Otto poesie di George Gordon of Byron (per un reading al Giardino degli Eroi a Missolungi, 28.04.2017), traduzione e nota di Furio Durando

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Cammina, lei, nella bellezza

Cammina, lei, nella bellezza, come
la notte a latitudini serene
e sotto cieli trapuntati a stelle;
e tutto il meglio di splendore e buio
s’accorda nel suo aspetto e nei suoi occhi,
fatti sì dolci a quella luce tenera
che il cielo nega al giorno scintillante.

Un’ombra sola in più, di meno un raggio
solo spariglierebbero la grazia
che indicibile disegna onde nere
sopra ogni treccia, o tenuemente illumina
il suo viso, dove i pensieri esprimono
sereni, dolcemente, quanto pura,
quanto amata sia la lor dimora.

E sopra quella gota e quella fronte,
tanto morbide, e calme, ed eloquenti,
il riso suo che avvince, i suoi color
che brillano raccontano di giorni
consunti nel far bene, di una mente
ch’è in pace universale, e del suo cuore,
e del suo amore ch’è tutto innocente!

She Walks In Beauty

She walks in beauty, like the night
Of cloudless climes and starry skies;
And all that’s best of dark and bright
Meet in her aspect and her eyes:
Thus mellow’d to that tender light
Which heaven to gaudyday denies.

One shade the more, one ray the less,
Had half impair’d the nameless grace
Which waves in every raven tress,
Or softly lightens o’er her face;
Where thoughts serenely sweet express
How pure, how dear their dwelling-place.

And on that cheek, and o’er that brow,
So soft, so calm, yet eloquent,
The smiles that win, the tints that glow,
But tell of days in goodness spent,
A mind at peace with all below,
A heart whose love is innocent!

 

È questa l’ora

È questa l’ora, quando su tra i rami
suona la nota acuta d’usignoli;
è l’ora – quando i voti degli amanti
in ogni sussurrar sembrano dolci;
e brezze miti ed acque, lì vicino,
fan musica per solitari orecchi.
Ed ogni fior è dolcemente rorido,
e su nel ciel s’incontrano le stelle,
e sopra l’onda il blu si fa profondo,
e sulla foglia imbruna più il colore,
e là nei Ciel quella tenebra chiara,
così, così morbidamente oscura,
e oscuramente pura, che tien dietro
al declinar del dì, mentre dilegua
la luce del crepuscolo alla luna.

It is the hour

It is the hour when from the boughs
The nightingale’s high note is heard;
It is the hour – when lover’s vows
Seem sweet in every whisper’d word;
And gentle winds and waters near,
Make music to the lonely ear.
Each flower the dews have lightly wet,
And in the sky the stars are met,
And on the wave is deeper blue,
And on the leaf a browner hue,
And in the Heaven that clear obscure
So softly dark, and darkly pure,
That follows the decline of day
As twilight melts beneath the moon away.

 

Quando ci dividemmo

Quando ci dividemmo
in lacrime e silenzio,
il cuore infranto in due
per separare gli anni,
pallida la guancia ti si fece, e fredda,
e ancor più freddo il bacio;
davvero quell’ora predisse
a quest’altra il dolore.
Rugiada mattutina infuse
la mia fronte, gelida,
fu come ammonimento
a quel che sento ora.
Le tue promesse sono tutte infrante,
di frivola risuona la tua fama;
odo il tuo nome correr sulle bocche
e con te ne divido la vergogna.
Davanti a me ti nominano,
un tocco a morto ascolto,
e mi sovrasta un brivido…
Perché m’eri si cara?
Essi non sanno che ti ho conosciuto,
e che ti ho conosciuto troppo bene:
a lungo, a lungo ti rimpiangerò,
così profondamente da non dirsi.
Segretamente c’incontrammo,
in silenzio io mi dolgo
che il cuore tuo possa dimenticarmi,
tradirmi la tua anima.
Ti rincontrassi mai
dopo lunghi anni,
come dovrei io salutarti?
In lacrime e silenzio.

When We Two Parted

When we two parted
In silence and tears,
Half broken-hearted
To sever the years,
Pale grew thy cheek and cold,
Colder, thy kiss;
Truly that hour foretold
Sorrow to this.
The dew of the morning
Sunk, chill on my brow,
It felt like the warning
Of what I feel now.
Thy vows are all broken,
And light is thy fame;
I hear thy name spoken,
And share in its shame.
They name thee before me,
A knell to mine ear;
A shudder comes o’er me…
Why were thou so dear?
They know not I knew thee,
Who knew thee too well..
Long, long shall I rue thee,
Too deeply to tell.
In secret we met
In silence I grieve
That thy heart could forget,
Thy spirit deceive.
If I should meet thee
After long years,
How should I greet thee?
With silence and tears.

