardi di volte una porta «spalancata», e allora che cos’è che ci sembra abbia del miracoloso, del mirabolante in questa apparizione? Perché, che cosa fa di «quella» porta un evento singolare e irripetibile? È irripetibile perché nel verso seguente è detto «nessuno», non c’è anima viva là intorno. E allora ci chiediamo: che cosa fa di questa risposta della poesia una risposta significativa? Che cosa significa «per noi» che quella «porta» «si è spalancata» (da notare il riflessivo, quasi che l’azione dello spalancarsi sia stata compiuta da una terza persona o da «nessuno», che so, da un colpo di vento…), poi viene detta una semplice frase lasciata cadere lì per caso:

la «soglia» non varcata

Dunque, finalmente siamo arrivati alla parola chiave: «la soglia»; si badi al determinativo «la», quindi si tratta di una «soglia» davvero particolare, unica, che non si ripeterà, che non può più ripetersi perché è lì che si consuma un destino. Si badi, tutto intorno c’è silenzio, non c’è un rumore, non c’è una allitterazione, non c’è alcun concerto di significanti o di assonanze: tutto è muto, ciò che avviene avviene nell’ammutinamento della voce; non ci sono parole, «nessuno» parla e nessuno ascolta. Il silenzio irrigidisce la composizione che si esaurisce in pochissime parole. L’evento sta per consumarsi, anzi, si è già consumato. Il protagonista che parla, colui che sta a lato o dietro la «cornice» della composizione, ha preso la decisione, ha vissuto l’evento e l’evento gli ha parlato. L’Estraneo, colui che è invisibile, ha parlato, ha parlato, ovviamente, nella sua lingua non fatta di parole.

Non v’è chi non veda come questa poesia sia estranea al descrittivismo impressionistico della poesia italiana di questi ultimi decenni, quella alla moda, intendo; qui non ci sono battute di spirito o giochi verbali, qui si va all’essenza delle cose, si va verso l’essenza.

*

È stato possibile parlare di «nuova ontologia estetica»,
solo una volta che la strada della vecchia ontologia estetica si è compiuta,
solo una volta estrodotto il soggetto linguistico
che ha il tratto puntiforme di un Ego in cui convergono,
cartesianamente, Essere e Pensiero,
quello che Descartes inaugura e che chiama «cogito».Solo una volta che le vecchie parole sono rientrate nella patria della vecchia metafisica, allora le nuove possono sorgere, hanno la via libera da ostruzioni e impedimenti perché con loro e grazie a loro sorge una nuova metafisica.

Sull’Estraneo

Il discorso poetico è quel capitolo della mia storia che è marcato da una barratura, da un bianco, abitato da un certo tipo di menzogna che si chiama «verità» della poesia nelle sue svariate versioni: poesia onesta, poesia orfica, poesia sperimentale, poesia degli oggetti, poesia della contraddizione, poesia del minimalismo, poesia del quotidiano etc.; è il capitolo censurato di quella Interrogazione che non deve apparire per nessuna ragione. Il discorso poetico abita quel paragrafo dell’ inconscio dove siede il deus absconditus, dove fa ingresso l’Estraneo, l’Innominabile. Giacché, se è inconscio, e quindi segreto, quella è la sua abitazione prediletta. Noi lo sappiamo, l’Estraneo non ama soggiornare nei luoghi illuminati, preferisce l’ombra, in particolare l’ombra delle parole e delle cose, gli angoli bui, i recessi umidi e poco rischiarati.

È erraneo e ultroneo mettere il Signor Estraneo alla porta. Un atto di suprema ingenuità oltre che di scortesia, perché egli è qui, dappertutto, e chi non se ne avvede è perché non ha occhi per avvedersene. Tutto quello che possiamo fare è intrattenerci con Lui facendo finta di nulla, cincischiando e motteggiando, ma sapendo tuttavia che con Lui è in corso una micidiale partita a scacchi.

Odisseo inaugura il viaggio. A Noi, dopo 3000 anni ci resta il viaggio turistico.

Giorgio Linguaglossa

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7 commenti
  1. Ringrazio Giorgio di questo post. Lui coglie sempre nel segno. E’ un “meta-critico letterario” di valore, ha da tempo buttato via il ciarpame tradizionale di questo mestiere, e con nuovi strumenti da lui foggiati spesso al momento ma sempre ben meditati e frutto di studio, si inoltra per le strade pericolose ma piene di promesse di un nuovo modo di concepire la poesia.
    In effetti, il mio incontro con il lettore – e quindi con me stesso in quanto poeta che desidera comunicare con il lettore – è risultato complicato negli anni, e questo è dovuto al fatto che ho scritto poesie in tre lingue, e ho letto nell’originale poesia di paesi molto lontani da qui. E’ stato un grande arricchimento, ma ha talvolta creato sottili sfasamenti nel mio modo di guardare le cose e descriverle. Soggetto-Oggetto era una categoria della nostra Weltanschauung che già 30 anni i miei dubbi linguistico-esistenziali avevano neutralizzato, almeno per me. La seguente poesia senza titolo, del novembre 1990, lo dice chiaramente:

    A te che leggi nel silenzio,
    sembrerà strano che io mi fermi a guardare
    quella pozzanghera sul selciato notturno:
    ma è proprio questo che adesso
    segui attento: il trasalire del pensiero
    sull’acqua che s’increspa,
    le immagini spezzate da un soffio d’aria;
    e ti abbandoni pienamente a questa espansione,
    gioisci del loro fresco odore di terra, di foglie
    e nuvole:
    cerchi dunque di aguzzare lo sguardo
    verso il punto dove scorgi la figura lontana:
    quel punto dentro il quale, volta dopo volta
    io scompaio, incamminandomi verso te.

