L’itinerario casuale delle vite imprevedibili: Milan Kundera e i pentagrammi incerti per una sinfonia interrotta, di Michele Rossitti

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Ne “L’insostenibile leggerezza dell’essereMilan Kundera organizza il testo con scaltro tecnicismo e intreccia segmenti narrativi apparentemente tradizionali come le complicate vicende passionali di Tomàs, Tereza, Sabina, Franz con segmenti riflessivi, tipo la casualità degli eventi. Il rapporto fra arte e vita, fra romanzo e realtà con aspetti cronachistici, cioè l’invasione sovietica della Cecoslovacchia nel 1968 e filosofici interpretano la riflessione sulla tesi dell’eterno ritorno di Nietzsche: ogni evento umano sarebbe significativo soltanto se tornasse a ripetersi infinito. Per Kundera, avvalorare l’ipotesi dell’eterno ritorno vuol dire sostenere che qualsiasi evento che accade una sola volta non avrebbe alcun senso e nessun valore.  Lo sperimentalismo dell’autore consiste nell’intersecare il romanzo con variazioni su un tema medesimo alla stessa maniera di una partitura musicale che appare artificiale e non riuscita. L’uomo, negli intenti di chi ha scritto, spronato da un senso di bellezza, trasformerebbe un avvenimento casuale tipo la musica di Beethoven o un decesso alla stazione in un motivo che va successivamente a iscriversi nella composizione della sua esistenza per poi ritornarvi e così lo ripete e adatta con sviluppi e trasposizioni, come fa un compositore con le variazioni sui temi della sonata. Variazioni su un medesimo tema e il susseguirsi alternato di narratori e piani del racconto richiamerebbero il principio del romanzo polifonico. Solo Faulkner di “Le palme selvagge” riesce a incrociare così bene i piani temporali con un disagio calcolato e voluto dove il lettore entra nella storia di un vecchio evaso che dopo aver aiutato una donna a partorire rientra volontariamente nel penitenziario e “a incastro” la vicenda di una coppia dove invece un uomo aiuta la compagna ad abortire un feto. L’idea di romanzo-saggio per L’insostenibile leggerezza è caratterizzata invece dall’alternarsi di invenzione fantastica e mediazione filosofica, entrambe strumentali per sondare i trascorsi dell’uomo contemporaneo. Viene affidata alla voce narrante e ai suoi interventi filosofici un contesto di considerazioni problematiche sia sul senso dell’effimera esistenza sia sui più duri fatti storici accaduti. Il titolo del libro che ne ha sancito la sua sopravvalutata fortuna nasce proprio dall’immagine ironica di una leggerezza di fondo comune tanto alla prima quanto ai secondi: un mondo dove tutto è concesso cinicamente e ogni accadimento, quindi anche il male, tende comunque a trasfigurarsi in una memoria nostalgica, ma sarà sempre una “leggerezza insostenibile” che logora e disperde singoli e nazioni.  Il dibattito dell’opera è incentrato sulla possibilità o meno di dare un senso alla storia umana e i protagonisti vengono ridotti a burattini costruiti apposta come fossero espedienti per sgominare la tagliola che “l’esterno” ci imbosca tra le erbacce del vivere, un po’ come la paura dei Puffi verso Gargamella. Dentro questa love story ambientata durante la Primavera di Praga appare e scompare impareggiabile il cane Karenin, presenza più vitale e coinvolgente degli sposi sebbene sia relegato a zerbino. Per alleviare sofferenze a Tereza, Tomàs le regala un cucciolo e benché pregiudizio voglia che le cagnette si affezionino di più ai padroni maschi qui capita il contrario. L’animale s’innamora di Tereza e Tomàs mentre gli accarezza la testa gliene è riconoscente: “Fai bene, Karenin. Era proprio quello che volevo da te. Visto che io solo non basto, devi aiutarmi tu”. Mentre i protagonisti vivono lacerati i loro rapporti, immersi a riflettere sull’esistenza, l’attimo dove Karenin appare, l’aria si fa leggera perché le inquietudini coniugali sì coinvolgono e toccano ma intossicano i bronchi. Il cane di famiglia necessita di pochissimo, non gli serve interrogarsi su modus vivendi e decisioni, sa già come vivere. Tomàs cerca disperato per tutta la vita di accontentare Tereza senza riuscire ad evitare il tradimento e Tereza continuerà a soffrire per capire che l’intramontabile vero amore è il legame senza interessi con Karenin. Se lo guarda negli occhi vi legge pienezza per lei disarmante, sazietà la sorprende destinataria di una fiducia che le pare di non meritarsi mentre invece la colma d’amore.  La premessa celata ma palese degli “animali migliori di certi uomini” e l’avversione per i quattro zampe al tradimento incatena meravigliosa ciascuno ai compagni di lotta quotidiana, pelosi, pennuti o branchiati che siano, sebbene il cane, per sottoscrizione testimoniale, ne conservi l’assoluto primato.  In piattaforme di auto-conferenze dove la “guerra e pace” si descrive con i post e il simposio tra le persone corre attraverso le chat o si è amici tra utenti virtuali e, per vergogna, ci si impicca lapidati dai “Mi piace”, l’animale è punto di riferimento genuino per virtù impossibili da trovare in un rapporto superficiale di cittadino “X”. Romantico e piacevole è soddisfare le esigenze intime nell’appagamento di un animale domestico quando, al contrario, si sono perse nelle relazioni coi propri simili. La voglia di riversare l’emotività sugli animali per sopperire a deficit particolari spinge a umanizzare troppo questi amici insostituibili. Rovesciare sulle bestioline esigenze estranee alla loro natura ma consimili ai proprietari, cioè il trattarli come prole o fargli ricoprire ruoli di cari assenti mira a sostituire con un amico la ricerca di quel lato sensibile ormai sciupato dai contesti odierni. Il gesto amabile da compiere verso chi dona tutto se stesso in quanto dipende totalmente da chi è obbligato a prendersene cura è rispettare la specifica indole per sopperire alle richieste reali che la sua tipicità comporta, senza farne un ammortizzatore di frustrazioni. Godere dell’affetto tascabile di Cani, Gatti & C. fa apprendere i riferimenti di quei principi poco praticati, fedeltà e amore senza condizionamenti assieme alla completa dedizione. Dunque ascoltare e imparare dai bau di Karenin vorrà dire speranza di risvegliarsi migliori rispetto alla telenovela degli uno, nessuno, centomila Kundera.

Michele Rossitti

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