 

Così, non ce ne andremo più vagando

Così, non ce ne andremo più vagando
dentro alla notte fonda, così tardi,
anche se il cuore è ancora innamorato,
e ancora splende limpida la luna.

Poiché la spada logora il suo fodero,
e l’anima così logora il petto,
e il cuor deve fermarsi a prender fiato,
e anche l’amore stesso riposare.

E benché notte fatta fu all’amore,
e il giorno sempre torni troppo in fretta,
noi però non andremo più vagando
mentre la luna splende, luminosa.

So We’ll Go No More A Roving

So, we’ll go no more a roving
So late into the night,
Though the heart be still as loving,
And the moon be still as bright.

For the sword outwears its sheath,
And the soul wears out the breast,
And the heart must pause to breathe,
And love itself have rest.

Though the night was made for loving,
And the days return too soon,
Yet we’ll go no more a roving
By the light of the moon.

 

Epitaffio (per una storia d’amore)

Non torturarmi più, memoria mia,
tutto il presente è divenuto oscuro;
finite sono ormai le mie speranze
d’una beatitudine futura,
vela il passato per misericordia!
Perché riporti agli occhi quelle immagini
cui devo rinunciare d’ora innanzi?
Ah! Perché mai rinnovan, l’ore liete
che non potran mai più essere mie?
Gioia che fu raddoppia, oggi, il dolore
aggiunge del rammarico alla pena,
rammarico e speranza, entrambe vane,
non chiedo che poter dimenticare.

Epitaph (For A Love Affair)

Oh Memory, torture me no more,
The present’s all o’ercast;
My hopes of future bliss are o’er,
In mercy veil the past!
Why bring those images to view
I henceforth must resign ?
Ah ! why those happy hours renew,
That never can be mine?
Past pleasure doubles present pain,
To sorrow adds regret,
Regret and hope are both in vain,
I ask but to — forget.

 

Ricordati!

Ricordati! Ricorda! Finché Lete
non spenga il flusso ardente della vita,
rimorso e disonor ti stringeranno
ed, incubo febbril, tormenteranno!

Ricordati! Non dubitare, ahimé!
Pur tuo marito penserà di te:
che tu non sia scordata da noi due,
tu con lui falsa, tu con me demonio!

Remember Thee!

Remember thee! remember thee!
Till Lethe quench life’s burning stream
Remorse and shame shall cling to thee,
And haunt thee like a feverish dream!

Remember thee! Aye, doubt it not.
Thy husband too shall think of thee:
By neither shalt thou be forgot,
Thou false to him, thou fiend to me!

 

Non farmi, no, non farmi ricordare

Non farmi, no, non farmi ricordare
di quell’amato tempo ormai svanito,
quando a te davo tutta la mia anima;
ore che mai potrò dimenticare,
fino a che il Tempo innervi in noi la vita
e tutti e due veniamo meno all’essere.

Posso scordarmi, puoi scordarti tu,
di come ti batteva forte il cuore
quando i capelli d’oro ti sfioravo?
Anima mia, ti vedo tuttavia,
gli occhi sì languidi, tenero il seno
e, benché muto, spira il labbro amore.

Quando così, col capo sul mio petto,
quegli occhi tuoi guardavano sì dolci,
frenando il desiderio eppur fremendone,
vicini e più vicini ancora siamo,
e ancor le ardenti labbra fonderemmo
come a volerci estenuar di baci.

E poi si chiuderebbero, quegli occhi,
pensosi e inviterebbero le palpebre
a ricercar l’azzurro sotto il velo;
mentre parrebbe, il tenebroso lampo
di quelle lunghe ciglia, impossessarsi
della tua gota pallida, sfumare
come piume di corvo sulla neve.

Sognavo fosse tornato, stanotte,
il nostro amore e – dico il vero – il sogno
nel suo fantasticare era più dolce
che se per altri cuori ardessi od occhi
che pari ai tuoi giammai rifulgerebbero
nella selvaggia realtà dell’Estasi.

Non dirmi, allor, non farmi ricordare
delle ore che, per quanto ormai perdute,
possono ancora disegnare un sogno,
finché saremo noi dimenticati,
inerti, come la pietra consunta
che recita non ci saremo più.

Remind Me Not, Remind Me Not

Remind me not, remind me not,
Of those beloved, those vanish’d hours,
When all my soul was given to thee;
Hours that may never be forgot,
Till Time unnerves our vital powers,
And thou and I shall cease to be.

Can I forget – canst thou forget,
When playing with thy golden hair,
How quick thy fluttering heart did move?
Oh! by my soul, I see thee yet,
With eyes so languid, breast so fair,
And lips, though silent, breathing love.