  2. La descrizione dell’Estraneo mi pare fondamentale e resa con efficacia; da poeta (uomo) del dubbio, più che di impraticabili v/Verità, trovo assolutamente centrale questo aspetto.

  3. Mi sembra che Giorgio Linguaglossa chinandosi su pochissimi versi di Steven Grieco, intensi di evocazione poetica, a cui avevo già dedicato un breve commento, abbia chiuso il cerchio della comunicazionetra due poeti di altissimo livello, per riaprirlo verso il “silenzioso lettore”…mi colpisce e commuove questa sintesi dove traspaiono tutte le tracce della Nuova Bellezza a cui ci ha indirizzatoo l’Estraneo. Estraneo a noi sconosciuto, ma che ci conosce molto bene e ci indica co un colpo d’ala quale strada o sentiero percorrere per raggiungere il messaggio-sempre silenzioso- del poeta: ma non siamo ancora partiti che il poeta e il critico sono scomparsi e… ci arriva il loro messaggio , o meglio, ci arrivano loro due, i loro passi, l loro respiro. Grazie STIVEN GRECO, GRAZIE GIORGIO! Oggi ho avuto l’impressione di aver fatto un altro picclo passo avanti, o forse un piccolo volo con le mie ali appena nate (soltanto le ali!) insieme a voi.

    Mariella Colonna

  4. Critica letteraria (nota di Giorgio Linguaglossa) e versi (di Steven Grieco-Rathgeb)
    qui sono al loro acme, dal greco akmé. Il quale, com’è noto, presenta plurimi
    significati: ‘vertice’, ‘punto culminante’, ‘massimo vigore’, ‘il più alto grado di qualcosa’;
    ma, nel caso dell’acmeismo, akmé può essere anche ‘il fiore’, ‘la stagione del rigoglio’.
    In questa pagina de La Presenza di Erato, del nostro Luciano Nota, l’akmé delle
    parole del critico Linguaglossa e del poeta Grieco-Rathgeb racchiude tutti i significati plurimi che prima ho elencato, anche se il mio personale plauso va a
    questo verso citato nel suo commento dallo stesso Steven:
    “(…) le immagini spezzate da un soffio d’aria.”

    Gino Rago

  5. Per conto di Maria Grazia Ferraris

    Leggendo la poesia di S. Grieco e il commento di G. Linguaglossa ( “Forse quella Cosa è qualcosa che sta «prima» del linguaggio, e comunque «fuori» del linguaggio. È di questo ciò di cui si deve occupare la poesia. …di nominare l’innominabile… Eppure, questo è il compito della poesia, altrimenti è «chiacchiera») mi si è imposto nella riflessione un ricordo, un’immagine, un quadro, quello di Elena Schiavi: oggetti immobili che evocano un possibile movimento appena intuibile, posti in un assoluto silenzio, ai margini, in uno spazio piccolo, ridotto, e al centro uno spazio vuoto, un fondale scuro , alla soglia del quadro, una luce segreta: una maniera di vedere e di pensare, più che di dipingere. L’Estraneo “ ha preso la decisione, ha vissuto l’evento e l’evento gli ha parlato. L’Estraneo, colui che è invisibile, ha parlato, ha parlato, ovviamente, nella sua lingua non fatta di parole” . Ė straordinario che la pittrice in questo quadro che porta il titolo de “L’annunciazione”(!) abbia così voluto rappresentare- chiunque sia- il suo deus absconditus, (l’Estraneo, l’innominabile di Greco e di Linguaglossa?). Una lettura metafisica che non abbandona l’evento, e neppure la storia e neppure l’inconscio. Chissà se l’autore si ritrova in questa mia immagine scelta per commento!

    Maria Grazia Ferraris

    P.S. Purtroppo l’immagine del quadro non è possibile caricarla. La si può trovare a questo link: https://www.google.it/url?sa=t&rct=j&q=&esrc=s&source=web&cd=3&cad=rja&uact=8&ved=0ahUKEwjljoPftevWAhUBmBoKHTfBDpsQFggwMAI&url=http%3A%2F%2Fwww.bibliotecadiviasenato.it%2Fpdf%2Feditoria%2F2014_novembre.pdf&usg=AOvVaw3PiJo3WGjf3IeKA3AIINPH. L’articolo in questione è: Elena Schiavi e il sale della terra, di Luca Piva, pubblicato l’11 novembre 2014

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