When thus reclining on my breast,
Those eyes threw back a glance so sweet,
As half reproach’d yet rais’d desire,
And still we near and nearer prest,
And still our glowing lips would meet,
As if in kisses to expire.

And then those pensive eyes would close,
And bid their lids each other seek,
Veiling the azure orbs below;
While their long lashes’ darken’d gloss
Seem’d stealing o’er thy brilliant cheek,
Like raven’s plumage smooth’d on snow.

I dreamt last night our love return’d,
And, sooth to say, that very dream
Was sweeter in its phantasy,
Than if for other hearts I burn’d,
For eyes that ne’er like thine could beam
In Rapture’s wild reality.

Then tell me not, remind me not,
Of hours which, though for ever gone,
Can still a pleasing dream restore,
Till Thou and I shall be forgot,
And senseless, as the mouldering stone
Which tells that we shall be no more.

 

Il mio epitaffio

Il mio epitaffio sia il mio solo nome:
di coronarmi il cenere mancasse
con l’onore, non altra fama possa
ricompensarmi per quello che feci;
esso, sol esso ne distingua il sito,
per lui mi si ricordi o mi si scordi.

My Epitaph

My epitaph shall be my name alone;
If that with honour fail to crown my clay,
Oh may no other fame my deeds repay ;
That, only that, shall single out the spot,
By that remember’d, or with that forgot.

George Gordon Byron (Traduzione di Furio Durando)

 

Furio_DurandoIl meraviglioso pretesto per una nuova traduzione delle poesie d’amore e disamore, di lotta filellena e di ideali di George Gordon of Byron mi è stato dato dall’occasione di poter dedicare un reading al poeta inglese per e con i miei studenti del liceo classico di Montepulciano, impegnati per dieci giorni nel nostro annuale Stage di cultura classica in Grecia. Sulla via del ritorno dalla Beozia, la meta di quest’anno, il 28 aprile 2017 ci fermeremo nella ierà pòlis martire della Rivoluzione Ellenica e al tramonto leggeremo e mediteremo su una ventina di suoi testi poetici nel Kìpos ton Iròon, il Giardino degli Eroi, davanti alla statua che lo raffigura e sotto la quale volle fosse sepolto il suo cuore (a Missolungi, ora Mesolòngi, egli era giunto per combattere per la libertà dei Greci, e vi era deceduto per un attacco malarico). Sarà un evento intenso e commovente, per ricordare un grande letterato e un uomo libero non dalle ma nelle passioni, entusiasta e raffinato. Rispetto alle opere maggiori, i suoi short poems sono di più facile e immediato approccio, gemme purissime dello spirito romantico nelle quali si mescolano le musicalità e gli accenti lirici e appassionati della poesia italiana dei secoli passati, da Petrarca ai madrigalisti, e la grande tradizione poetica britannica, da Shakespeare e Milton a Gray, ma il connettivo stilistico trasversale non può che riconoscersi nelle tangenze tematiche e formali coi contemporanei e da Byron amatissimi Keats e Shelley. Per calarsi nel testo originale è bastato sintonizzarsi su questi elementi, badare al ritmo, fiero e languido insieme, di versi articolati con varietà di metro e senso musicale non limitato alla rima. E provare a immaginare e immergersi nell’animo del poeta, nell’istante stesso del suo lampo creativo o del lento e magmatico fuoruscire di pensiero razionale e sentimento. Non ci s’inganni, infatti, pensando che la poesia del Byron sia tutta sentimento e trasporto emozionale: riconoscervi con quanta forza la ragione alimenti, incanali, trovi fondamenta non vane al sentimento, perché non volga a sentimentalismo vieto; e prenda per mano il cuore facendosene prendere a sua volta, perché i sentimenti che non trovano ragioni lasciano esili tracce, virano al nihil; e la ragione che ricomprende e si lascia ammaliare dal sentimento crea esseri umani di divina, taumaturgica e salvifica potenza.

Furio Durando

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3 commenti
  1. Temple of Poseidon on Cape Sounion

    “Tis something, in the dearth of fame,
    Though linked among a fettered race,
    To feel at least a patriot’s shame,
    Even as I sing, suffuse my face;
    For what is left the poet here?
    For Greeks a blush–for Greece a tear….

    Fill high the bowl with Samian wine!
    Our virgins dance beneath the shade–
    I see their glorious black eyes shine;
    But gazing on each glowing maid,
    My own the burning teardrop laves,
    To think such breasts must suckle slaves.

    Place me on Sunium’s marbled steep,
    Where nothing, save the waves and I,
    May hear our mutual murmurs sweep;
    There, swanlike, let me sing and die:
    A land of slaves shall ne’er be mine–
    Dash down yon cup of Samian wine! ”

    (George Gordon, Lord Byron, The Isles of Greece)

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